‘Rush!’: eccessivi favolosi ridicoli Måneskin | Rolling Stone Italia
Fare rock in un mondo di trapper

‘Rush!’: eccessivi favolosi ridicoli Måneskin

Ecco la prima recensione dell'album uscita sull’edizione americana di Rolling: coi loro eccessi e il loro senso per la moda, i Måneskin sono l’unica rock band mainstream in grado d’influenzare la cultura popolare

Måneskin

Foto: Ilaria Ieie

Ricordate quando i rocker erano libertini appariscenti, eccessivi, esagerati? Nemmeno noi, ma i Måneskin sono qui per rinfrescarci la memoria. Nel terzo album Rush! gli ex vincitori dell’Eurovision nonché aspiranti salvatori del rock from Rome fanno di tutto per essere all’altezza del punto esclamativo contenuto nel titolo.

A giudicare dai testi, la vita dei Måneskin parrebbe un baccanale dietro l’altro, con erba, birra, coca e hot chicks a portata di mano, mentre il cantante Damiano David è, per dirla con le sue parole, “un domatore di leoni che si comporta in modo indecente e fa l’amore col pericolo”. È uno che guarda una modella anni ’90 in declino rubare un Basquiat e un minuto dopo si vanta: “Mi chiedono come faccio ad essere tanto hot, è perché sono italiano”.

In un certo senso, i Måneskin hanno vinto la battaglia per il diritto a far festa. Grazie al loro senso per la fama e per la moda, e con un chitarrista (Thomas Raggi) che piazza qualche assolo qua e là, sono l’unica grande rock band in grado d’influenzare la cultura popolare contemporanea. Nel caso non consideriate Damiano una rockstar, provate ad ascoltare Timezone dove cambia un volo spendendo il doppio e manda all’aria i suoi programmi da tanto è eccitato all’idea d’incontrare la sua ragazza: “Non me ne frega un cazzo dei contratti che ho firmato”. Essere un re lucertola nel 2023 ha i suoi vantaggi.

A partire dall’EP del 2017 Chosen, i dischi dei Måneskin sono diventati via via sempre più chiassosi e audaci. Rush! è il loro primo album cantato prevalentemente in lingua inglese ed è anche il più ambizioso, a partire dal numero di canzoni che contiene, ben 17, un Esilio su Main St.? (in italiano nell’originale, ndr). Per loro, così come per altri gruppi rock moderni, il punk è un frullato di cori da stadio, beat che suonano come quelli programmati, un sound che sembra rimbombare in una galleria del vento. A volte vien fuori un pezzo irresistibilmente orecchiabile come Baby Said o Gossip, con ospite Tom Morello alla chitarra. Va ancora meglio quando i Måneskin rivitalizzano l’arte perduta della canzone new wave ironica e mezza parlata, come nella divertente e beffarda Kool Kids (che sono perdenti “a cui non piace il rock, ascoltano solo trap o pop”) e in Bla Bla Bla dove David canta: “Hai detto che sono brutto e la mia band fa schifo, ma una mia canzone ha appena superato il miliardo di stream, perciò baciami il cu-cu-cu-cu-cu-cu-culo”.

Dato il tono beffardo e ammiccante del canto di Damiano, è difficile dire quanto seriamente i Måneskin prendano queste ridicolaggini. Di sicuro, i momenti migliori sono quelli esagerati, mentre quelli più sinceri sono i più deboli. If Not for You è una power ballad come tante, Il dono della vita è grunge riscaldato. Il punto potrebbe essere proprio il carattere ridicolo di buona parte di Rush!. In un mondo dominato da trap e pop, i Måneskin sanno che devono spingersi sempre più in là, anche se comporta far pubblicità in un testo a OnlyFans. È la conferma di quanto si devono sbattere i rocker oggigiorno per farsi notare.

Tradotto da Rolling Stone US, gennaio 2023.

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