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Quando Elton John ha scritto a Lewis Capaldi: «Piantala o tirerò fuori il gay che c’è in te»

Ansia, insicurezza, sindrome di Tourette e dell'impostore, vita in famiglia, un po' d'ironia: cinque cose che abbiamo imparato dal documentario ufficiale 'How I’m Feeling Now', da oggi su Netflix

Foto: Netflix

Lewis Capaldi ha sempre desiderato cantare. Ballad come Someone You Loved e Before You Go gli hanno regalato fama e successo, ma non tutto è andato per il verso giusto. Il documentario ufficiale di Joe Pearlman How I’m Feeling Now (da oggi su Netflix) getta uno sguardo inedito sulla carriera del cantante scozzese e fa luce sulle battaglie che ha dovuto combattere mentre cercava di terminare il secondo album.

«Il primo disco è stato sostanzialmente un sogno diventato realtà. E se il primo va bene, ti dicono subito: “Devi rifarlo”», spiega Capaldi nel film, riferendosi al successo di Divinely Uninspired to a Hellish Extent del 2019. «Puoi essere la next big thing per un solo anno».

Lewis Capaldi: How I’m Feeling Now fotografa Capaldi nei momenti in cui è più vulnerabile. Parla della lotta per mantenere l’equilibro psichico e segue il suo lungo percorso nell’affrontare la sindrome di Tourette, l’ansia e la sindrome dell’impostore. Da una e-mail di Elton John alla convivenza forzata coi genitori durante la pandemia, ecco cinque cose che abbiamo imparato.

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La mail di Elton John

Capaldi fatica ad accettare il suo status di popstar. Due suoi amici decisamente famosi hanno cercato di convincerlo che il suo destino è questo. In una scena del documentario, Capaldi ricorda di aver parlato a Ed Sheeran dei suoi problemi con la sindrome dell’impostore. Il giorno dopo, ha ricevuto una e-mail da Elton John che gli ricordava quanto fosse talentuoso: «Caro Lewis, ieri ho parlato di te con Ed. Mi ha detto che ti senti una specie di impostore. CAZZATE! Sei unico e il tuo album sta ancora andando fortissimo in tutto il mondo. Ed è solo il tuo primo disco. Scrivi canzoni bellissime che piacciono a milioni di persone. Sei fantastico dal vivo e sei un cantante meraviglioso… sei anche decisamente divertente e originale. Lo dico con sincerità. Ora, per favore, piantala o verrò nel Suffolk e tirerò fuori l’omosessualità latente che c’è in te. Secchiate d’amore, Elton».

Nemmeno John è riuscito ad alleviare l’ansia di Capaldi. «È bello sentirsi dire certe cose, ma ovviamente mi vedo ancora come un mezzo impostore. Non credo passerà mai. La sindrome dell’impostore influenza ogni decisione che prendi e tutto quel che fai».

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L'ansia quando deve scrivere canzoni

Il successo ha reso Capaldi ancora più insicuro. Pensa troppo a ciò che scrive. «Non mi sento sicuro del mio talento d’autore», dice a un certo punto, «e la cosa è peggiorata col successo». Nel documentario va in studio a Los Angeles con Dan Nigro e Amy Allen per una session di scrittura. La sua sindrome di Tourette all’epoca non è stata ancora diagnosticata, i tic diventano ingestibili e ostacolano il lavoro. «È troppo difficile e scrivo da schifo», dice. «I tic peggiorano quando mi siedo al pianoforte. È doloroso fisicamente, mi manca il respiro, la schiena fa malissimo, è spaventoso».

Dice a proposito del viaggio a Los Angeles che avrebbe dovuto aiutarlo a scrivere che «la fiducia nelle mie capacità è diminuita, anche se abbiamo appena fatto qualcosa di incredibile. C’è quest’idea per cui “non sarò in grado di scrivere roba buona, quindi andiamo a Los Angeles dove ci sono i migliori autori e produttori, ci penseranno loro a fare la magia”. Ma non funziona così».

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Per un bel po' ha evitato di curarsi

Per un certo periodo Capaldi non si è curato. Parlava dei tic come di una cosa che faceva parte della sua vita quotidiana. Sono peggiorati quand’è diventato famoso. «La cosa esplode quando mi trovo in mezzo al traffico, quando poi sono sfinito o dopo un evento importante si fa molto grave». In una scena emozionante, litiga col padre proprio per via dei tic. Lui cerca di ignorarli, l’altro lo invita a fare qualcosa. «Vanno e vengono, è una cosa mia, abituati», gli dice Capaldi. «Non posso far finta di niente», gli risponde il padre scuotendo la testa.

Per convincersi a fare qualcosa ci vuole una grave crisi sul palco del Wembley Stadium. Il padre ricorda piangendo quel concerto: «Ha smesso di cantare, cazzo. Sono scappato giù per le scale. La folla applaudiva… m’ha spezzato il cuore».

Alla fine Capaldi si prende una pausa di quattro mesi per concentrarsi sulla sua salute mentale. Inizia a prendere farmaci e ad andare in terapia. Nel documentario lo si vede la settimana dopo la diagnosi di Tourette: «Sapete a quanta gente l’ho detto? È scandaloso», dice ridendo. «La gente penserà che ne me vanto…».

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La canzone dedicata alla zia suicida

L’ispirazione per una delle canzoni più forti di Capaldi, Before You Go, non arriva da una rottura sentimentale, ma dal vedere la madre in lutto dopo il suicidio della sorella Pat. «Ti colpevolizzi perché non sei riuscita a impedirlo», dice Carol con le lacrime agli occhi. «Puoi provare ad aiutarli e a sostenerli, ma se non vogliono essere aiutati non puoi fare molto altro». In una delle scene più strazianti del documentario la si sente piangere fuori campo.

La tragedia si è consumata quando Capaldi era bambino. Era fuori casa quando il padre ha trovato il corpo della sorella di Carol. Riflettendo sul testo di Before You Go, il padre Mark dice che parla delle «domande che Carol si pone ogni giorno». In una scena, Capaldi esegue il pezzo sul palco, mentre Carol ripete il testo. «Lui vede l’umanità, quell’oscurità, e riesce a esprimerla», dice Mark.

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La pandemia a casa di mamma e papà

La pandemia ha costretto Capaldi a tornare a casa, a Whitburn, Scozia. Descrive l’esperienza come «l’antitesi di tutta quella cazzo di follia». Non s’aspettava di restarci per così tanto tempo e il film ce lo fa mostra mentre registra lì alcune parti del secondo album. C’è Capaldi che si occupa del cane, che fa il bucato, che lava i piatti, che aiuta in casa. La madre è la persona che lo sostiene di più: «Non voglio che cambi, non voglio che noi cambiamo». Il padre è sarcastico e resta coi piedi per terra, ma gli copre le spalle e racconta come, all’inizio, fosse lui a scarrozzare il figlio da un concerto all’altro. A un certo punto, Capaldi fa ascoltare ai genitori una canzone che ha appena scritto e i due gli danno un parere: «Non è una delle tue migliori», dice la madre. «È una merda», sentenzia il padre. «Mi hai chiesto la mia opinione, per cui te la do». Ci sono altri momenti che mostrano quanto il loro legame sia stretto. La madre racconta d’esserlo andato a prendere perché gli era venuto un attacco di panico mentre stava avendo un’avventura di una notte («vorrei che non l’avessi mai detto» dice Capaldi, che però poi si fa una risata).

Da Rolling Stone US.

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