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Ricordate gli Haircut 100? Sono tornati

Nick Heyward e compagni raccontano la storia breve ma intensa della band di ‘Love One Plus’ e ‘Favourite Shirts (Boy Meets Girl)’. C’è anche un disco nuovo, anche se pochi l’hanno notato

Ricordate gli Haircut 100? Sono tornati

Haircut 100

Foto: Paul Natkin/WireImage

Gli Haircut 100 potrebbero essere la band più anni ’80 degli anni ’80, un gruppo di post adolescenti inglesi con cravatte e gilet da bravi studenti del college. Trasmettevano intelligenza e fascino, cavalcavano le classifiche con classici da MTV come Love Plus One. A cantare c’era il teen idol Nick Heyward, arrivato direttamente dalla periferia londinese. Nel 1982 Rolling Stone li definiva «il suono nuovo più fresco del pop». Avevano anche uno dei nomi di band più ridicoli e allo stesso tempo brillanti del periodo. Come dice oggi Heyward sorridendo, «all’epoca pensavo: magari non combiniamo niente, ma almeno abbiamo un bel nome”».

Grazie a Heyward avevano le canzoni ed è per questo che gli Haircut 100 non sono mai stati del tutto dimenticati. Love Plus One è una dichiarazione d’amore sopra le righe, tutta sospiri adolescenziali sostenuti da bonghi esuberanti, marimbe, fiati e chitarre cha-cha. Sono rimasti insieme abbastanza a lungo da realizzare un solo album perfetto, il debutto del 1982 Pelican West, con hit come Favourite Shirts (Boy Meets Girl) e Fantastic Day. Avevano stile, ironia e un sound tutto loro, un impasto frizzante di pop, funk, salsa e bossa nova. Erano il tipo di band capace di intitolare una canzone Lemon Firebrigade.

E poi cosa è successo? Beh, stiamo parlando degli anni ’80. È andato tutto storto. Gli Haircut 100 si sono bruciati. Ma è proprio questo che ne fa il simbolo di una grande epoca pop: non hanno rovinato il ricordo del loro unico e breve momento di gloria. I membri della band hanno continuato con le loro vite. A differenza di molti gruppi della loro generazione, non hanno mai approfittato della nostalgia per gli anni ’80 organizzando tour celebrativi. Sì, hanno fatto qualche sporadica esibizione di reunion, memorabile quella del 2004 per il programma di VH1 Bands Reunited, ma in buona sostanza il capitolo Haircut 100 era chiuso.

Haircut 100 - Love Plus One (Official Video)

Nick Heyward ha 65 anni e il sorriso e l’entusiasmo da ragazzino. Ha molti motivi per essere emozionato, perché gli Haircut 100 sono finalmente tornati a esistere per la prima volta dopo oltre quattro decenni. Per gli amanti del pop anni ’80 è un sogno che si realizza, il ritorno che nessuno pensava di vedere. C’è anche un nuovo album, Boxing the Compass. «Ci sono state tante occasioni per tornare insieme», racconta Heyward. «Potevamo riformarci, ma non riuscivamo a restare uniti. Questa volta resteremo insieme. Non ci scioglieremo più, siamo troppo vecchi per scioglierci».

Contro ogni previsione, nel 2024 gli Haircut 100 sono tornati in tour per la prima volta dopo 42 anni e hanno suonato a Glastonbury. I loro primi concerti americani dal 1982 sono stati una gioia: la band è sembrata rinvigorita. A settembre a New York hanno messo in piedi una sorta di festa da ballo intergenerazionale, con una nutrita presenza di giovani hipster (il tizio davanti a me era la copia sputata di Sombr). Quest’estate torneranno negli Stati Uniti per un tour insieme agli Squeeze e ad Adam Ant. «Eravamo noti per la nostra energia, no?», dice il bassista Les Nemes. «Ce l’abbiamo ancora nella testa e nel fisico, l’energia. Quindi se venite aspettandovi un concerto tranquillo, sappiate che vi faremo alzare in piedi».

Gli Haircut 100 suonano rinvigoriti anche in Boxing the Compass, il vero seguito di Pelican West, arrivato 44 anni dopo (i fan non considerano Paint and Paint del 1984 un vero album degli Haircut 100 visto che Heyward non c’era). Per la prima volta nella loro carriera hanno una vera struttura manageriale alle spalle, il team che segue Wet Leg e Manic Street Preachers.

Hanno  suonato dal vivo per la BBC facendo una cover di As It Was di Harry Styles, una scelta perfetta per il gruppo visto che collega con intelligenza due generazioni diverse di pop inglese. «All’inizio eravamo più vicini al power pop», dice il chitarrista Graham Jones. «Quindi la cover di Harry Styles era perfetta. È come dire: “Oh, siamo tornati alle nostre radici”».

Pelican West regge magnificamente ancora oggi ed è per questo che resta un classico. Heyward era un autore della scuola di David Bowie e Marc Bolan, con un suo personalissimo senso del gioco di parole surreale (il ritornello della sua grande hit diceva “Dove andiamo da qui? È verso il lago, temo?”). Il titolo dell’album viene da un luogo tutt’altro che glamour di Londra, il West Pelican Wharf. Hanno invertito le parole per evocare un’estate tropicale e una storia d’amore. Vestiti con cravatte , maglioncini e cappelli da pescatore che gli inglesi chiamano sou’wester, sembravano folli studenti anni ’20 alle prese con un folle tentativo di diventare popstar.

Haircut 100 - Favourite Shirts (Boy Meets Girl) (Official HD Video)

Quando hanno iniziato erano tre amici adolescenti della periferia londinese di Beckenham. Heyward, Nemes e Jones hanno iniziato a suonare insieme nel 1977, travolti dal punk-rock. «Eravamo migliori amici», racconta Nemes. «Vivevamo insieme in una stanza a Londra, quasi come i Monkees e tutti quei telefilm in cui i protagonisti vivevano insieme e suonavano in una band. Io e Nick lavoravamo negli studi d’arte, mentre Graham lavorava nella stampa fotografica professionale, siamo sempre stati bravi a pubblicizzare e promuovere il gruppo».

Londra era un posto pieno di fonti di ispirazione, soprattutto di sera. «Andavamo in tutti quei club degli anni ’80», ricorda Jones. «Eravamo immersi nella scena dei locali londinesi. A Londra c’erano gli Spandau Ballet, a Birmingham i Duran Duran, a Sheffield ABC e Heaven 17. Ma a Londra c’era una grande scena che si stava sviluppando con i New Romantics e i primi gruppi funk, c’era un fermento pazzesco. Siamo stati fortunati a far parte di quella scena».

E poi c’è il nome della band. «La cosa più stupida che potessimo inventare», dice Nemes con orgoglio. Avevano preso in considerazione altri nomi: Moving England, Blatant Beavers, Napkin Man, Quick Cereals. Il nome è arrivato durante una crisi: prima il batterista ha lasciato il gruppo, poi tutti e tre i ragazzi sono stati mollati dalle rispettive fidanzate. «Eravamo single e senza batterista», racconta Heyward. «Cambiare nome era un po’ come quando alla fine di una relazione le ragazze si tagliano i capelli. Le incontri e hanno una nuova pettinatura e tu dici: “Perché non avevi questi capelli quando stavi con me?”. E lei ti risponde: “Mi sono fatta questo taglio proprio perché dovevo tagliarti fuori dalla mia vita”». Hanno capito che era il nome giusto perché ai loro amici faceva schifo. «La maggior parte ha reagito dicendo: “Come? Perché?”. Abbiamo ricevuto così tanti “perché?” che alla fine è rimasto. Alla gente sembrava assurdo. Ma era proprio quello a renderlo un buon nome: inglobava quei “perché?”».

Come si sente nella loro musica, avevano gusti molto eclettici: Nemes amava il rock sperimentale, Jones il punk, Heyward gruppi indie dal suono brillante come i Feelies o Jonathan Richman and the Modern Lovers. «Siamo cresciuti ascoltando le collezioni di dischi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle», ricorda il cantante. «All’inizio c’era il glam, poi è arrivato il punk come un meteorite, ma allo stesso tempo c’erano sempre Stevie Wonder e gli Stones. Era sì l’epoca del punk, ma ascoltavi gli Earth, Wind & Fire e pensavi che suonare in quel mondo era impossibile anche nei tuoi sogni più sfrenati. Sembra musica fatta da maghi arrivati dallo spazio. Come si può anche solo iniziare a scrivere una canzone come September?».

Hanno trovato la loro strada quando hanno incontrato il batterista americano Blair Cunningham, un turnista di Memphis proveniente da una famiglia di dieci fratelli, tutti batteristi. Suo fratello Carl faceva parte dei Bar-Kays, leggende del soul della Stax (è morto col resto della band nell’incidente aereo che ha ucciso Otis Redding). «Facevamo qualcosa come due album alla settimana a Memphis», racconta Cunningham, «e con tutte le band che passavano di lì non sapevi mai quale stile volessero, quindi eri costretto a imparare molto, molto in fretta». Ha trasformato gli Haircut 100, portando dentro il funk. «La sua autenticità ha cambiato tutto», dice Heyward. «Appena Blair si è seduto dietro la batteria, improvvisamente siamo andati oltre il punk, oltre la new wave, oltre tutto il resto».

Non sono rimasti a lungo nella scena dei club. Favourite Shirts (Boy Meets Girl) è uscito nell’ottobre del 1981 e li ha trasformati da un giorno all’altro in una sensazione pop. Love Plus One è stato un successo ancora più grande. Improvvisamente erano diventati star internazionali del pop, avevano realizzato il loro sogno, venivano inseguiti per strada dalle ragazze, tutto il pacchetto completo. «Era così che dovevano essersi sentiti i Beatles», dice Hayward.

Sono riusciti perfino a conquistare gli Stati Uniti, proprio agli inizi dell’epoca di MTV, «perché amavamo profondamente la cultura americana. Negli anni ’70 mi guardavo allo specchio e pensavo: “Ok, ci sono io e poi c’è Shaft. Shaft sembra davvero figo, uno che piace alle donne, io no. Io sembro un ragazzino. Cosa dovrei fare?”. Per me l’America era il posto dove c’era tutto».

Haircut 100 - Fantastic Day (Official Video)

Il picco di popolarità è arrivato nel maggio del 1982 con un grande concerto al Roxy di Los Angeles. Era il 21° compleanno di Heyward. «È venuto a vederci Clive Davis, il capo della nostra etichetta, uno che poteva creare o distruggere intere carriere. Era lì con Simon Potts, che era una specie di Clive Davis britannico».

È stato il momento della consacrazione. «Clive mi ha regalato una torta di compleanno enorme a forma di pettine. Era come dire: hai 21 anni, ora sei un uomo. Era il momento perfetto. È come quando fai surf e sei dentro l’onda, proprio nel punto centrale, quel momento di pura felicità all’interno dell’onda in cui c’è silenzio. È l’onda perfetta. Era esattamente così. Speri di vivere quel momento per sempre. L’onda sta arrivando, la stai attraversando, vedi la luce fuori e sai che probabilmente nulla sarà più altrettanto perfetto. L’onda si schianterà».

Quell’onda alla fine si è infranta. «Eravamo bravi musicisti, ma pessimi negli affari», dice Heyward. «Il nostro manager se n’è andato e poi ci siamo ritrovati con un sacco di gente attorno a noi e non sapevamo nemmeno chi fossero». Senza un manager, sotto pressione, la band si è divisa in fazioni rivali. Heyward ha avuto un crollo ed è stato ricoverato decenni prima che l’industria musicale iniziasse a prendere sul serio la salute mentale. Gli Haircut 100 si sono sciolti.

«È durato solo un anno. Era come un fiore che sboccia per un anno e poi muore. Con l’efemera che vive un solo giorno. Siamo stati una efemera durata un anno».

Nick Heyward - Whistle Down The Wind

Heyward ha iniziato la sua carriera solista con North of a Miracle del 1984, che conteneva la ballata Whistle Down the Wind. Ha centrato una hit in Inghilterra nel 1993 con Kite e nel 1998 ha esplorato sonorità più vicine al folk con The Apple Bed e ha raggiunto il suo apice solista con il ciclo di canzoni Woodland Echoes del 2017. «Mi ispiro a gente come Jonathan Richman, artisti che fanno una cosa sola bene e ci rimangono fedeli. Mi piacerebbe riuscirci, ma non ce la faccio, sono uno che si distrae facilmente».

Tutta la band ha continuato comunque a muoversi in direzioni diverse. «Negli anni siamo andati tutti per strade differenti», racconta Jones. «Nel periodo intermedio Les ha fatto varie cose con Rick Astley e ha anche recitato, io ero impegnato con una band chiamata Boy Wonder». Come ricorda Nemes, «per me i tour con Rick Astley avevano tutte le parti belle dell’essere in una band, senza quelle noiose. In pratica ti dicevano solo a che ora dovevi salire sul palco, poi era Rick a dover fare tutto il lavoro da popstar». Tutti però desideravano ancora la magia degli Haircut 100. «Ho fatto session, ma non ero molto bravo a trovare idee per altre persone. Negli Haircut mi sentivo molto, molto a mio agio».

Nemmeno il fan più accanito avrebbe potuto prevedere un ritorno con un album come Boxing the Compass e pezzi come Dynamite, Vanishing Point e The Unloving Plum. «Spero ne arrivino molti altri», dice Heyward. Sono già entusiasti pensando al prossimo. Per Nemes «è arrivato il momento per gli Haircut di crescere un po’. Quindi non vedo l’ora di fare il prossimo album sperando che sia un po’ più sperimentale».

Invece di rimpiangere gli anni separati, sono felici che alla fine ogni cosa sia andata al suo posto. «È successo in modo naturale», dice Nemes, «come se l’universo avesse detto: la organizzerò io questa cosa, voi dovete solo esserci». Heyward ricorda che quando guardavano il documentario sui Beatles Get Back «eravamo tutti senza lavoro. È stato come se improvvisamente ci fossimo chiesti: che cosa faremo? Vedere i Beatles giocare con le canzoni, suonare insieme… Chiunque abbia mai fatto parte di una band avrà probabilmente pensato: “Noi facciamo la stessa cosa! È quello che facciamo anche noi!”. È stato emozionante guardarlo e inconsciamente ho pensato: se ci sarà un’altra possibilità per la nostra band, riusciremo a restare insieme, lo spero».

La musica che hanno creato negli anni ’80 non è mai sbiadita. Sempre più persone continuano a scoprire Love Plus One. «È questo il bello della musica, no?», dice Heyward. «Quando ho scoperto i Beatles, si erano già sciolti da dieci anni. Magari noi siamo fioriti per un solo anno, ma quel fiore è ancora lì e lo sarà per sempre».

Da Rolling Stone US.