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The Weeknd era l’unica mossa sensata per Gesaffelstein

Dopo aver prodotto due tracce a The Weekend, Gesaffelstein torna con una nuova livrea in metallo nero e un singolo, "Lost In The Fire", che lascia al cantante la libertà di sprigionare spleen ed eros.

Sono usciti a distanza ravvicinata di poche ore il singolo e il video di Lost In The Fire. Altro non è che il pompatissimo singolo di ritorno di Gesaffelstein dopo anni di apparente silenzio.

Dico apparente, perché dopo Aleph (2013) il parigino incravattato non aveva più dato sue notizie. Ora, non è che normalmente il ragazzo sia un tipo espansivo e onnipresente sui social (l’opposto), però tenendo conto del ritmo normale a cui si stanno adeguando tutti gli artisti contemporanei (produttori come lui compresi) sei anni senza nuovo materiale inedito da far uscire sono decisamente tanti.

Ma apparente, dicevamo, perché in questi quattro lunghi anni Mike Levy (lui, Gesaffelstein) di cose in realtà ne ha fatte eccome, e molte le ha fatte soltanto in funzione di un grande ritorno. Sicuramente la collaborazione con Jean Michel Jarre, colonna granitica dell’elettronica ballabile europea, gli avrà aperto un po’ gli occhi su come affrontare decenni di vita in studio e al contempo conservare un barlume di sanità mentale. Ma la vera mossa intelligente, Gesaffelstein l’ha fatta avvicinandosi a The Weeknd l’anno scorso.

My Dear Melancholy come intuibile dal nome è un grazioso ritorno alla mestizia del primo The Weeknd, un nostalgico abbraccio all’inquietudine che aleggia soltanto nelle hit radiofoniche degli ultimi album, ma senza mai mostrarsi del tutto. E in questo Mike è stato utilissimo, fornendo una dose massiva di spleen parigino in ben due tracce. Va detto che non è il primo parigino a innamorarsi del cantante canadese. Prima di lui bisogna contare i Daft Punk e prima ancora di tutti Kavinsky, ma forse è Gesaffelstein l’unico che è riuscito a ad aprire i rubinetti della meravigliosa uggia weekendiana.

In ogni caso, il The Weekend di adesso ha sostanzialmente restituito il favore a Gesaffelstein, concedendogli la voce e pure la faccia in un video che ci mostra oltretutto una nuova livrea del produttore, che ora è praticamente una silhouette scura, una figura di metallo nero di cui possiamo distinguere i pochi movimenti ma non di certo i contorni del viso o gli occhi. E il singolo com’è? Ufficialmente è il secondo estratto da Hyperion (dopo un primo singolo, Reset, un po’ anonimo), ma è abbastanza chiaro che sia l’unica mossa valida possibile per Gesaffelstein. Il tempo è ciclico, e se nel 2013 le technate EBM funzionavano nell’ecosistema clubbing, ora per Mike c’è bisogno di raggiungere più persone possibile e di affogare in un mare di riverberi le parole, le tenui batterie sintetizzate, in generale tutti i cattivi pensieri accumulati in questi ultimi anni.

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