Rolling Stone Italia

Perché i Cream sono ancora il più importante power trio della storia del rock

Il 9 dicembre 1966 usciva ‘Fresh Cream’, l’esordio della band di Eric Clapton, Ginger Baker e Jack Bruce, il supergruppo che ha ridefinito lo standard del virtuosismo rock

A metà degli anni ’60 il rock cresceva a velocità impressionante, e ogni mese decine di classici del futuro riempivano gli scaffali dei negozi di dischi. All’inizio di dicembre del 1966, qualche mese dopo l’uscita dei capolavori di Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan e Beach Boys, c’era ancora spazio per far sì che una nuova band, i Cream – il gruppo più eccitante del rock, almeno per un po’ –, si prendesse il centro della scena.

I Cream erano il primo vero power trio della storia: Eric Clapton alla chitarra, Jack Bruce al basso, armonica e voce, il folle Ginger Baker alla batteria. Erano anche il primo supergruppo. Clapton era l’acclamato virtuoso di Yardbirds e John Mayall and the Bluesbreakers, Bruce e Baker suonavano nella Graham Bond Organisation, e il primo aveva già registrato una hit con Manfred Mann. All’epoca del loro debutto, Fresh Cream, uscito il 9 dicembre 1966, i tre erano la prima rock band con un virtuoso dietro tutti gli strumenti della formazione. Allo stesso tempo, la band non apparteneva solo al rock. “Pensavo fossimo una specie di gruppo jazz”, ha raccontato Jack Bruce, “ma non abbiamo mai detto a Eric che era il nostro Ornette Coleman”. Oppure, come ha detto il chitarrista dei Living Colour, Vernon Reid – collaboratore di Bruce in diversi progetti –, i Cream “riuscivano a combinare blues, rock e la musica jazz”.

Clapton aveva lasciato gli Yardbirds perché li considerava troppo pop, e voleva inseguire il suo amore per il blues. Per quanto riguarda Baker, il batterista diceva: “preferirei suonare jazz – odio il rock & roll”. Ma ancora, quello che suonavano i Cream non era il tipico rock. “Avevo visto Buddy Guy in concerto e fu incredibile”, ha detto Clapton a Uncut nel 2004 di una delle sue principali ispirazioni. “Aveva un controllo totale, e ho pensato: “Ecco, è così che dovrebbe essere”. È così che mi è venuta l’idea del gruppo. Pensavo che un trio fosse capace di fare qualsiasi cosa”.

Ai tempi non era una novità che le rock band avessero virtuosi in formazione. Gli Yardbirds, per esempio, avevano Jeff Beck al massimo della forma. Ma non esisteva ancora un gruppo che metteva così tanta enfasi sulla tecnica dei singoli musicisti. Per farla breve, non esisteva nessuna band con una formazione al livello dei Cream. Per un periodo di tempo, dire “The Cream” significava dire “i migliori musicisti del rock”.

In un’intervista con Rolling Stone del 2010, Roger Waters ha raccontato cosa ha provato quando ha visto per la prima volta il gruppo: “Una visione sbalorditiva e un suono esplosivo”, ha detto. “Ricordo che Ginger Baker era incredibile, colpiva i fusti come non avevo mai visto fare prima, a parte forse Keith Moon. Ma Ginger li colpiva con uno stile ritmico tutto suo, ed era straordinario. Non c’è bisogno di dire molto su Eric Clapton – è ovvio quanto fosse strabiliante. E poi c’era Jack Bruce – probabilmente il bassista più talentuoso di tutti i tempi”.

Lo stile di Bruce combinava la fluidità di James Jamerson con l’approccio compositivo di Charles Mingus, le sue parti di basso erano la base su cui Clapton costruiva le sue escursioni chitarristiche, e funzionavano quasi come canzoni a se stanti. Alla batteria, Baker aveva l’eleganza di Max Roach, ma suonava con più potenza di qualsiasi altro collega in circolazione. Clapton, all’epoca, era uno dei principali innovatori del suo strumento, con un assolo incandescente e rivoluzionario sempre pronto in tasca.

Bruce, Baker e Clapton erano strumentisti talmente bravi che, almeno all’epoca, si pensava che non sarebbero stati in grado di suonare insieme. “Tutti i dubbi sulla capacità dei Cream di suonare come gruppo e non come tre solisti è svanita dopo aver assistito al loro set sensazionale”, scriveva Melody Maker dopo uno dei primi concerti al Klooks Kleek di Londra. Le aspettative erano tante, all’epoca, e nessuno sapeva cosa avrebbero potuto fare insieme quei tre musicisti. L’interesse era talmente alto la stampa parlava di un concerto inglese del 31 luglio 1966 – tre mesi prima dell’uscita di Fresh Cream – come di un evento atteso “da migliaia di persone”.

Tutta quest’attenzione fece sì che il singolo di debutto Wrapping Paper diventasse una piccola hit – un successo inaspettato per un gruppo che non era nato con l’obiettivo di sfornare singoli –, e Melody Maker commentò: “Il gruppo più pubblicizzato, chiacchierato e venerato del momento, i Cream, adesso è in classifica”.

Ma a essere davvero eccitanti erano gli altri brani del repertorio, non i singoli. Durante le prime apparizioni alla BBC, i Cream suonavano a un volume talmente esagerato che gli studi faticavano a contenerli. Fresh Cream, nel frattempo, con cover di Spoonful di Willie Dixon e I’m So Glad di Skip James, usava il blues in modi che tutti ritenevano impossibili: i Cream amplificavano i suoni del Delta fino a renderli insostenibili per i timpani, con assolo e interplay di gruppo che rivaleggiavano con i migliori ensemble jazz in circolazione.

Le strutture delle canzoni di Fresh Cream erano più semplici rispetto a quello che i Cream avrebbero fatto più avanti. Ma quell’album diventerà il punto di riferimento per tanti tipi diversi di band: il power trio, il gruppo di virtuosi, la jam-band, gli antenati del metal. “Non ho mai visto niente del genere”, diceva di un concerto del gruppo Jorma Kaukonen, chitarrista dei Jefferson Airplane. “L’intero concerto mi ha aperto la mente, davvero potente. Nessuno ha l’energia di Ginger. E ho apprezzato molto quello che Eric Clapton ha fatto con il blues tradizionale. Per quanto mi riguarda nessuno ha traslitterato la musica dei maestri nell’estetica del power trio meglio di Eric e della sua band. Hendrix era monumentale. Ma preferivo Clapton. Quello che suonava era importante per me. Credo sia stato il primo chitarrista a convincermi a comprare un pedale wah-wah”.

Fresh Cream, inoltre, aveva canzoni più pop come Sweet Wine e Dreaming, un indizio di quanto la band sarebbe stata capace di inserire melodie memorabili all’interno delle varie follie strumentali. Mentre altri brani come N.S.U. (scritta da Bruce) e la tradizionale Cat’s Squirrel rappresentavano un vero e proprio terremoto musicale, puro distillato di furia blues.

Sfortunatamente, quella furia avvelenerà i rapporti tra i membri del gruppo, e meno di due anni dopo, la band suonerà l’ultimo concerto alla Royal Albert Hall di Londra. Considerando l’intensità della musica, non è uno shock che la loro carriera sia durata così poco.

“Mi piaceva andare a vedere i Cream, poi sono diventati tristi e incasinati”, ha detto Pete Townshend all’epoca, il commento malinconico di chi sapeva che non avrebbe più incontrato un gruppo del genere, se non sotto forma di pallide imitazioni. Il meglio del raccolto, per così dire.

Iscriviti