Tyler Ballgame è l’antieroe del rock “new vintage” | Rolling Stone Italia
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Tyler Ballgame è l’antieroe del rock “new vintage”

Intervista a un debuttante che sembra provenire dagli anni ’70: gli inizi in una piccola scena di Los Angeles, la depressione, l’album ‘For the First Time, Again’, l’importanza di indossare una maschera

Tyler Ballgame è l’antieroe del rock “new vintage”

Tyler Ballgame

Foto: El Hardwick

C’è una parte di Tyler Perry che non può fare a meno di desiderare che sia ancora il 2022. In quel periodo stava iniziando a frequentare la Academy of Light, il collettivo ambient noise guidato a Los Angeles da Ryan Pollie. Cantautori e band che gli gravitavano attorno si davano appuntamento in un piccolo bar di Eagle Rock chiamato The Fable. «Ho inventato il nome Tyler Ballgame per suonare lì», racconta Perry. «A Los Angeles c’erano forse 40 o 50 artisti che facevano parte del collettivo. Si formavano band, si andava gli uni ai concerti degli altri. Ha rappresentato una parte importante nella creazione del mito di Ballgame».

Mitologia e comunità sono due concetti chiave per il musicista 43enne. Il suo For the First Time, Again è uno dei debutti di cui si è più parlato nel 2026. Gli ha fruttato tra le altre cose la possibilità di aprire per gli Alabama Shakes e un messaggio da parte del suo eroe Robin Pecknold dei Fleet Foxes. «Tyler ha un modo di scrivere unico», dice Jonathan Rado, il co-produttore dell’album, esperto in sonorità rétro, che ha lavorato con Father John Misty, Miley Cyrus, Killers. «Certo, questo implica attingere ai classici e alla nostalgia, ma non è intrappolato in quel mondo».

Lo sento al telefono dall’appartamento londinese di proprietà della sua etichetta dove si è temporaneamente sistemato dopo l’esperienza improvvisa e surreale di essere stato stato preso dalla scena di Eagle Rock e messo sotto contratto quale grande promessa dalla Rough Trade. «Sto aspettando che svanisca l’effetto sorpresa per quello che è successo e che arrivi la consapevolezza di essere un artista e che questa adesso è la mia vita. Magari succederà al secondo o al terzo disco. È una botta, con tanto di colpo di frusta, ma è gratificante, è quello che ho sempre voluto. A 13 anni scrivevo nel diario: “Non mollerò finché non ce la farò”. Ballgame è un personaggio. È una maschera. Chiunque può essere il proprio idolo, se indossa la maschera».

Tyler Ballgame - I Believe In Love (Official Video)

Tra i tanti messaggi che ha ricevuto quando a fine gennaio è uscito l’album, il più significativo è per Tyler quello inviato da Greg Cooney, il suo insegnante di musica e teatro quando viveva a Cumberland, Rhode Island. È stato lui a incoraggiare l’adolescente a seguire la passione per il teatro, per le armonie vocali e per gli artisti classic rock come David Bowie, Jim Morrison e Who che ascoltava fino a tardi sul suo letto con l’iPod.

Dopo il liceo, Perry ha formato con gli amici una cover band dei Fleet Foxes chiamata Knox and the Overstreets. Si è poi iscritto al Berklee College of Music, ma è durato poco. Nel frattempo assorbiva la musica di Joanna Newsom e Frankie Cosmos, del messicano Juan Gabriel, dei Krill (Perry ricorda un concerto memorabile dei Krill a Cape Cod, «tizi bianchi, calvi e paonazzi che si mangiavano la sesta ostrica mentre Jonah Furman urla sul palco»).

Sono influenze finite nel progetto folk Ralph Waldo, che Perry riassume così: «Pensavo di essere Nick Drake o chissà che». In quel periodo entra in una lunga fase di depressione. «Mi ero rassegnato al destino di essere uno di talento che però non ce l’avrebbe mai fatta». Ha poi capito che poteva seguire quella che è una sorta di tradizione americana: trasferirsi in California e lì diventare qualcun altro. Ha preso in prestito il soprannome da Ted Williams dei Red Sox, ha lasciato il Rhode Island in direzione Los Angeles e ha iniziato a riscoprire parti di sé che aveva messo da parte fin dall’infanzia, in particolare la sua voce quasi lirica.

«Grazie a Tyler Ballgame mi sto interrogando per la prima volta sull’ego e l’identità. Che cosa sono gli idoli se non delle storie? È una storia quella che Ballgame sta costruendo, non è reale. È una mitologia condivisa che costruiamo tutti assieme, una sorta di bozzolo attorno a una cosa che invece è effettivamente reale, la mia coscienza, la liberazione dalla sofferenza alla quale sono stato attaccato. Ero depresso e all’improvviso mi sono detto che se voglio cambiare la vita, ci devo provare sul serio. L’ho fatto, e sta funzionando».

Perry si è esibito per la prima volta come Tyler Ballgame nel 2022. «La prima volta che ha cantato con la band al Fable, pareva di stare al Cavern», racconta Rado. I due si sono ritrovati per le session che hanno prodotto For the First Time, Again, co-prodotto da Pollie. Ne hanno parlato tutti come di un ritorno al passato, con una vocalità tradizionale spesso paragonata a quella di Roy Orbison. Ma ci sono anche molti momenti sorprendenti e fuori dagli schemi che lasciano intravedere l’ampiezza delle sue influenze, basti pensare ai tempi dispari e all’odissea in più parti di Ooh.

Tyler Ballgame - For The First Time, Again (Official Video)

Perry ha intenzione di attingere a influenze che vanno dal tropicalismo brasiliano all’hard punk nel prossimo disco. E continua a parlare con un filo di nostalgia della possibilità di rivivere l’atmosfera del Fable di qualche anno fa. È grato per il successo che ha sempre desiderato ed è felice di aver avuto a disposizione vari anni per mettere a punto la sua identità artistica accanto a una comunità di artisti affini che cita volentieri, come Gelli Haha, Elissa Mielke o Nymphlord. Ma prova già nostalgia per quel periodo ora che vive praticamente con la valigia pronta e gira il mondo in un ciclo promozionale che durerà anni.

Se ha imparato una cosa, è che per affrontare l’ansia deve semplicemente cogliere l’attimo. «È stata una sfida. Ricordo quel periodo come una specie di età dell’oro che è ormai finita, o almeno ci vorrà molta energia per riportarne in vita qualcosa di simile. Ma allo stesso tempo se sono quello che sono, è per la capacità di mettermi tutto alle spalle e seguire il flusso».

Da Rolling Stone US.