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«Merita la santità»: le reazioni degli artisti alla morte di Sinéad O’Connor

Dai Massive Attack («il suo attivismo era un riflesso dell’anima») a un durissimo Morrissey («non avete avuto il coraggio di sostenerla quand’era in vita»), ecco come l’artista irlandese viene ricordata dai colleghi

Foto: Donal Moloney

Per i Massive Attack capivi «dal fuoco che aveva negli occhi che per lei l’attivismo era un riflesso dell’anima, non un gesto politico». Altri ne ricordano la vita tormentata, la lotta, ovviamente il talento. Tutti dicono che aveva ragione lei. Morrissey scrive un j’accuse a stampa, discografia e a chi «non ha avuto il coraggio di sostenerla quand’era in vita». Flea dei Red Hot Chili Peppers ricorda di averla sentita vicina quando lui era «un ragazzo di strada». Ecco, insomma, le reazioni dei colleghi alla morte di Sinéad O’Connor.

«Come si fa a fare l’elogio funebre di una persona che non hai mai conosciuto bene, ma con cui hai avuto l’onore di lavorare?», scrivono i Massive Attack, che hanno collaborato con lei ai tempi di 100th Window. «Davvero, essere testimoni della sua voce, nell’intimo, in studio. E quand’eravamo on the road, durante i soundcheck ogni singola persona in sala posava attrezzi e strumenti. Dal fuoco che aveva negli occhi capivi che per lei l’attivismo era un riflesso dell’anima, non un gesto politico».

Scrive Billy Corgan degli Smashing Pumpkins: «Fieramente onesta, dolce e divertente, aveva talenti che forse neanche lei comprendeva fino in fondo». Per lui, Sinéad è una figura unica della sua generazione. «Non dimenticherò mai che una volta è stata cancellata per un atto di semplice resistenza. Il suo crimine? Strappare una foto», ovvero quella del Papa al Saturday Night Live.

«Quando Sinéad è diventata famosa» scrive Flea dei Red Hot Chili Peppers «per noi ragazzi di strada, per noi selvaggi è stato come se una di noi ce l’avesse fatta. Incredibile. Non sto cercando di paragonare me o chiunque altro a Sinéad, è unica nel suo genere, ma è quel che ho provato, come se fosse stata una di noi. Per me era come Billie Holiday. Tutto il suo dolore, tutta la sua bellezza e quelle canzoni incredibili… merita la santità».

Morrissey ha pubblicato sul suo sito uno scritto duro in cui punta il dito contro chi l’ha attaccata in vita ricordando che «è stata scaricata dalla sua etichetta discografica dopo aver venduto sette milioni di dischi», e questo pur non avendo fatto nulla di male. «La sua era una vulnerabilità orgogliosa… e c’è un certo odio dell’industria musicale per i cantanti che non si adattano (io lo so fin troppo bene), e non vengono mai lodati fino a quando muoiono – quando, finalmente, non possono rispondere». Oggi i social si riempino «di elogi per Sinéad con le solite etichette idiote di “icona” e “leggenda”. La lodate ora SOLO perché è troppo tardi. Non avete avuto il coraggio di sostenerla quand’era viva e vi cercava».

Per Morrissey sono stati la stampa e i dirigenti discografici che oggi la lodano «a spingere Sinéad a rinunciare… perché si è rifiutata di essere etichettata, ed è stata degradata, come sono sempre degradati quei pochi che muovono il mondo. Qualcuno è sorpreso che Sinéad O’Connor sia morta? Chi si è preoccupato di salvare Judy Garland, Whitney Houston, Amy Winehouse, Marilyn Monroe, Billie Holiday?». O’Connor «ha avuto il coraggio di parlare quando tutti gli altri rimanevano zitti e buoni. È stata molestata semplicemente perché era sé stessa. Alla fine i suoi occhi si sono chiusi alla ricerca di un’anima che potesse chiamare sua. Come sempre, gli sfigati non colgono il punto, e con le mascelle serrate tornano a usare gli insulsi e stupidi “icona” e “leggenda”, quando la settimana scorsa avrebbero utilizzato parole ben più crudeli e sprezzanti».

Il ricordo di Morrissey

Se Melissa Etheridge ricorda la «piccola e timida ragazza irlandese» conosciuta al suo primo Grammy, Tori Amos la definisce «una forza della natura» e una «una autrice e interprete brillante», lodandone «la passione, la presenza intensa e l’anima bellissima, che ha combattuto con coraggio i suoi demoni».

Bryan Adams ricorda di essersi esibito con lei: «Mi è piaciuto molto lavorare con te, fare foto, concerti in Irlanda insieme e chiacchierare». Per Brandi Carlile «è stata sempre dalla parte del giusto». A chi le risponde scrivendo che purtroppo Sinéad non può vedere tutto questo amore, Carlile risponde che «è dolorosamente vero. Possiamo rimediare» esprimendo questo amore «alle persone per le quali ha combattuto».

Postando una foto del Saturday Night Live, il premio Pulitzer per la musica Rhiannon Giddens dice che «avremmo dovuto ascoltarla all’epoca», mentre Alanis Morissette posta una foto della cantante con un cuore spezzato.

Anche Tom Morello posta una foto della cantante: «Rest in peace, brilliant Sinéad».

«Che cantante e che coraggio», scrive Tracey Thorn degli Everything but the Girl.

Cat Stevens/Yusuf Islam scrive di avere «appreso con tristezza della morte della sorella Shuhada Sadaqat, nota anche come Sinéad O’Connor. Era un’anima gentile. Che Dio il misericordioso le dia pace eterna. Inna lillahi wa inna ilayhi rajioon – in verità, apparteniamo ad Allah e a Lui torniamo».

Billy Bragg ne loda il coraggio. La ricordano anche Flavor Flav dei Public Enemy e in Italia, tra gli altri, Zucchero.

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