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Perché Axl Rose si può solo amare, nonostante tutto

In difesa di una delle ultime vere rockstar, anche se non canta più come un tempo, anche se è fuori forma e somiglia a Benny Hill. Com’è che agli altri rocker si perdona tutto e a lui non si fanno sconti?

Axl Rose (dietro di lui, Carrie Underwood)

Foto: Allen J. Schaben/Los Angeles Times via Getty Images

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!».

Il concetto nietzschiano di eterno ritorno può essere applicato perfettamente alla diatriba che contrappone da quasi trentacinque anni ammiratori e detrattori di Axl Rose. Non a caso, anche il recente passaggio in Italia della band americana, di poco successivo alla cancellazione del concerto di Glasgow per problemi alla voce del frontman, ha lasciato dietro di sé il classico mix di commenti contrastanti. Così, ai vari «ma perché si ostinano a suonare per tre ore con un cantante che non ce la fa» e «ormai canta come un gatto scuoiato» hanno fatto forza uguale e contraria quelli del team Axl, divisi equamente tra persone cresciute come lui e consce del fatto che il tempo passi per tutti e fanatici estremisti.

Di artisti capaci di dividere il pubblico è piena la storia, non solo della musica, ma il caso di Mr. Rose è forse unico al mondo. Non c’è articolo, recensione o video in rete in cui non sia possibile rendersi conto della cosa. Ecco, in questo scontro di inciviltà senza fine, io non mi vergogno di ammettere di far parte della categoria dei die hard fans. Quindi se siete tra quelli che lo considerano alla stregua di un felino a cui strizzano le palle, avete fatto girare i meme che lo paragonavano a Benny Hill (peraltro esilaranti) o siete convinti che Matt Bellamy e Chris Martin rappresentino il gotha del rock, smettete pure qui di leggere. A chi vorrà andare avanti spiegherò invece le mie ragioni.

Perché Axl si può e si deve solo difendere. Anche a costo di rompere rapporti con amici e parenti. Rispetto ai quali ho probabilmente passato più tempo nella mia vita col leader dei Guns. Perché Axl è un animale in via d’estinzione e probabilmente l’ultima vera rockstar del nostro tempo. La cosa più genuinamente rock’n’roll e ultra decadente che si possa trovare su un palco oggigiorno. Se volete capire un briciolo della pericolosità che quel tipo di musica e quell’attitudine si erano portate dietro per vent’anni prima dell’arrivo dei Guns, andarli a vedere è l’ultima occasione per respirare ancora un po’ di quella brezza. Persino gli Stones e gli Aerosmith, un tempo nemici pubblici numero uno e antesignani per eccellenza dei Guns, oggi sembrano troppo lontani dal concetto di pericolo, di sporcizia. E intendiamoci, pure i Guns sono gente da residency a Vegas, ma quando ci vanno loro continui a pensare che siano fighissimi e non delle vecchie scoregge.

Iniziamo col fare un passo indietro e arriviamo al 1992. Per metà del mondo, il main act live mondiale erano i Nirvana, per molti altri erano invece i Guns. Per me lo erano entrambi. Pensate al concerto di tributo a Freddie Mercury: a Wembley, i Guns rappresentarono quello che i Queen erano stati al Live Aid. E il frontman più scarso quella sera era forse Roger Daltrey. Tutte quelle cazzate sulle differenze abissali tra Cobain e Rose, alimentate giustamente dal celebre scazzo a MTV, servirono a inasprire una lotta tra chi difendeva le idee progressiste del gruppo di Seattle contro l’atteggiamento sessista e machista dei secondi, accusati di essere dei nostalgici di una scena che il Seattle sound aveva di fatto eliminato quasi completamente. Ma le cose, in fin dei conti, stavano davvero così?

A ben vedere, anche Axl faceva parte appieno di quella che i media avrebbero chiamato Generazione X, forse però la esprimeva semplicemente in modo differente. Dietro l’apparente posa da duro, anche lui mascherava un passato terrificante, fatto di abusi subiti, abusi autoinflitti e amenità di questo tipo. Se abbiamo letto per anni dei motivi e dei traumi che avevano portato Cobain a condurre un certo tipo di vita, per l’opinione pubblica e i fan lui si faceva per lenire quei traumi, mentre Axl, a cui era stato peraltro diagnosticato il bipolarismo, era solo un cazzone che cantava in mutande e che sfruttava il fatto di essere belloccio per portare a sé una larga parte di pubblico femminile.

Invece, anche molti dei testi di Rose riflettevano il dolore e la difficoltà di vivere. Persino i loro percorsi da fruitori musicali non si trovavano per niente agli antipodi. Queen II era uno dei dischi preferiti di entrambi, così come punk, hardcore e persino un certo tipo di metal. Vogliamo parlare di contraddizioni? Uno che in One in a Million parla di “negri” e “froci” non può definirsi fan di Elton John o dei Queen, sentenziano i benpensanti. Però poi lo vedi abbracciato allo stesso Elton sul finale di Bohemian Rhapsody e capisci che va bene così. Cobain si schierò sempre apertamente contro l’uso delle armi, per dire. E quando prese da parte Novoselic e Grohl per dirgli che da lì in avanti i crediti maggiori li avrebbe presi lui, in quanto scrittore di quasi ogni cosa uscita dai Nirvana, i due non la presero bene, ma nessuno si sognò di dire che Kurt era una specie di tiranno. Certo, in questo senso Axl ha pisciato un tantino fuori dal vaso e aver fatto fuori tutta la band per dare alla luce un album in 16 anni non ha giocato a suo favore. Quindi sì, è stato, e forse lo è ancora, un tiranno. E quindi? Lo è stato anche Roger Waters, ma chi cazzo ha coraggio di dirlo quando si parla dei suoi tour o di ricordarglielo oggi (anche perché se lo fai, il rischio che il buon Rog venga a casa tua a prenderti a schiaffi è ancora altissimo)?

Anche in tutto questo sta tuttavia la sua grandezza. Perché ha continuato a fare sempre come cazzo voleva e il tempo, se vogliamo, gli ha dato pure ragione. Chinese Democracy viene ancora sbeffeggiato come un tempo? Però molti di quelli che ai tempi lo demolirono oggi dicono che è un ottimo disco, uscito solo fuori tempo massimo, e i ritovati Slash e Duff si trovano tutte le sere da anni a suonarne dal vivo diversi pezzi. Ha tagliato le parti incise dal suo idolo Brian May? E lui ha replicato dandogli del bravo ragazzo a cui si può perdonare tutto. Quando gli AC/DC si trovarono a fare i conti con la defezione di Brian Johnson nel pieno del classico tour mondiale, chi salvò il culo a tutti? Quando la notizia giunse al pubblico, si scatenò l’inferno. Solo perché nessuno aveva davvero capito che quel connubio sarebbe stata una delle cose più genuinamente rock’n’roll del decennio.

E poi, lo confesso, dietro al mio amore incondizionato c’è anche qualcosa di autobiografico. Nel 2010, durante un allenamento più duro del previsto, il ginocchio destro di colpo si bloccò. Il giorno successivo mi presentai in ospedale in stampelle. La diagnosi fu impietosa, l’operazione inevitabile. Eppure, un paio di giorni dopo avrei dovuto assistere a un concerto dei Guns a Ginevra, in cui con una delle mie vecchie mandrakate, ero riuscito a farmi accreditare come giornalista di Repubblica. Tanto chi sarebbe andato a controllare che si trattava di una cazzata? Ricordo ancora la fatica nello scendere le scale del palazzetto, dopo un viaggio in macchina che sembrava non dovesse finire mai. Poi il miracolo. Già a metà di Welcome to the Jungle i dolori erano scomparsi. Da lì a poco mi sbarazzai anche delle stampelle, di cui non avrei avuto più bisogno. Diavolo di un Axl, come si può non amarti incondizionatamente?

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