È l’eroe della musica italiana e questo è il primo problema: intorno a ciò che tutti conoscono si deposita uno strato di certezze così ramificato che il solo parlarne sconfina nell’agiografia o, peggio, rende impossibile non aggiungere inutile rumore a un sistema già saturo di sé.
Eppure il caso regge all’esame. Regge perché la traiettoria che lo riguarda – da nemico pubblico a istituzione, dall’Appennino agli stadi, dal latte con quattro cucchiai di zucchero alla Coca-Cola che si porta a scuola – è la traiettoria di un Paese intero che non ha ancora capito come certe irregolarità continuino ad accadergli regolarmente sotto al naso. Regge perché la lingua che ha costruito – certo non ornamentale – ha aiutato gli italiani a parlare di sé stessi in privato, nelle cose che non si dicono ad alta voce ma che si cantano a squarciagola, almeno – o soltanto – una volta all’anno. Regge per gente che ogni fine settimana sale su pedane con microfoni e amplificatori, si veste come lui e con quelli davanti inscena il gioco di ruolo del perché noi, ehi: Siamo solo lui.
Regge perché mentre la canzone d’autore costruiva il proprio prestigio sull’allusione colta e l’iperbole innocua lui apriva la porta con la medesima ospitalità a reggiseni volanti e a gente che consegnava latte e altre sostanze, fino a manette, carcere e guai. Regge perché Noyz Narcos, che di strade se ne intende, dice che le sue parole raccontano le tue esperienze. Regge perché Alessandro Baricco, uscito da un tunnel di ospedali, si ritrova in macchina con il figlio che mette una sua canzone, e insieme urlano sbattendo le mani sul cruscotto finché da dietro suonano perché sono fermi a un semaforo verde. Regge perché un sedicenne di Palermo aspetta un passaggio che non arriva, fa la statale a piedi, arriva a concerto finito – e lo va a vedere altre undici volte.
Regge, infine, perché non ha mai in fondo alzato la voce davvero. Non si ricorda Vasco Rossi aizzare, incendiare, chiamare a raccolta. Mentre il Paese lo trasformava in cattivo, lui continuava il suo viaggio: vivere, morire, rewind. Il mezzo sorriso sempre lì e la forza di chi non si difende perché non ne ha bisogno. Vasco Rossi è uno e non si ripeterà. Nessuno potrà capitare dentro a tutte le cose, fottersene di quale materia siano composte, e ricavarne un permesso permanente a condurre l’ambaradan per cinquant’anni. L’Italia che norma e sentenzia lo ha contestato e ha provato a fermarlo. Ma è l’Italia: fantastica quando sei assorta. Meglio lasciar perdere e mandarlo al Governo: il compromesso storico riuscito bene. Eppure il nemico pubblico è sempre stato lì, a Bologna, disponibile il mercoledì dalle 16 alle 18, ma non tutti.

Foto: Alex Majoli
Il nuovo numero cartaceo di Rolling Stone Italia dedicato a Vasco Rossi non si trova in edicola, ma solo al merch ufficiale negli stadi in cui Vasco si esibirà nel mese di giugno: il 5-6 a Ferrara, il 12-13 a Olbia, il 18-19 a Bari, il 23-24 ad Ancona, il 28-29 a Udine.
















