‘Renaissance’ di Beyoncé non è un film-concerto, è un superhero movie | Rolling Stone Italia
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‘Renaissance’ di Beyoncé non è un film-concerto, è un superhero movie

Il film da oggi nelle sale italiane racconta Queen Bey su e giù dal palco: un’artista che ama fare gioco di squadra, ma soprattutto una supereroina, una dea irraggiungibile, una «bitch che non molla mai»

‘Renaissance’ di Beyoncé non è un film-concerto, è un superhero movie

Beyoncé in ‘Renaissance: A Film’

Foto: Nexo Digital

Renaissance non è solo un film-concerto, è una storia di supereroi, come se Beyoncé avesse deciso di colmare il vuoto lasciato da The Marvels o Ant-Man and the Wasp: Quantumania. È un viaggio di tre ore che mostra la queen in tutto il suo splendore durante il fortunatissimo Renaissance World Tour. Basterebbe questo a farne un bel film, ma Renaissance è anche un documentario che fotografa un anno della vita della popstar. «Ho passato gran parte della vita tentando di compiacere tutti», dice lei a un certo punto. «E adesso non me ne frega più un cazzo. Non ho più nulla da dimostrare a nessuno».

Renaissance: A Film è scritto, diretto e prodotto da Beyoncé. Non vuole essere un’opera solo musicale come Homecoming del 2019, che è uno dei migliori film-concerto di sempre. È un assemblaggio di sequenze per metà dal vivo e per metà nel backstage, la celebrazione della sua community in cui i ballerini, il pubblico e il team creativo sono importanti tanto quanto la star. «Il mio obiettivo finale» dice «è creare uno spazio in cui tutti siano liberi, senza essere giudicati, e possano esprimere il proprio bambino interiore o il proprio lato più sexy. Tutti possono stare su quel palco. Sono loro il fulcro. Sono loro il nuovo inizio. Questo è il senso di Renaissance».

Il tour, così come l’instant classic del 2022, rappresenta la celebrazione della musica black e della dance culture attraverso i decenni, nonché un omaggio al retaggio queer della scena ballroom, ripercorrendo stili e stagioni della club life. Non è insomma un semplice spettacolo a base di greatest hits e la cosa ha deluso qualcuno. Queen Bey non aveva la minima intenzione di adagiarsi sugli allori o di riproporre i vecchi successi.

Il film documenta tutto il tour, di cui ripropone quasi tutte le canzoni in scaletta. Ci sono anche le star che l’hanno affiancata sul palco come Megan Thee Stallion a Houston o Kendrick Lamar e Diana Ross arrivati a Los Angeles per il 42esimo compleanno della star. E poi ci sono gli omaggi affettuosi alle sue grandi eroine scomparse: Tina Turner (River Deep, Mountain High) e Donna Summer (Love to Love You Baby). In chiusura c’è anche un ottimo inedito, che è poi il motivo per cui nessuno al cinema si alza durante i titoli di coda: My House, un pezzo hip hop insieme a The-Dream. A livello musicale si discosta dal sound da club di Renaissance, ma come sempre Beyoncé fa tutto a modo suo.

Il film racconta l’ideazione del tour e il suo concept. Se siete fan di Bey e vi piace vederla impartire ordini, qui c’è un bel po’ di materiale per voi. Per descrivere il modo in cui gestisce i sottoposti insubordinati, usa una formula decisamente esplicita: «Faccio loro capire che questa bitch non molla mai». Ci svela anche particolari interessanti sul suo modo di lavorare, come il fatto che sale sul palco dopo essersi fatta uno shottino di ginseng e un «panino pre-partita». Qualcuno può dirci che diavolo c’è in quel panino, per favore?

Renaissance è uno dei rari casi di film-concerto distribuito nelle sale, invece di debuttare direttamente su HBO o Netflix. Negi Stati Uniti è uscito sei settimane dopo il film sull’Eras Tour di Taylor Swift ed è perfetto il modo in cui entrambe le megastar hanno gestito la cosa collaborando, presenziando insieme alla prima di Tay a Los Angeles e a quella di Bey a Londra, da fan l’una dell’altra. È un altro momento culminante nella carriera di Tayoncé. Entrambe sono state delle teen star e quindi liquidate come meteore. Nel 2023 sono le uniche due stelle abbastanza grandi da potersi permettere di far uscire dei film-concerto nelle sale cinematografiche.

In una delle scene migliori dei film di quest’anno Beyoncé è a Houston per una reunion breve ma emozionante con le Destiny’s Child (non ci sono solo Kelly Rowland e Michelle Williams, ma anche le due componenti originali LaTavia Roberson e LeToya Luckett). Nonostante gli attriti del passato, l’atmosfera è piena di amore. Cantano? Certo che no: si scambiano un abbraccio veloce e basta. «È stata una specie di rinascita», dice Beyoncé, «e una guarigione». Non sappiamo se e quanto le altre quattro si sentano guarite dato che nessuna di loro riesce a dire una sola parola. È un flashback delizioso che ci riporta all’epoca di Survivor, meriterebbe un documentario solo questo abbraccio.

Beyoncé dedica buona parte del film alla sua famiglia, al marito Jay-Z, ai figli e ai genitori. C’è una lunga sottotrama che riguarda la figlia undicenne Blue Ivy che la convince a farla ballare sul palco durante My Power, conquistandosi un ruolo fisso nello show. Bey parla del suo defunto zio Johnny, gay e appassionato di disco music che l’ha introdotta alla house e ha disegnato i costumi per le Destiny’s Child prima di morire a causa dell’AIDS: è la principale fonte d’ispirazione per Renaissance.

Era dai tempi di A letto con Madonna che un film-concerto non dedicava così tanto spazio al corpo di ballo, in particolare al suo MC, la leggenda della ballroom culture Kevin JZ Prodigy. Beyoncé si sottopone a un intervento chirurgico al ginocchio per un infortunio sul palco che risale a 20 anni fa e la vediamo fare riabilitazione per tornare in forma. «Di solito faccio le prove esclusivamente sui tacchi, ma per via del mio ginocchio non ce la faccio ancora. Mi fa un male cane, ma la cosa migliore da fare è risalire subito in sella».

Foto: Nexo Digital

Beyoncé è come sempre la star più riservata e imperturbabile. «Sono cresciuta, nella mia arte, superando  fallimenti, conflitti e traumi». Sarà, ma se è mai incorsa in fallimenti creativi o commerciali, sono rimasti ben nascosti. Parla in modo toccante di come si sente libera a 40 anni. «Voglio che la prossima fase della mia vita sia all’insegna della serenità e della gioia. È il momento migliore della mia vita. Pensavo di esserci arrivata a 30 anni e invece no, le cose stanno ancora migliorando. La vita sta migliorando».

Renaissance sono due film in uno. C’è Beyoncé giù dal palco, che cerca di mostrarsi come membro di una famiglia creativa grande e felice: «Ci sono tantissime api in questo alveare». È una, insomma, che ama fare gioco di squadra. E poi c’è Beyoncé sul palco, che si trasforma in una dea e dimostra di essere unica. Sullo schermo così come sul palco di uno stadio Beyoncé è una che ti ricorda il motivo per cui sei lì. Renaissance è il suo tributo alla community che le sta intorno e alla storia della dance culture che l’ha ispirata. Ma non appena si trova davanti a una folla sotto i riflettori, non ci sono dubbi su chi sia la regina.

Da Rolling Stone US.

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