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Tutti dicono I Love You, Jeffrey Lee Pierce

Dave Gahan, Nick Cave, Jim Jarmusch, Lydia Lunch e Cypress Grove raccontano l’eredità artistica del leader dei Gun Club, in occasione del nuovo disco-tributo. «Era l’esorcista dei suoi stessi demoni»

Foto: Peter Noble/Redferns

Nei 15 anni intercorsi fra il 1981 e il 1996, vale a dire fra l’uscita del primo album dei Gun Club e la morte del loro leader, quell’uragano rock’n’roll biondo che era Jeffrey Lee Pierce ha toccato le vite di Nick Cave, Debbie Harry dei Blondie, Dave Gahan dei Depeche Mode, del regista Jim Jarmusch, di Lydia Lunch e di moltissimi altri. La sua musica era potente e allo stesso tempo misteriosa. Con i Gun Club, e da solista (a volte si faceva chiamare Ramblin’ Jeffrey Lee), ha inciso pezzi punk anfetaminici, blues del Delta, folk e Americana, tutti punteggiati dai gemiti e ululati primordiali. I suoi testi sapevano essere taglienti, emozionanti e sognanti, la sua visione artistica era contemporaneamente peculiare ed eclettica.

Chiedete agli artisti da lui ispirati perché amano la musica di Pierce e otterrete risposte sempre diverse. «La prima volta che ho sentito i Gun Club è stato quando vivevo a Los Angeles, sarà stato forse il 1993 o il 1994», racconta Dave Gahan via e-mail. «La loro musica era intensa e mi ricordava il periodo della mia adolescenza a Londra, quando frequentavo la scena punk. Ascoltare il loro album Miami mi ha rievocato quella sensazione. Ho riscoperto la musica e mi sono sentito di nuovo pieno di energia».

«Jeffrey era un caro amico e forse il mio cantante preferito di quel periodo», scrive Cave via e-mail. «La sua voce era piena d’anima, di angoscia, ma anche d’energia gioiosa. È una cosa bellissima. Con il passare del tempo ho smesso di ascoltare molta musica di quel periodo, ma i Gun Club rimarranno splendidi in eterno. Sono i migliori».

«Quando sono comparsi i Gun Club, è stato come se la musica si allontanasse dalle formule tipiche del punk-rock e del cosiddetto post punk per incorporare il blues americano, e la sua chiave di lettura mi colpiva molto», dice Jarmusch al telefono. «Mi piace molto anche Kid Congo Powers (il chitarrista dei Gun Club, nda). Per me erano un’entità musicale intrigante».

«Jeffrey creava musica sfruttando la disfunzionalità della sua stessa vita perché aveva grosse difficoltà ad affrontare l’esistenza, ed è per questo che ci ha lasciati così presto», dice Lydia Lunch al telefono. «Era invischiato in troppe sostanze che usava per far sparire il dolore, e credo che tutto questo lo abbia semplicemente sopraffatto. Ma in mezzo a questo turbine, ha scritto tanti testi e canzoni fantastiche». Prendendo come esempio il brano She’s Like Heroin to Me dei Gun Club, Lunch dice che «a volte le canzoni sono come la codeina… Jeffrey in ogni brano cercava qualcosa che cancellasse il dolore e l’esorcismo che si cela dentro. Era un esorcista dei suoi stessi demoni».

A partire dal 2009, gli artisti citati e molti altri (tra cui Iggy Pop, Primal Scream, Mark Stewart del Pop Group, Alejandro Escovedo, i Coathangers e Mark Lanegan) hanno inciso delle riletture delle opere di Pierce per una serie di compilation tributo che continuano tuttora a uscire a nome Jeffrey Lee Pierce Sessions Project. Piuttosto che imitare l’angoscia e l’euforia di Pierce, però, ogni musicista ha dato la propria impronta alle varie canzoni (alcune delle quali erano demo inediti o semplici bozze di testi che ha lasciato quando è morto d’ictus il 31 marzo 1996, a 37 anni).

«Era un tipo difficile, ma era anche molto gentile e interessante», dice Jarmusch, che ricorda di aver visto i Gun Club negli anni ’80 e di aver frequentato Pierce a Los Angeles e a Tokyo. «Mi piaceva la sua presenza scenica. Amo particolarmente l’album Miami e poi Mother Juno, uscito più avanti. A convincerlo a partecipare al Sessions Project «è stata la volontà di rendere omaggio a Jeffrey, era davvero un personaggio interessante e molto valido musicalmente».

In The Task Has Overwhelmed Us, l’ultimo volume uscito, troviamo Gahan canta Mother of Earth dei Gun Club, Lunch interpreta alcuni versi inediti di Pierce facendo uno spoken word su un blues avant-garde di Jarmusch e Jozef van Wissem in Time Drains Away, mentre la voce di Pierce è accompagnata da Nick Cave e Warren Ellis in un’interpretazione sobria dell’ammaliante Yellow Eyes. L’album contiene anche una rilettura commovente di Go Tell the Mountain da parte di Mark Lanegan, mentre Debbie Harry e Cave, che hanno già duettato nei volumi precedenti, cantano insieme On the Other Side, una canzone che Pierce ha eseguito dal vivo solo poche volte.

Il progetto è nato quando nel 2006 il chitarrista noto come Cypress Grove, mentre riordinava la sua soffitta, ha ritrovato una cassetta intitolata JLP Songs. Il chitarrista inglese aveva conosciuto Pierce a metà degli anni ’80 quando Jeffrey si era trasferito a Londra. «Andavamo nello stesso pub quasi tutte le sere», racconta. All’epoca lui lavorava in un negozio di dischi specializzato in jazz e blues e quando un amico comune gli ha presentato Pierce sono subito entrati in sintonia per via della passione comune per la musica roots e il blues.

Una sera che Cypress Grove si doveva esibire al pub in occasione di un evento del Partito Laburista, Pierce ha chiesto se poteva restare. Era un evento a carattere politico e Pierce era un immigrato americano, il chitarrista gli ha detto che sarebbe potuto rimanere solo se avesse suonato con lui. Jeffrey ha accettato e ha anche inventato su due piedi un nuovo testo per Gloria dei Them. Una volta terminato quel concerto Pierce si è offerto di fare altra musica con Cypress Grove che ha portato alla nascita dell’album Ramblin’ Jeffrey Lee & Cypress Grove with Willie Love del 1992.

«Il progetto è iniziato come un album di murder ballad country, ma alla fine ne è uscito un disco blues», racconta il chitarrista. «Ma mentre eravamo ancora nella fase country di Jeffrey, ho iniziato a registrare le sue cose su nastro, per studiare meglio le mie parti. Da lì arriva la cassetta con la scritta JLP Songs. Erano solo abbozzi di idee».

Ascoltando il nastro, una decina d’anni dopo la morte di Pierce, Cypress Grove ha pensato di chiedere a colleghi, amici e ammiratori di registrare quelle canzoni. «Mi piace pensare che Jeffrey approverebbe. Bisogna prestare molta attenzione quando si maneggia la musica di una persona che non c’è più». Si è ricordato così che Pierce e Lanegan erano amici, così ha iniziato con lui, contattandolo su MySpace. Lanegan ha risposto nel giro di mezz’ora, dicendo che gli sarebbe piaciuto partecipare.

Lanegan, che è mancato nel 2022, ha dedicato a Pierce un capitolo intero della sua autobiografia, Sing Backwards and Weep. «Mi è salito subito un brivido lungo la schiena nel momento in cui quell’uomo ha iniziato a cantare: un lamento strano e cazzuto come non ne avevo mai sentiti prima, con l’intensità del punk ma diverso, davvero unico per me», ha scritto Lanegan, ricordando il suo primo ascolto dell’esordio dei Gun Club, Fire of Love. «Ho pensato che i Creedence Clearwater Revival sarebbero stati così, se avessero suonato del Delta blues in stile punk-rock» (l’interpretazione di Go Tell the Mountain su The Task Has Overwhelmed Us, insieme a Cave ed Ellis, è l’ultima registrazione di Lanegan che Cypress Grove possiede per il progetto).

Il chitarrista si è poi messo in contatto con Gene Temesy, che dirigeva il fan club dei Gun Club e ha lavorato all’autobiografia di Pierce del 1998, Go Tell the Mountain. Temesy, insieme allo scrittore/dj/musicista Phast Phreddie Patterson e alla sorella di Pierce, Jacqui (che gestisce il patrimonio di Pierce insieme alla madre), gli ha fornito altro materiale inedito. Temesy ha anche messo in contatto Cypress Grove con Nick Cave. «A quel punto è diventato tutto molto facile», racconta Cypress Grove. «Avevo la gente che faceva la fila per partecipare».

Il primo volume, We Are Only Riders, è uscito nel 2009 con cover di Cave, Lanegan, Harry, Lunch, Mick Harvey e altri. Il secondo, The Journey Is Long, è arrivato tre anni dopo e il terzo, Axels & Sockets, è stato pubblicato nel 2014. Ogni disco contiene un mix di cover di brani tratti dai cataloghi di Pierce e dei Gun Club e composizioni inedite. Cypress Grove ha lavorato a The Task Has Overwhelmed Us fin dall’uscita del volume precedente e ha chiesto anche aiuto alla cantautrice australiana Suzie Stapleton, che vive in Inghilterra. Gahan è stato coinvolto in questo nuovo capitolo quando Stapleton, che era in contatto con lui perché il cantante dei Depeche Mode aveva acquistato uno dei suoi album da solista, lo ha cercato per parlarne. Aveva già pensato a una rilettura di Mother of Earth per Imposter, l’album di cover che stava incidendo con i Soulsavers, anche se alla fine non l’avevano registrata. «Un anno dopo, Suzie mi ha contattato e mi ha suggerito di farla: era una coincidenza troppo grossa per non registrarla», dice. «Sapevo già come la volevo e che tipo di versione farne… anche Suzie aveva un’idea chiara di ciò che voleva fare, così ha creato una base perfetta».

Invece di scimmiottare la versione dei Gun Club, che contiene delle sfumature country, Gahan e Stapleton l’hanno trasformata in una ballata al pianoforte. «Volevamo allontanarci dall’originale», racconta Gahan. «Avevo in mente una versione western in cui io suonavo la chitarra e la cosa ha funzionato benissimo». Dal canto suo, Stapleton ha scelto di registrare Secret Fires, un brano dei Gun Club, per via del testo di Pierce. «Adoro il verso iniziale, “Toccami attraverso la zanzariera / Voglio ricordarti”», dice Stapleton via Zoom da Londra. «Ti coinvolge subito. In tutte le sue canzoni, Pierce crea dei mondi in modo molto rapido. Penso che questi brani siano davvero evocativi e all’altezza dei più grandi». Secret Fires dei Gun Club è un pezzo country & western spartano, infarcito di chitarra acustica, steel guitar sinuosa e autoharp, scandito dalla voce di Pierce; la versione di Stapleton, che vede la partecipazione del chitarrista Duke Garwood, è più cupa e lenta.

Lunch, che ha partecipato al Project fin dal primo capitolo, non conosceva bene Pierce; si è esibita una volta con i Gun Club e conosceva il chitarrista del gruppo, Kid Congo Powers, meglio di Pierce. È entrata nel progetto quando Jim Sclavunos (che ha suonato la batteria con lei nei gruppi no wave Teenage Jesus and the Jerks e 8 Eyed Spy e che ora è con Cave nei Bad Seeds) le ha chiesto se le sarebbe piaciuto unirsi. Per l’ultimo volume Lunch ha inciso al volo il suo brano parlato, Time Drains Away, nell’appartamento londinese di Cypress Grove, utilizzando un testo preso dalla collezione di materiale di Phreddie.

«Sono parole di Jeffrey, anche se le ho modificate un po’ e ho aggiunto qualche verso qua e là», dice. «Tutti i brani che ho fatto per queste compilation sono piccole meraviglie nate in una sola take». «Subito ho pensato: “L’ha scritto Jeffrey? Sembra molto nello stile di Lydia”», dice Jarmusch. «È come se fosse roba sua».

A differenza dei volumi precedenti, per realizzare The Task Has Overwhelmed Us Cypress Grove ha impiegato quasi un decennio. Ma per quanto la mole di lavoro possa sembrare enorme, vorrebbe comunque farne uscire un quinto capitolo. «Mi piacerebbe continuare», dice. «Mi piacerebbe un sacco avere Jack White (White ha suonato dei brani dei Gun Club nel corso della sua carriera sia da solista che con i White Stripes, nda). Vorrei solo far conoscere la musica di Jeffrey», dice Cypress Grove. «Questo, per me, è il nocciolo della questione. C’è ancora altro materiale, testi, frammenti di pezzi, e ci sono così tante altre canzoni che non sono state coverizzate».

Anche Gahan vuole assicurarsi che la gente ricordi Pierce. La sua eredità, dice, «risiede nel suo lavoro e nelle canzoni che ha scritto. Ci vorrà quasi una vita perché la gente si renda conto di quant’era bravo. La sua musica era in anticipo sui tempi. Aveva una di quelle voci che “narrano”, e questa era la sua particolarità. Mi sono reso conto che nell’immediato l’eredità non si manifesta come si pensa, ma la si sente in tutti questi musicisti diversi che suonano le sue canzoni. È il migliore omaggio possibile: avere altri che suonano le tue canzoni. E, per un artista, è uno dei modi migliori per onorare la musica altrui: farne la tua versione».

Da Rolling Stone US.

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