‘Now and Then’ è il canto di commiato perfetto dei Beatles | Rolling Stone Italia
Il p.s. di Paul, John, George e Ringo

‘Now and Then’ è il canto di commiato perfetto dei Beatles

Ed è meglio di ‘Free as a Bird’ e ‘Real Love’. Dimenticate l’isteria da AI, non c’è nulla di contraffatto nel pezzo. Ecco la storia della canzone e delle “nuove” antologie rossa e blu raccontata dal produttore Giles Martin

‘Now and Then’ è il canto di commiato perfetto dei Beatles

Beatles

Foto press

L’ultima canzone dei Beatles. Sessanta e passa anni dopo il singolo d’esordio Love Me Do, avremo un nuovo capitolo finale per il gruppo più amato al mondo. Giovedì 2 novembre alle ore 15 italiane, i Beatles pubblicheranno il loro ultimo pezzo, Now and Then. John Lennon l’ha scritto e cantato al pianoforte a casa sua nel 1977. George Harrison ha poi suonato le sue parti di chitarra nel 1995, quando i tre Beatles superstiti si sono cimentati nelle session per il progetto Anthology. Ora Paul McCartney e Ringo Starr hanno completato il lavoro dei loro amici e lo hanno fatto all’insegna dell’amore che sembra riassumere tutta la storia long and winding dei Beatles. John, Paul, George e Ringo intervengono in decenni diversi, ma suonano lo stesso brano, per un ultimo istante tutti insieme.

Now and Then sarà il brano di chiusura della nuova edizione delle due raccolte leggendarie dei Beatles, 1962-1966 e 1967-1970, universalmente note come Red e Blue Album. Si tratta dei due greatest hits più emblematici del pop, la mappa che ha guidato generazioni di fan verso la loro musica. O come ci racconta il produttore Giles Martin, «sono stati la mia porta d’ingresso al mondo dei Beatles».

Red e Blue usciranno il 10 novembre, una settimana dopo Now and Then (ci sarà anche un singolo con doppio lato A Now And Then / Love Me Do). Sono stati ampliati e portati a 75 tracce: finalmente nel Red Album ora troviamo delle canzoni di George come Taxman e If I Needed Someone. Le nuove edizioni scateneranno molte discussioni, come hanno sempre fatto queste raccolte (You Really Got a Hold On Me e Tomorrow Never Knows sono sul Red Album, Blackbird e Hey Bulldog sul Blue Album). Le due antologie, che dal 1973 continuano a conquistare nuovi fan, hanno compiuto 50 anni la scorsa primavera, ma i nuovi Red e Blue ora possono finalmente occupare il posto che spetta loro in veste di raccolta definitiva dei Beatles.

Ma intanto c’è Now and Then che è una vera canzone dei Beatles. Sentire John e Paul che cantano insieme il primo ritornello, mentre le loro voci si incastrano nel verso “Ora e allora mi manchi”, è a dir poco emozionante e potente. Le loro voci si uniscono in una confessione matura e struggente, sopra la chitarra di George e la batteria di Ringo, in un brano mai sdolcinato, ma profondamente toccante, come il film Get Back. Nonostante l’isteria da AI, non c’è nulla di contraffatto, aggiunto o modificato nella voce di John: solo il suono chiaro di ciò che ha cantato quel giorno, seduto al suo pianoforte nel Dakota. Come dice Ringo, «è stata la cosa più vicina ad averlo di nuovo lì nella stanza».

Now and Then ha un impatto emotivo maggiore rispetto ai singoli di Anthology degli anni ’90 Free As A Bird o Real Love, che suonavano come demo raffazzonati. Quelle due canzoni, prodotte da Jeff Lynne e rimaneggiate da Paul, George e Ringo, erano note a piè di pagina del documentario legato ad Anthology. La voce di John era cupa e debole, aumentando il pathos: si sentiva solo un’eco fioca.

Now and Then proviene dalla stessa cassetta incisa in casa che Yoko Ono ha dato a Paul, George e Ringo dopo la morte di John. Ma è una canzone più solida e, grazie alla più recente tecnologia audio, la voce e il pianoforte di John si sentono molto meglio. Il team di Peter Jackson ha utilizzato il processo di “de-mixaggio” di Get Back e del box di Revolver dello scorso anno. Guidati da Emile de la Rey, i componenti della squadra hanno impiegato la tecnologia audio MAL di WingNut Films per isolare la voce, proprio come è stato fatto in Get Back per ascoltare la conversazione tra Paul e John nella caffetteria, ripresa con un microfono nascosto in un vaso di fiori.

Now And Then chiude il cerchio dei 60 anni di storia della band, dagli inizi da adolescenti nervosi fino al raggiungimento di una saggezza consumata. Peter Jackson ha diretto il video, un tour de force tecnologico che debutterà il giorno successivo, venerdì 3 novembre. È il primo video musicale del regista e probabilmente anche il lavoro più breve che abbia mai realizzato.

Il 1° novembre alle 20:30 debutterà invece un cortometraggio da 12 minuti, scritto e diretto da Oliver Murray, che presenta la canzone. Now and Then – The Last Beatles Song è un modo perfetto per ascoltare il brano per la prima volta: spiega come è nato il pezzo, con Sean Ono Lennon, Paul, Ringo e Peter Jackson che raccontano tutta la storia, dal pianoforte di John (Sean sottolinea che suo padre non ha mai smesso di suonare, a casa) a Paul e Ringo che incidono le loro parti nel 2023. Il trailer è già disponibile.

Now And Then – The Last Beatles Song (Short Film Trailer)

George ha registrato la sua parte di chitarra nel 1995, quando i Beatles superstiti si sono cimentati in Now and Then, lasciandola incompiuta. Paul ora ha anche aggiunto un nuovo assolo di chitarra slide «nello stile di George», come spiega nel film. «È il mio tributo a George». La scorsa estate, parlando della canzone, Paul ha menzionato l’AI, scatenando una polemica enorme. Come dice Giles Martin, ridendo, «Paul è stato spiritoso ad annunciare che stavamo lavorando a un brano dei Beatles utilizzando l’AI. In realtà in noi non c’è nulla di artificiale o di intelligente».

Paul e Ringo hanno dato il via al progetto con la piena approvazione di Sean Ono Lennon e Olivia Harrison. «Per Paul era importantissimo che suonasse come una canzone dei Beatles», dice Giles Martin. «Non doveva essere una specie di tributo moderno ai Beatles. Dal mio punto di vista non c’era bisogno di alcun tipo di modernizzazione. Ringo deve essere Ringo e deve suonare la batteria, ed è quello che fa Ringo. Suona la batteria senza click track, suona come Ringo e non c’è nessuno meglio di lui».

Martin si è occupato dell’arrangiamento di archi, come suo padre George Martin ha fatto per molti classici dei Fabs. «In pratica, ho scopiazzato mio padre il più possibile. Ma sentite: se non posso prendere spunto da mio padre per l’arrangiamento d’archi di un disco dei Beatles, quando posso farlo allora?». Now and Then è prodotta da Paul McCartney e Giles Martin, mixata da Spike Stent: è la prima produzione ufficiale di Macca per i Beatles. «Paul l’ha arrangiata completamente», spiega Martin. «Quando me l’ha consegnata, aveva cambiato la struttura, aveva riscritto la canzone, aveva inciso l’assolo di chitarra e aveva praticamente già fatto le voci e le chitarre: io ho solo aggiunto qualche pezzo extra insieme a lui».

Per aggiungere un dettaglio magnificamente complesso, Paul e Giles hanno anche inserito parti di cori prese da tre classici dei Beatles. «Ho pensato che se i Beatles fossero stati lì, probabilmente avrebbero cantato delle armonie, a un certo punto della canzone», racconta Martin. «E se c’erano dei cori, era importante che li facessero tutti i Beatles. Così abbiamo preso dei piccoli elementi da Eleanor Rigby, Here There and Everywhere e Because. Ovviamente non è stato bello come se i Beatles avessero cantato davvero in studio, ma è stato come se l’avessero fatto. Era importante: ci sono solo quattro Beatles e devono esserci tutti in un disco dei Beatles». Ma nulla di tutto ciò diminuisce l’impatto emotivo della canzone. «Ovviamente non è andata così, però sembra proprio che John l’abbia scritta per Paul, in preda all’emozione. È una canzone agrodolce, molto alla John, ma con un misto di felicità e rimpianto. In questo senso è come In My Life».

Dall’edizione speciale di Sgt. Pepper del 2017, che ha dato il via alla rivoluzionaria serie di ristampe dei Beatles, sono stati rimixati molti dei brani del Red e del Blue Album, tra cui quelli del White Album (2018), Abbey Road (2019), Let It Be (2021) e Revolver (2022), oltre quelli contenuti in 1 del 2015. I restanti sono stati mixati ex novo da Martin e Okell, utilizzando la tecnologia di de-mixing di Peter Jackson e del suo team di tecnici audio della WingNut Films. Se avete sentito cosa ha fatto questa tecnologia applicata a Revolver (dando a ogni singolo elemento della batteria di Ringo lo spazio per deflagrare), avete una vaga idea di quanto sia importante ascoltare queste canzoni de-mixate. Drive My Car, Day Tripper, Twist and Shout, You Can’t Do That non hanno mai avuto questa spinta. Come dice Martin, «non avrei mai pensato che sarebbe accaduto».

Per anni ha affermato che le prime registrazioni, primitive e grezze, erano troppo limitate dal punto di vista tecnico per poter essere sottoposte a questo tipo di mix. È rimasto sorpreso anche lui. «Non sono uno che ama le iperboli. Ma è davvero sbalorditivo il modo in cui abbiamo fatti suonare i primi brani. Non pensavo che fosse possibile su cose come I Saw Her Standing There o All My Loving o Twist and Shout. Per esempio è stata portata alla luce la potenza del drumming di Ringo, in quei primi brani. E l’esecuzione è davvero ottima. È una gioia».

Come nota Martin, sono i Beatles dell’ultimo periodo che ottengono i risultati migliori sui servizi di streaming, soprattutto Abbey Road. «Se si guarda ai dischi dei Beatles più ascoltati in streaming, è per lo più la roba recente», dice Martin. «Abbey Road è il loro album di maggior successo. Le canzoni suonano più moderne, a livello puramente di sound». Uno degli obiettivi di questo progetto è stato dare alle prime registrazioni la stessa nitidezza e incisività. «Penso che con il Red Album ci stiamo avvicinando a questo risultato, e questo cambia la dinamica di come vengono percepiti. Ringo diceva: “Siamo solo un gruppo di punk”. E adesso suonano davvero come un gruppo di punk. Sono quattro ragazzi in una stanza che fanno casino, e i loro primi dischi erano esattamente questo».

Il difetto principale della vecchia versione del Red e del Blue Album era l’assenza della cosiddette Harrisongs, quindi è gratificante vedere finalmente rientrare George nel disco. «Penso che in origine sia stato Allen Klein a scegliere», dice Martin. «Ora invece le decisioni le prendono i Beatles. Il gruppo decisionale è incredibilmente piccolo, non è un grande consiglio di amministrazione. La cosa bella è che, a dispetto di ciò che si pensa comunemente, nel caso dei Beatles le persone si prendono davvero cura l’una dell’altra. Così, se si crede che George abbia subìto un torto nella stesura della lista originale dei brani, Paul, Sean e Ringo si assicurano che la cosa venga corretta. Fantastico».

I Am the Walrus è il brano che farà discutere di più: nel nuovo mix sembrano essere andate perdute alcune delle voci shakespeariane in coda, tratte da una produzione radiofonica della BBC di Re Lear. Si sentono ancora la voce di Edmund («Ti conosco bene, sei un criminale affidabile») e quella di Oswald. («Seppellite il mio corpo!»), «I Am The Walrus è stata intenzionalmente incasinata durante la realizzazione», spiega Martin. «Il problema è che l’effetto stereo, nella seconda metà, fondamentalmente è un mono raddoppiato che passa attraverso una macchina per l’ADT. Quindi abbiamo dovuto fare l’ADT di un mucchio di roba separata e poi rimettere tutto insieme».

Il Blue Album si chiudeva con The Long and Winding Road, scelta da Klein come ultimo singolo della band. Quando le compilation originali Red e Blue sono uscite, nell’aprile del 1973, Klein ha assemblato la tracklist, cosa che ha fatto inorridire i milioni di fan che amavano questi dischi, ma detestavano Klein. All’epoca tutti e quattro i Beatles erano troppo presi da altre cose per occuparsene. Erano già lanciati come solisti. Tutti e quattro sarebbero rimasti scioccati al pensiero che i Fabs sarebbero stati ancora più famosi e amati mezzo secoldo anni dopo.

The Long and Winding Road, per quanto sia un’ottima canzone, è sempre sembrata una chiusura poco soddisfacente, alla fine della quarta facciata del Blue Album. Suonava esattamente come il pasticcio che era, con gli archi e l’arpa sghemba voluta da Phil Spector e quel coro orrendo, spalmato sulla voce di Paul a sua insaputa. E poi c’è il basso di John: si può sentire Paul che cerca di non scoppiare a ridere di fronte a una delle note steccate dall’amico. Era evidentemente il lavoro di una band che si stava sgretolando di fronte al sipario. Ma è giusto che il Blue Album ora si concluda con una collaborazione a distanza molto speciale, che chiude la vicenda con una storia della buonanotte decisamente diversa.

In Now and Then ci sono i quattro ragazzi di Liverpool, ora separati dalla morte, a 60 anni di distanza da quei ragazzini spaesati che iniziano la prima facciata del Red Album con Love Me Do, con le loro voci piene di paura. Tutto è cambiato nel 2023, ma non la cosa più importante, ovvero la passione smodata per la loro musica. È il tributo alla loro amicizia in cui Paul e Ringo si fanno in quattro per terminare una canzone lasciata in sospeso decenni prima, semplicemente per spirito di lealtà e affiatamento. È un tributo al loro folle amore per la canzone e per i loro amici. Nella musica non esiste un’altra storia come quella di Now and Then. È un addio commovente (la scena di coda del video di Peter Jackson vi stenderà: preparatevi). Ma è anche un tributo finale che spiega benissimo perché questa musica è importante e perché è più amata che mai. È la canzone finale dei Beatles. Ora, allora e per sempre.

Da Rolling Stone US.