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Sfera Ebbasta e i due Rolex al concerto Primo Maggio: facciamola finita

Davvero i due Rolex di Sfera Ebbasta sono il problema del Concertone? Del maglioncino da 325 euro di Ambra Angiolini nessuno ha parlato però.
Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta, foto press.

“Se basta un outfit Gucci in diretta Tv per rovinarvi la serata vuol dire che avete un problema molto più grosso da risolvere” ha scritto Sfera Ebbasta su Twitter per difendersi dal polverone di polemiche sollevato dopo il live del Primo Maggio.

Polverone che si è alzato nel preciso momento in cui, mesi fa, il trapperino dai capelli tinti è stato annunciato come ospite big della serata. Non è tanto per la trap come linguaggio musicale in sé ma per il messaggio, dicono i detrattori della diretta dell’altra sera. La trap, dicono, è ostentazione della ricchezza e del consumismo, della cultura della droga e del narcisismo con sfaccettature misogine. E la cosa, con la manifestazione storicamente simbolo del lavoro, dei sindacati e della sinistra non ci azzecca proprio nulla. Anzi, da quanto si legge in giro pare sia proprio un bidone di aglio a una festa di vampiri.

Premesso che, se mai si dovesse puntare il dito contro qualcuno, quel qualcuno sarebbe chi ha organizzato la festa e non chi ha accettato di esibirsi, mi sembra che qui il problema sia un altro. Perché se ci si indigna per i Rolex o un outfit Gucci, parafrasando le parole di un ragazzo nato nel totale disagio di un sobborgo dell’hinterland milanese, allora significa che non avete capito molto. Primo perché non mi pare sia stato riservato lo stesso trattamento per Ambra Angiolini, la presentatrice, e il suo maglioncino di Alberta Ferretti da 325 euro.

E poi, chi più di Sfera può raccontare ai due milioni di giovani disoccupati fra i 24 e i 34 anni cosa vuol dire non riuscire ad arrivare a fine mese? Sembrerà assurdo e quantomeno strano rispetto ai bei tempi dei Modena City Ramblers al concertone, ma quei due Rolex Sfera se li è guadagnati lavorando. Che poi questo lavoro significhi stare intere giornate in studio o mettere video online su Youtube, è un altro discorso, che riguarda la follia dei tempi in cui viviamo.

Nel 2003 sul palco di Piazza San Giovanni sono saliti i Flaminio Maphia cantando Ragazze Acidelle, un pezzo che, se fosse uscito oggi, apriti cielo su quanti tweet misogini si sarebbe attratto. Il duo di rapper romani portava sul palco la stessa zarraggine innocua di Sfera. Solo che all’epoca non c’era Twitter, la maggior parte dei criticoni aveva la metà degli anni, e l’eterno scrolling da filter bubble non aveva intaccato la soglia di tolleranza verso ciò che non capiamo o non ci piace.

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