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Paolo Fresu racconta Chet Baker

Questa sera JazzMI ospiterà il progetto di Paolo Fresu “Tempo di Chet”, uno spettacolo tutto dedicato alla vita e alla carriera di uno dei trombettisti più importanti della storia

Foto: Getty Images

Chi era realmente Chet Baker? Il mito di Chet Baker si compone alla velocità della luce: è quello dannato di chi cammina di lato, rasente i muri, schiva la normalità e assaggia gli eccessi. La sua parabola è consueta e ha i lineamenti dell’ascesa e caduta di un mito: il successo, le copertine, le donne pescate dal mazzo come carte da gioco, i figli. Poi un atto dovuto, come pegno da restituire per tanta fortuna insperata, per i colpi violenti prevedibili (l’andirivieni dalle carceri, i processi, l’estradizione da mezza Europa), e per quelli che precipitano addosso inattesi, (il talento che sembra andare in fumo, una morte che non t’aspetti). E la vita presenta il conto.

Un uomo fragile e un artista straordinario. Grande trombettista, cantante dalla voce e dal volto d’angelo, entrato nell’immaginario collettivo per la sua vita complessa e per una musica di disarmante semplicità.

Chet ha attraversato il Novecento, «il grido più struggente del ventesimo secolo», con una leggerezza dettata da bellezza atavica che lo ha portato a vivere nel mondo con una misteriosa levità. La stessa che, all’età di 59 anni, lo ha fatto morire ad Amsterdam in circostanze poco chiare. Per questo abbiamo voluto raccontare la sua vita a teatro con Tempo di Chet e oggi lo spettacolo diventa un concerto.

Ho lavorato nella scrittura di questo progetto operando attorno a quattro piani di ricerca: Standard cari a Chet Baker, brani originali che ho scritto appositamente per la pièce teatrale, composizioni di Dino Rubino e Marco Bardoscia e canzoni con la batteria spazzolata di Stefano ‘Brushman’ Bagnoli. Non ci sono brani in tre quarti e tutta la musica ha un carattere cool, come è sempre stata quella di Chet Baker, in bilico fra il suo disordine interiore e una architettura musicale tesa verso una perfezione (melodica, armonica e ritmica) quasi maniacale.

Lo spettacolo è un omaggio alla musica californiana e alla cantabilità italiana molto cara a Chet, raffinato e intenso trombettista e cantante. Perché è sempre tempo di Chet Baker.

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