Gli appassionati di classic rock conoscono bene o male la storia di Peter Frampton, il chitarrista che nel 1971 ha lasciato gli Humble Pie per intraprendere la carriera solista per poi diventare una superstar mondiale grazie all’album dal vivo Frampton Comes Alive! e recitare Bee Gees nel flop cinematografico del 1978 Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Ha faticato non poco a rimettere insieme i pezzi di una carriera andata in frantumi fino a quando l’amico d’infanzia David Bowie non lo ha riportato sui grandi palchi con il tour Glass Spider.
Messa così, però, restano fuori un sacco di cose. È per questo che Rob Arthur, suo storico bandleader, ha passato gli ultimi anni a girare il documentario Frampton che ne ripercorre la vita dall’infanzia a Londra alle prime band, come Herd e Humble Pie, fino al successo del live che gli ha cambiato la vita alzando oltremodo l’asticella. La seconda metà del film racconta il post Frampton Comes Alive!: un brutto incidente automobilistico, la fine del primo matrimonio, la dipendenza dalla cocaina, la gestione finanziaria sbagliata che gli ha fatto perdere quasi tutto il patrimonio, la diagnosi di miosite a corpi inclusi, una malattia muscolare che ha reso sempre più difficile andare in tour e persino suonare.
La storia viene ricostruita attraverso filmati d’archivio e nuove interviste con Frampton, l’ex moglie, i figli, i membri della band e gli amici, tra cui Roger Daltrey, Tom Morello, Sheryl Crow, Cameron Crowe, Herb Alpert, Glyn Johns e Kate Hudson. Il documentario rivela molti dettagli poco noti. Eccone alcuni.
La prima session è stata con Bill Wyman
Quando Frampton aveva 14 anni suonava in un gruppo R&B chiamato Preachers. La band ha registrato Hole in My Soul con Bill Wyman dei Rolling Stones come produttore. Era la prima volta che Frampton entrava in sala d’incisione. «Suonavi dei lick jazz incredibili», ricorda Wyman seduto accanto al chitarrista. «Pensavo: questo ragazzo è straordinario, dove diavolo ha imparato a suonare così? Deve aver ascoltato Django Reinhardt o Les Paul».
Detestava essere un teen idol
Quando gli Herd hanno iniziato ad avere successo, la stampa si è concentrata soprattutto sull’aspetto di Frampton, arrivando a soprannominarlo “The Face of ’68” e a piazzare il suo volto sulle copertine delle riviste per adolescenti. Gli altri membri del gruppo venivano sostanzialmente ignorati. «La band non era contenta e nemmeno io. Quello è stato l’inizio della fine degli Herd».
I ricordi più belli sono legati a George Harrison
Frampton non compare tra i musicisti accreditati di All Things Must Pass, ma la sua chitarra acustica si sente in tutto l’album. Nel documentario torna agli Abbey Road Studios e quasi si commuove indicando il punto esatto in cui era seduto quando ha registrato le sue parti, proprio accanto a George Harrison. «Se nell’album c’è una chitarra acustica, ci sono io, ma non ricordo bene, mi interessava di più quando cambiavano le bobine, cosa che all’epoca facevano, e in quei momenti io e George improvvisavamo. La gente mi chiede: qual è il momento più memorabile della tua carriera? Tutti pensano che sia Frampton Comes Alive! e invece la mia risposta è: “Stare seduto su due sgabelli ad Abbey Road a guardare attraverso il vetro, suonare con George e parlare con Phil Spector”».
Ha ispirato Sheryl Crow
Quando Sheryl Crow aveva 13 anni è andata al Mid-South Coliseum di Memphis, Tennessee, per vedere Frampton. «Il mio primo concerto», ricorda. «Quella era l’estate di Frampton, era il concerto da vedere per dire: io c’ero. Per noi, poi, significava partire da una cittadina con due soli semafori, affrontare un viaggio, scendere dai posti in alto fino alla platea. Ed era il mio primo concerto… È stato allora che ho iniziato a pensare: quanto mi piacerebbe che questo fosse il mio lavoro».
Con la fama è arrivata la coca
Per molti anni, a metà dei ’70, Frampton ha vissuto praticamente on the road. E mentre aumentava la pressione per superare il successo di Frampton Comes Alive!, aumentava anche il consumo di cocaina. «Non la dovevi comprare la droga, te la mettevano sotto al naso. All’epoca non me ne rendevo conto, ma ho una personalità incline alla dipendenza».
Ha recitato in Sgt. Pepper perché credeva ci fosse McCartney
Quando il produttore Robert Stigwood gli ha proposto di recitare nel film Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Frampton era comprensibilmente titubante. Ha accettato solo dopo che Stigwood gli ha detto che nel film ci sarebbe stato anche Paul McCartney. «Suonavamo a Wembley e la sera prima di noi c’era McCartney con gli Wings, così sono andato a vederli. Ero in camerino con Paul e Linda, e lei fa: “Paul, Peter farà quel film su Sgt. Pepper”. E io: “A quanto pare ci vedremo sul set”. E lui: “Perché? No, io non ci sono”. Ma avevo già firmato il contratto».

Foto: Lynn Goldsmith/Sacks & Co.
Pete Townshend gli ha chiesto di entrare negli Who
Nei primi anni ’80 Pete Townshend ha telefonato a Frampton per chiedergli se fosse interessato a entrare negli Who come chitarrista live in modo che potesse restare a casa e concentrarsi esclusivamente sulla scrittura delle canzoni. «Ho detto: “Ma davvero? Ne hai parlato con Roger ed Entwistle?”». Townshend ha risposto che aveva intenzione di parlarne con loro il giorno dopo. «Gli ho detto: “Perché non li chiami e poi ci risentiamo?”». Si sono risentiti dopo alcune settimane e quel punto l’offerta non era più sul tavolo. Per Frampton è stato un brutto colpo: aveva bisogno di quel lavoro.
Ha preso in prestito 100.000 dollari da Ahmet Ertegun
Dopo essere stato scaricato dalla casa discografica e aver scoperto di avere in banca molti meno soldi di quanto pensasse, Frampton si è ritrovato praticamente al verde. «Ho dovuto prendere in prestito dei soldi per vivere. Sono andato nell’ufficio del mio caro amico Ahmet Ertegun. Ero nervosissimo, non avevo mai chiesto soldi a nessuno in vita mia. Mi ha chiesto di quanto avevo bisogno. “100mila dollari” (Imita Ertegun mentre gli scrive rapidamente un assegno, nda). Tutto qui. Mi sono venuti i brividi allora e mi vengono i brividi ancora oggi. Quello è un amico e in questo ambiente non ce ne sono molti. È stato il punto più basso per me».
È rinato grazie a Bowie
Nel 1987, più di dieci anni dopo Frampton Comes Alive!, è stato invitato da David Bowie in studio per suonare la chitarra in Never Let Me Down. Non è stato un successo e lo stesso Bowie ha preso le distanze dal disco, ma ha dato il via a un tour che ha riportato Frampton sui grandi palchi per la prima volta dagli anni ’70. «L’ho ringraziato profusamente mentre era vivo e lo ringrazio ancora ogni giorno. È stato il momento in cui le cose hanno ricominciato a succedere. All’inizio degli anni ’90 ho rimesso insieme la mia band e ho ricominciato a fare tournée. Sono tornato».
Ha una brutta malattia muscolare
Negli ultimi anni Frampton si è sottoposto a un intenso programma di allenamento per contenere gli effetti della miosite a corpi inclusi e riuscire così a continuare a suonare dal vivo. Cammina con un bastone, ha difficoltà a tenere in mano il telefono, si muove molto lentamente e perde spesso l’equilibrio. «È incredibile che sia riuscito a continuare ad andare avanti e fare quel che faccio. Sto imparando a trasformare quello che sento nella testa in cose che posso fare con le dita che non vogliono andare dove vorrei. Devo trovare altri modi per farlo e in un certo senso la cosa mi diverte».















