Basta poco ad Annie Clark, alias St. Vincent per mettersi a parlare a ruota libera di assoli di chitarra. Ricorda benissimo il primo che ha imparato a suonare, quello di Alive dei Pearl Jam. Oggi, dopo una ventina d’anni di carriera, suona fraseggi come se niente fosse come testimonia Live in London! che documenta il concerto con orchestra che ha fatto alla Royal Albert Hall per la BBC (ascoltate ad esempio Black Rainbow o Live in the Dream in cui sembra una David Gilmour più affilata). Ma qual è secondo lei il miglior assolo di chitarra di sempre? La risposta che ci ha dato: quello di Kid Charlemagne.
Il classico del 1976 degli Steely Dan, ottavo nella classifica di Rolling Stone US dei migliori assoli di chitarra di sempre, apre l’album The Royal Scam coi suoi quattro minuti e mezzo (ridotti a poco meno di quattro nella versione su 45 giri). Quasi un quarto della canzone è affidata al chitarrista Larry Carlton. Pare che Donald Fagen e Walter Becker abbiano lavorato in studio per un paio d’ore su quell’assolo di 50 secondi che, su insistenza di Becker, Carlton ha dovuto registrare più volte con una Fender Stratocaster prima di tornare alla sua chitarra preferita, la Gibson ES-335. Gran parte di quanto registrato è stato tagliato, ma dell’outro – completamente improvvisata – è bastata la prima take.
«Gli assoli di chitarra di The Royal Scam sono talmente iconici che voglio sentirli rifatti nota per nota», dice Clark, per la quale anche quello di Peg, una canzone sempre degli Steely Dan ma uscita l’anno dopo, è un altro candidato al titolo di assolo numero uno. «Non voglio sentire chitarristi improvvisare o dilungarsi, nemmeno i grandi che hanno avuto sul palco. Voglio sentire l’assolo di Larry Carlton rifatto nota per nota. È la prova di quanto sia grande. Dal punto di vista compositivo è sacro».
Clark se ne intende di reinterpretazioni. Live in London! contiene arrangiamenti orchestrali dei pezzi più amati dai suoi fan – tra i momenti migliori ci sono la malinconica Los Ageless e la struggente New York – diretti dal maestro Jules Buckley e co-prodotti da Rachel Eckroth. Clark descrive l’esperienza come «gloriosa e… civilizzata. Lo dico perché venivo dal tour di All Born Screaming che è stato il più violento che abbia mai fatto, e ho delle cicatrici qui che possono dimostrarlo. Passare da quella esperienza a questa è stato come farsi un bagno di bellezza di due ore sul palco».















