Quando due anni fa Björk è passata in Italia con il tour di Cornucopia, per una data unica al Forum di Milano, scrivevamo: «È come se si stesse vedendo il concerto in un cinema IMAX». Ecco, quando ieri, sempre a Milano, il film concerto Cornucopia : live è stato proiettato in anteprima nazionale al cinema Ariosto, tutto è sembrato logico, a fuoco. La tecno-utopia ambientalista pensata dalla musicista, qui diretta da Ísold Uggadóttir, arriva finalmente in un altro luogo a lei congeniale.
Ma facciamo un passo indietro. Cornucopia è stato il tour, il decimo in carriera, che ha tenuto Björk impegnata dal 2019 al 2023. Lo show nasce in versione teatrale, diretto dalla regista argentina Lucrecia Martel, pensato per un coro islandese di 50 persone, l’Hamrahlid Choir. Viene presentato con una residenza di otto date al The Shed di New York nel 2019, per poi spostarsi per altre cinque in Messico. Björk lo definirà il suo «concerto dal vivo più elaborato mai realizzato».
Prima la pandemia, poi l’adattamento alle arene cambiano la forma di Cornucopia, mantenendo però l’idea di un mondo in cui «l’acustico e il digitale si danno la mano» (sempre nelle parole di Björk). Nonostante il ridimensionamento, le proporzioni di Cornucopia restano importanti: una band armata di arpe, tromboni, violini stampati 3D, batterie acquatiche, sette suonatrici di flauti (le Viibra), straordinari visual e proiezioni firmate da Tobias Gremmler, Andrew Thomas Huang, Gabríela Friðriksdóttir, Pierre-Alain Giraud, Nick Knight, Warren Du Preez, Nick Thornton Jones, M/M Paris e Andrea Philippon. E ancora una cinquantina di persone tra light designer, coreografi, operatori, scenografi, costumisti. E, dove possibile, un coro.
Il film concerto di Uggadóttir è registrato interamente durante la data a Lisbona tenutasi il 1° settembre 2023 all’Altice Arena. Pochi giorni prima del live milanese di cui vi abbiamo scritto (che fu il 12 di quel mese), ma con un’enorme differenza: a Lisbona è presente l’Hamrahlid Choir e quindi possiamo rivedere un pezzo fondamentale della visione di Björk. E il coro è in effetti un pezzo fondamentale dello show che è francamente mancato alla produzione portata in Italia e che grazie alle riprese del film possiamo gustare facendoci trasportare nei territori del sublime come nella conclusiva Future Forever che inizia coi versi “immaga un futuro, e vivilo / senti questo incredibile nutrimento, immergiti”.
Immersione. Termine abusato da team di marketing e copywriter ma che in Cornucopia trova la sua reale natura. Anche solo guardando la potenza canora, musicale, visuale di questo film concerto, l’universo Björk, o meglio, l’Utopia (che è anche il titolo dei brani più suonati all’interno di quel tour) costruita da Björk è un sogno a occhi aperti che travalica dimensioni, forme, arti, colori. Gli input rimbalzano e i nostri occhi, come le nostre orecchie, devono correre, riposizionarsi, riadattarsi continuamente. Quanta bellezza c’è nel mondo, nella natura, nell’oltre? E cosa accade se arriva tutta assieme su di un palco sotto varie forme?
Mentre l’artista e la sua band di fauni e elfi galleggiano, vibrano, si liberano in questo mondo a tratti fungino, altre volte acquatico o spaziale, tra costumi e maschere che raccontano di un dialogo tra natura e uomo, chi guarda non può che rimanere sopraffatto. È una pièce teatrale? Un intermezzo di un film sci-fi? Un musical Disney ambientalista con canzoni d’avanguardia?
Se c’erano dubbi sul ruolo di Björk nella musica pop d’avanguardia attuale, questa goduriosa visione cinematografica, oltre l’exploit nello strepitoso Lux di Rosalía per Berghain, ribadisce che il futuro intrinseco nell’arte della musicista islandese è vivo come non mai. Se attorno il futuro è scomparso, qui è mutato, cercando una risposta all’apocalisse quotidiana.
Cornucopia : live è l’occasione, per chi non è riuscito a essere presente dal vivo in una data di quel celebre tour, di potersi appropriare di un’utopia estetica e sonora, di un viaggio nelle frequenze esotiche della natura. E se vi chiedete perché Björk ha scelto di trasportarlo al cinema, la risposta meglio l’ha data lei stessa: «Credo che il film concerto moderno sia una struttura matriarcale, ben accolta nel clima attuale, in cui le musiciste possono condividere il loro mondo senza essere corrotte».













