Non perdete tempo: riscoprite Donna Summer, subito | Rolling Stone Italia
Hail to the disco queen

Non perdete tempo: riscoprite Donna Summer, subito

La regina della disco nasceva 75 anni fa. Brian Eno disse che avrebbe segnato «il corso della musica per i prossimi 15 anni». Springsteen la amava e criticava il «razzismo del movimento anti-disco music»

Non perdete tempo: riscoprite Donna Summer, subito

Donna Summer nel 1978

Foto: Jack Mitchell/Getty Images

«Quando Neil Bogart fece ascoltare ad un party il demo di Love to Love You Baby, la gente, impazzita, chiedeva di risuonarlo in continuazione», ricordava qualche anno fa Giorgio Moroder. Era la metà degli anni ’70 e in quel momento erano ancora in pochi a conoscere colei che pochi mesi dopo si sarebbe convertita nella Disco Queen per eccellenza, Donna Summer. Durante la sua carriera ha superato ogni record: oltre 100 milioni di dischi venduti, quattro singoli al primo posto nella Billboard 200 in un solo anno, premi à gogo dai Grammy agli American Music Awards.

Nata a Boston nel 1948, LaDonna Adrian Gaines, questo il suo vero nome, compirebbe 75 anni proprio il 31 dicembre di questo 2023. E, non ci sono dubbi al riguardo, fosse ancora tra noi, starebbe cantando e ballando non-stop con quella sua contagiosa energia. Purtroppo, però, un tumore se l’è portata via nel maggio del 2012, a soli 63 anni. Perché ricordare ancora oggi dunque Donna Summer? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, autori di Donna Summer. La voce arcobaleno. Da Disco Queen a Icona Pop (Coniglio Editore), un libro che è l’enciclopedia definitiva in lingua italiana della voce che ha fatto ballare sui dancefloor di entrambi gli emisferi almeno due generazioni.

«Donna Summer è stata la prima artista donna, oltretutto afro-americana, a diventare una superstar planetaria», spiegano Angeli Bufalini e Savastano. «I suoi dischi sono arrivati ai vertici delle classifiche in tutti e cinque i continenti. Tutto ciò avveniva in epoca pre-MTV, quindi senza il fondamentale supporto dei videoclip musicali. La Summer, insieme ai suoi co-autori e produttori Giorgio Moroder e Pete Bellotte, ha stravolto la scena musicale di metà anni ’70 lasciando un’impronta indelebile con brani rivoluzionari come Love to Love You Baby e I Feel Love che hanno cambiato il DNA della pop music».

Con I Feel Love, 8 minuti e 16 secondi di pura energia futuristica nella sua versione originale, ridotti poi a circa la metà per le radio, Donna Summer fece davvero il boom. E si sedette, come insindacabile regina, a fianco di Zeus nell’Olimpo della musica. «Volevo realizzare un brano sul futuro», ricorda Moroder. «I Feel Love Donna l’ha registrata in soli dieci minuti. Nessuno di noi immaginava sarebbe diventato un mega hit». Secondo David Bowie, Brian Eno corse da lui mentre registravano la trilogia di Berlino e gli disse che aveva appena ascoltato il suono del futuro: quel brano avrebbe segnato «il corso della musica per i prossimi 15 anni», disse al Duca Bianco. Come dargli torto?

Il trio che Summer formò con Moroder e Bellotte fu qualcosa di epocale e insuperabile. Durante più di sette anni non sbagliarono un colpo, sfornando un successo dietro l’altro. Una di queste perle fu Hot Stuff, siamo nell’aprile del 1979. Due milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti. Per Billboard è la sessantasettesima delle più grandi canzoni di tutti i tempi. «Donna chiamava Moroder Big Brother», spiegano Angeli Bufalini e Savastano. «E Bellotte ci ha confermato che la loro relazione amicale e professionale a tre non ha mai conosciuto screzi e incomprensioni di alcun tipo». Il talento straordinario della Summer fu una componente fondamentale, insieme al suo carisma, la sua sensualità e una musica di grande impatto. Il loro ultimo LP insieme fu The Wanderer nel 1980, «un gioiello di sperimentazione tra pop-rock, elettronica e new wave».

«Non c’era nulla che Donna non potesse cantare: opera, rock, jazz, folk, gospel, R&B», ha affermato Bellotte. «Neanche Aretha Franklin o Whitney Houston avevano una versatilità vocale simile. Era unica». Ma il talento di Summer non lo confermano solo i suoi storici collaboratori. Lo disse senza tanti fronzoli anche Bruce Springsteen che si muoveva su altre coordinate musicali: «Donna Summer sa davvero cantare. Non mi è mai piaciuto il velato razzismo del movimento anti-disco music», affermò il Boss che per Summer scrisse infatti un brano, Protection. Correva l’anno 1982.

In quell’epoca dorata, a cavallo tra anni ’70 e ’80, Donna Summer fu la Dance Queen anche degli italiani. «È stato amore a prima vista quello con l’Italia: la Summer ha raggiunto il record di quattro album al numero uno nella nostra penisola», raccontano Angeli Bufalini e Savastano. «Nonostante un’unica grande tournée dal vivo nel 1977, seguita da sporadiche apparizioni dieci anni dopo, il nome dell’artista è rimasto intatto nell’immaginario degli italiani. E lei aveva un amore particolare per il nostro Paese, tanto da avere sposato un italoamericano di Brooklyn, Bruce Sudano, originario della Campania».

Ma, in realtà, Summer non fu solo “la signora della notte”, per citare il titolo del suo primo album del 1974, prodotto dal solo Bellotte. Fu una vera e propria icona pop e un’artista impegnata, molto più di quello che si pensa. «Ho la mia concezione sulla parità dei diritti: o si è liberi mentalmente o non lo si è affatto», disse in un’occasione. Nell’estate del 1968 fu scritturata per far parte della compagnia che avrebbe portato il musical Hair in Germania. Era una Donna – non ancora Summer, ma Gaines o Gains, come si leggeva, ad esempio, sul 45 giri che uscì nel 1969 con i due brani che cantava nel musical, If You Walking’ Alone e Can’t Understand – con la capigliatura afro quella che volò in Europa, con Angela Davis come idolo. Quando era già stabile in Germania da diverso tempo – fu lì che conobbe Bellotte e Moroder – Summer tornò per un breve periodo negli States per affidare la figlia Mimi di 2 anni ai nonni residenti a Boston. Solo per il fatto che la piccola aveva gli occhi azzurri ed era bianca come il padre, l’austriaco Helmut Sommer, primo marito della cantante, Summer venne automaticamente scambiata dalla gente per la bambinaia di famiglia. «Per Donna fu uno shock constatare che la democratica America fosse così indietro, negli stereotipi razziali, rispetto all’Europa», spiegano gli autori di Donna Summer. La voce arcobaleno.

Negli anni ’80, però, circolarono voci di una Donna omofoba che fecero molto male a un’artista sulla cresta dell’onda. Una vera e propria fake news dell’epoca pre-internet. «Grazie alle interviste esclusive da noi raccolte negli anni, sia alla cantante che a personaggi a lei vicini, abbiamo potuto ricostruire nel dettaglio, anche con particolari inediti, tutto quanto avvenuto all’epoca», raccontano Angeli Bufalini e Savastano. «Una maldicenza inventata a tavolino con la quale l’artista ha dovuto combattere per molti anni, ricorrendo anche alle vie legali».

Dopo la fine della collaborazione con Moroder e Bellotte, Summer non si è comunque mai fermata, mettendosi sempre in gioco. I suoi orizzonti musicali si ampliarono, così come le collaborazioni: da Bruce Springsteen a Quincy Jones, passando per Barbra Streisand e Liza Minelli, giusto per menzionarne alcuni. È da riscoprire la Donna Summer icona pop a tutto tondo, quella che calcò le scene dall’inizio degli anni ’80. Qui converrebbe almeno ricordare la hit She Works Hard for the Money con Michael Omartian, le collaborazioni pop con David Foster, quelle gospel e dance con Stock, Aitken e Waterman, ma anche una nuova versione del classico di Andrea Bocelli Con te partirò (I Will Go With You). Nel nuovo millennio, la cantante, già cinquantenne, incise pochi brani, eccetto nel 2008, quando uscì Crayons, il suo ultimo album, un mix sonoro con i nuovi produttori dell’epoca che conta anche con un duetto con Ziggy Marley.

Basterebbero le hit menzionate in precedenza per (ri)scoprire Donna Summer, ma se proprio voleste immergervi nel mondo della Dance Queen e delle sue molte vite, seguite i consigli di Angeli Bufalini e Savastano che alla domanda dei brani da andare ad ascoltare, così su due piedi, elencano Spring Affair, Could It Be Magic, Mac Arthur Park, Bad Girls, Last Dance, Dim All the Lights, On the Radio e No More Tears. Dopo qualche secondo di pausa, aggiungono anche Need a Man Blues, My Baby Understands, Working the Midnight Shift, Now I Need You e Down Deep Inside, composto da John Barry insieme alla stessa Summer, per la colonna sonora del film The Deep (Abissi). Insomma, avete almeno tre ore di musica di Donna Summer per farvi compagnia in quest’inizio di 2024. Approfittatene!

Altre notizie su:  Donna Summer Giorgio Moroder