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Salmo funziona benissimo anche in versione unplugged

Il rapper sardo ha radunato una band d'eccezione durante un tramonto in Costa Smeralda per 'Salmo Unplugged', in cui ha rivisitato parte del suo repertorio in chiave semi-acustica. Il risultato? Convincente come sempre

Salmo

Foto: Arianna Carotta e Roberto Graziano Moro

L’arrangiamento è come un vestito, dicono spesso i musicisti: non altera l’essenza della persona che lo indossa, ma ne valorizza i pregi e ne evidenzia i difetti. A volte il nuovo look le dona più di quello precedente, in altre si rivela un azzardo. Giocare con il sound di alcuni generi musicali è complicato, vedi il caso del rap, dove la forma e il contenuto spesso coincidono. Per tutti questi motivi, la notizia che Salmo avrebbe reinterpretato alcuni dei suoi brani più famosi in versione semi-acustica aveva suscitato parecchia curiosità, ma anche qualche timore: poteva essere un azzardo geniale o costituire un passo più lungo della gamba. Con il senno di poi, però, ci sentiamo di rassicurare i più dubbiosi: il risultato è davvero notevole. Soprattutto, si nota che non è un’operazione fatta in maniera frettolosa e superficiale, e che c’è stata una profonda riflessione dietro a ognuna delle scelte adottate.

Nello specifico, il progetto in questione si intitola Salmo Unplugged ed è disponibile sia in versione audio in esclusiva su Amazon Music che in uno special video diretto da Andrea Folino, già autore di videoclip come Perdonami, Estate Dimmerda, 1984 e molti altri. Il rapper, accompagnato da una poliedrica band – Frenetik, Verano, Jacopo Volpe, Davide Pavanello, Marco Azara e Carmine Juvone – registra in presa diretta su una terrazza affacciata sul golfo della Costa Smeralda, quella del Baja Sardinia Ritual Club, mentre il tramonto sfocia nel crepuscolo. L’alchimia tra i vari membri del gruppo è palpabile, così come la loro voglia di tornare all’essenza della musica, quella suonata tutti insieme in una sala prove o sul palco, lasciando per un attimo da parte gli effetti speciali e le sorprese pirotecniche dell’ultimo tour di Salmo o della sua storica data a San Siro.

Quando si realizza un set acustico, o un unplugged, spesso la tentazione degli artisti è quella di limitarsi a spogliare le canzoni fino all’essenza, il che a volte risulta un po’ semplicistico. Salmo, però, non cade nel tranello, e coglie quest’occasione per togliersi un sacco di sfizi, sperimentando con strumenti e sonorità che di solito non ha occasione di usare. Vedi il caso di una trascinante Aldo Ritmo sostenuta da contrabbasso e banjo, o dello xilofono di La prima volta, che riprende scherzosamente la Danza delle fate dalla suite dello Schiaccianoci. Ne Il senso dell’odio Salmo rimpiazza addirittura Jacopo Volpe alla batteria, suonando e rappando contemporaneamente (una delle cose più difficili durante un live, ecco perché veneriamo così tanto Anderson .Paak): si legge un po’ di comprensibile tensione nei suoi occhi, quasi un filo di timidezza, ma alla fine non sbaglia un colpo.

Ognuna delle 10 tracce è una scoperta, anzi, una ri-scoperta, che riesce a sorprendere i fan di vecchia data di Salmo e allo stesso tempo a incuriosire chi non lo ha mai ascoltato – magari per via del solito vecchio pregiudizio secondo cui «l’hip hop non è vera musica, non suonano neanche». Un altro lunedì acquisisce sfumature quasi sinfoniche grazie al violoncello, mentre 90 minuti non sfigurerebbe in un film western tanto che ti aspetti quasi di vedere la proverbiale balla di fieno che rotola via in lontananza. Si potrebbe pensare che la traccia più riuscita del progetto sia Il cielo nella stanza, la sua canzone d’amore per eccellenza e quella che più si presta a questo tipo di trasformazione intimista. E invece no: la palma della migliore interpretazione va al medley tra Marla e Black Widow, due tracce forse non particolarmente famose della sua discografia, che in questa nuova veste ci guadagnano in tiro, potenza e cazzimma. Salmo le riconverte in una ballad blues in cui dimostra delle doti insospettate da cantante, e la band dà il meglio di sé grazie anche alla lunga coda strumentale in cui ciascun musicista può dare sfogo alla sua fantasia.

Foto: Arianna Carotta e Roberto Graziano Moro

L’arrangiamento, dicevamo, è un vestito. Quello che Salmo e soci hanno confezionato per Salmo Unplugged è di ottima fattura: materie prime d’eccezione, taglio sartoriale, rifiniture perfette, design originale, modello cucito su misura addosso a chi lo sfoggerà. A questo punto non ci resta che sperare che voglia sfoggiarlo anche in un tour dal vivo.

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