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Perché, dopo 20 anni, ‘Stripped’ è ancora un disco della madonna

Anniversario tondo per l'album che ha consacrato Xtina, facendoci capire che non era solo la rivale di Britney. Ma soprattutto che c'era molto di più oltre ai pantaloni con i buchi sulle chiappe

Foto: Miranda Penn Turin

Gli anni passano in fretta e te ne accorgi quando gli anniversari sono tondi. Sono già passati vent’anni dalla pubblicazione di Stripped, l’Album più importante di Christina Aguilera. Alla parola Album mettiamo la maiuscola non perché sia l’unico disco della nostra, ma perché è il suo album migliore, quello in cui ha rivoluzionato il suo sound, la sua immagine, insegnando a lei che si poteva osare, e a noi che esistevano pantaloni con i buchi sulle chiappe. Ma non solo.

Stripped è il disco che ha consacrato la sua personalità, facendola diventare Xtina, non solo un’altra popstar bionda e carina. Un disco che è un grido di emancipazione, e che si apre con una intro in cui sono riassunti tutti i gossip che la riguardavano all’epoca. La presunta relazione con Fred Durst dei Limp Bizkit, il rapporto con Eminem (i due si sono odiati per anni, in The Real Slim Shady lui accusa lei di averle passato malattie veneree), la rivalità con Britney. «Allow me to introduce myself, want you to come a little closer». Ed è questo quello che succede.



Venti canzoni nate con i migliori: Linda Perry, Scott Storch, Glen Ballard, Alicia Keys (che ha scritto e prodotto The Impossibile, una delle ballad del disco), Dave Navarro, Redman, Lil’ Kim. Il risultato è un un mix di pop, hip-hop, rock, soul. Un disco sull’empowerment, sul valore personale, sull’avere la cazzimma. Un disco di cui non si salta neanche una traccia.

«La musica che ho fatto nel mio primo album era controllata da molti uomini e donne più anziani di me», ha raccontato Xtina, che dopo aver militato al Mickey Mouse Club insieme a Britney Spears e Justin Timberlake, alla fine degli anni Novanta era stata lanciata nella macchina del bubblegum pop che tanto piaceva ai tempi. Ma era arrivato il momento di andare oltre. Con la pubblicazione di Dirrty, Christina ha rivoluzionato tutto: genere, look, suoni, portando con sé un sacco di critiche, soprattutto per il video di David LaChapelle in cui appare decisamente molto più sexy e provocante rispetto a quando si rotolava sulla spiaggia cantando di farsi strofinare come il genio della bottiglia. Quei pantaloni che vi dicevamo prima ebbero un successo incredibile, nel bene e nel male.



Alle critiche, le stesse riservate a popstar come Madonna anni prima, Xtina ha risposto vendendo milioni di copie e creando il suo immaginario più forte. Perché se nel disco ci sono alcuni dei suoi singoli più conosciuti (come Beautiful, ballatona sull’accettarsi così come si è, ma pure Can’t Hold Us Down, The Voice Within o Fighter), un ruolo fondamentale ce l’hanno avuto anche i videoclip, accompagnamento perfetto di tracce che già non avevano bisogno di molto altro. Per ogni singolo è stato scelto un immaginario preciso. Sexy in Dirrty, badass in Can’t Hold Us Down, dark fantasy in Fighter, e così via.



«Mi ha rattristato il fatto che molte persone fossero giudicanti, e io non sono mai entrata in scena per imporre qualcosa a nessuno. Volevo solo vivere la mia vita e non omologarmi», disse Christina parlando dell’accoglienza e dei commenti riservati a Stripped. Era il 2002, che sono vent’anni sul calendario ma pure cinquanta se consideriamo il trattamento riservato ad alcune tematiche, in questo caso al corpo delle donne, in televisione o sui media.

E sempre a proposito di Madonna, pochi mesi dopo sarebbe arrivata anche la consacrazione da parte della Regina del Pop. Siamo sul palco dei VMAs, tutti si ricordano l’esibizione di Madge con Britney e Christina sulle note di Like a Virgin, quella in cui Madonna, simulando un matrimonio a tre, baciò in bocca sia lei che Brit (anche se la gente si ricorda solo il bacio della Spears, perché quando toccò a Xtina la regia era concentrata a riprendere Justin Timberlake che sorrideva tra il pubblico).

Polemiche a parte, Stripped rimane un disco che ha avuto una forte influenza sulla generazione di popstar venute dopo. Da Miley Cyrus a Rihanna, arrivando a Lady Gaga. Un disco in cui le tracce hanno identità sonore ben definite, in cui si affrontano temi molto diversi (la relazione col padre, il bullismo, gli abusi, la fede, il sesso) e in cui la voce di Christina Aguilera è al top. Vi piaccia o no, questa settimana festeggiamo uno degli album più importanti di quegli anni. E se siete tra quelli che schifano il pop a prescindere, abbiamo un messaggio per voi: words can’t bring us down.

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