Quando Eric Clapton e George Harrison si sono sfidati per due ore a colpi di assoli | Rolling Stone Italia
Scontro fra giganti

Quando Eric Clapton e George Harrison si sono sfidati per due ore a colpi di assoli

L’anno: il 1974. Il luogo: la residenza di Friar Park dell’ex Beatle. Gli unici spettatori: la donna contesa dai due chitarristi Pattie Boyd e l’attore John Hurt. Il vincitore in questo estratto dal libro ‘Il triangolo rock’

Quando Eric Clapton e George Harrison si sono sfidati per due ore a colpi di assoli

George Harrison ed Eric Clapton a metà anni ’70

Foto: Larry Hulst/Michael Ochs Archives/Getty Images (1), Gijsbert Hanekroot/Redferns (2)

George lʼaveva tradita con tante donne, ma con Maureen… no, non possono essere andati a letto insieme. È la moglie di Ringo, George non può averlo fatto. E poi lei e Maureen si conoscono da dieci anni: a tutto c’è un limite. Invece no, il limite non cʼè: «Maureen era lʼultima persona da cui mi sarei aspettata di venire pugnalata alle spalle. Lui le aveva regalato una bellissima collana, che lei indossava sotto i miei occhi. Poi li trovai chiusi in una camera da letto a Friar Park».

Sfacciato, George tradisce Pattie in casa loro. Pattie è raggelata dal doppio tradimento, talmente raggelata che non reagisce. Incassa, per lʼennesima volta incassa, ma nel suo cuore lo spazio per tollerare i tradimenti si è esaurito. Incassa ed è felice che, tra gli ospiti di Friar Park, sia riapparso Eric Clapton: ha sconfitto la tossicodipendenza e sta rimettendo in piedi la sua carriera. Sono passati anni da quando lo aveva respinto, ma Eric è ancora innamorato ed è tornato a corteggiarla senza remore, in casa di George, sotto gli occhi di George, durante le molte serate scandite da alcol e cocaina.

Eric, che in quel periodo sta partecipando al film-musical Tommy degli Who, è sempre più ossessionato da Pattie, sta impazzendo, ha bisogno di sfogarsi, di parlare, di chiedere aiuto. Si rivolge così a Pete Townshend, che ricorda: «Mi disse che stava raccogliendo il coraggio per parlare con Pattie e pregarla di lasciare il marito. Mi chiese se ero disposto ad andare con lui e stare un poʼ con George, così che potesse appartarsi con Pattie. La cosa non si rivelò difficile. George fu felice di parlare con me di misticismo indiano, musica e anche di uso di cocaina. Facevo fatica a seguire il suo ragionamento secondo cui, in un mondo di illusione, nulla aveva importanza, né ricchezza o fama né abuso di droghe o alcol. Lʼunica cosa che contava era lʼamore di Dio. […] Mi innamorai di George, quella notte. Il suo humour sardonico, tipico dei nativi di Liverpool, era affascinante e il suo impegno spirituale era assoluto: alcuni giovani seguaci di Hare Krisnha, che vivevano lì, andavano avanti e indietro avvolti nelle loro vesti zafferano mentre noi parlavamo».

Eric: «Io passai il tempo a pomiciare con Pattie e a cercare di convincerla a lasciare finalmente George. Me ne andai senza che avesse preso una decisione, ma quello fu un momento fondamentale nel nostro rapporto». Pattie: «Eric era divertente e pieno di vita, una meravigliosa tentazione. Io non facevo che paragonarlo a George, a volte così freddo e distaccato».

Eric è sempre a Friar Park ed è sempre più sfacciato. George tradisce Pattie ma non sopporta che Eric la corteggi. La tensione cresce, aumenta a dismisura, finché esplode. George ed Eric, «pieno di brandy come al solito» precisa Pattie, si affrontano a colpi di chitarra. Quella sera a Friar Park c’è anche l’attore John Hurt: «Me ne stavo andando, ma George insistette perché restassi. Chiaramente voleva avere qualcuno che facesse da pubblico. Fu una sfida pazzesca». Clapton: «Quella sera a Friar Park cera un’atmosfera speciale. Il fuoco scoppiettava nel camino, le candele erano accese e, mentre la musica cresceva di intensità, John Hurt stava lì con un’espressione rapita sul viso, come sé stesse assistendo a un fantastico incontro fra giganti, o a una battaglia fra stregoni. Pattie entrava ogni tanto a portarci tè e biscotti».

Pattie Boyd nel 1964. Foto: Michael Ward/Rex Features

George ed Eric avevano intrecciato le chitarre tante volte sul palco in sala di registrazione, “sfidandosi” con il sorriso. Quella sera della primavera 1974 non sorridono e per pubblico hanno solo la donna contesa e John Hurt. George Harrison, trentun anni, capelli lunghi, baffi, volto scavato, magro, ma di una magrezza malata, contro Eric Clapton, ventinove anni, capelli lunghi, barba, anche lui magro, anche lui provato dalla vita. Lo sguardo di Eric è colmo di rispetto per il rivale (ricordate? «Volevo Pattie perché apparteneva a un uomo potente») ma non nasconde unʼesplosione di desiderio per la moglie di lui («Una donna bellissima»). Anche lo sguardo di George è colmo di rispetto ma arde dalla voglia di umiliare lʼamico.

Pattie assiste alla sfida: uno davanti allʼaltro in una sala della reggia Friar Park, ognuno con chitarra al collo e amplificatore ai propri piedi. Un assolo dopo lʼaltro, senza risparmiarsi. Pattie: «Duellarono per due ore senza proferire parola: lʼaria era elettrica e la musica eccitante». Dopo due ore si fermano, le chitarre tacciono, cala il silenzio. Si guardano: chi ha vinto? John Hurt: «Era del tutto evidente che George gli aveva dato una chitarra più scadente e un amplificatore più scadente. […] (Eric) era imbattibile. Harrison si innervosì e cercò di essere troppo tecnico mentre Clapton si concentrò sul suonare un paio di note significative in contrasto con la “ginnastica strumentale” di George».

Nessuno dice nulla, ma la sensazione è che abbia trionfato Eric. Avrà pure vinto, ma è una vittoria inutile: Pattie resta con George. Per arrivare alla rottura deve accadere lʼirreparabile. E lʼirreparabile accade.

Tratto da Il triangolo rock: George Harrison, Pattie Boyd, Eric Clapton di Riccardo Russino, Il Castello.