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Manuel Göttsching: sì, sviaggiare

Omaggio al geniale chitarrista e artigiano dei suoni morto lo scorso 4 dicembre. Dagli Ash Ra Tempel alla carriera solista, ha unito mondi distanti, portando la musica "altrove"

Manuel Göttsching

Foto: Will Ireland/Getty Images

È un anno triste per il kraut rock. Dopo la dipartita di uno dei re del genere, Klaus Schulze, è giunta la notizia della morte – avvenuta il 4 dicembre – di Manuel Göttsching. E forse non è un caso: i due erano destinati a reincontrarsi nello spazio dopo avere suonato assieme nel gruppo fondamentale del kraut “cosmic”, gli Ash Ra Tempel.

Una volta abbandonati i Tangerine Dream più estremi di Electronic Meditations, Schulze ne diventa il batterista, mettendo il sigillo su tre loro opere. La band è una creatura di Göttsching, chitarrista partito con l’idea di seguire la scia di un blues lisergico alla Jimi Hendrix o alla Jerry Garcia per poi trovare una via sperimentale personale e soprattutto rivolta allo spirito e all’universo. A questo scopo fonda quello che potremmo chiamare (almeno agli inizi) un cosmic power trio. Il primo album degli Ash Ra Tempel è infatti chiarissimo negli intenti, con il riferimento anche nella copertina al culto del dio sole egizio e a una ricerca di stati di coscienza sciamanici e alterati.

Per farlo, è necessario guardare oltre il rock e nello specifico al lavoro del compositore svizzero Thomas Kessler, figura geniale con il quale Göttsching è in contatto e che sarà di fondamentale ispirazione (in alcuni casi si può parlare di emulazione). A fare la differenza nel primo disco degli Ash Ra Tempel non è tanto la psichedelia free/impro o lo space rock (sono terreni battuti, per fare un esempio, già dai Pink Floyd e dagli Hawkwind, ai quali gli Ash Ra sono accostati all’epoca), quanto l’idea di costruire il tutto come una variegata composizione di musica contemporanea, con repentine entrate ed uscite soniche che dribblano il tipico rischio di monotonia del genere psichedelico. Queste vere e proprie suite descrivono profondi passaggi psichici. A volte l’esperimento arriva a prevedere scenari ambient e l’uso del sintetizzatore unito alle percussioni sembra contenere in nuce le intuizioni proto techno che Göttsching svilupperà più avanti.

Gli Ash Ra Tempel producono altri tre LP: i successivi due, Schwingungen e Seven Up, dividono ancora oggi la critica su quale sia il più importante. Se il primo rappresenta un modo per Göttsching di liberare l’immaginazione pescando un po’ ovunque (chiari riferimenti ai Can, ai Tangerine Dream e ai Pink Floyd) facendo esperimenti sintetizzati che ci fanno capire da dove hanno tratto ispirazione i PIL, creando una specie di zibaldone cosmic dalla propulsione inarrestabile, è vero anche che Seven Up è un inequivocabile e inarrivabile delirio indotto dall’LSD, tanto che alla voce c’è Timothy Leary. Il titolo nasce da una lattina di Seven Up “corretta” che pare sia stata offerta ai musicisti durante la registrazione. Non mancano tempeste di sintetizzatori ma soprattutto è evidente una separazione tra due emisferi, uno che si concentra su un rock-blues scomposto e l’altro su volate spaziali che avvolgono il tutto.

Göttsching in Seven Up porta l’astronave verso galassie moderne, fa un giro nell’acid rock e ritorna gravitando attorno al noise. L’altro album, Join Inn, sembra in apparenza un ritorno alle origini (e infatti vi ritroviamo Schulze). In realtà si gioca spesso sul reiterare ritmi, riff, pulsazioni in un incedere ipnotico, quasi autistico, in cui ritorna l’intuizione “technoide” con un finale teso a un futuro di pad sintetici.

Tolto il curioso episodio “frikkettone” di Starring Rosi (che rappresenta una bizzarria proto folktronica e sembra fare storia a sé), l’importanza di queste prime prove di Göttsching cammina parallela a quella dei pionieri del kraut: aprire le porte delle percezioni musicali, usare i canoni come mezzo e non come fine, liberare il suono dalle maglie della scrittura a tavolino allo scopo di “sviaggiare”. E infatti finirà nel supergruppo kraut Cosmic Jokers, ancora una volta con Klaus Schulze, nel quale il gruppo si lascia guidare dal caso per lunghe jam session (e grazie al caso Göttsching verrà a conoscenza dell’uscita del primo lavoro della band: nonostante ci avesse suonato, è ignaro della pubblicazione e si ritrova ad ascoltarlo in un negozio di dischi).

Molti si ispireranno allo stile di Göttsching: il giro post punk o no wave nei ’70 e la scena post rock negli anni ’90 faranno tesoro delle sue esperienze. Ma anche il musicista tedesco ha i suoi debiti con altrui ingegni. Accade proprio nel momento cruciale della sua svolta solista, anno 1975. Con Inventions for Electric Guitar mette a punto il chitarrismo elettrico moderno. Grazie all’uso dell’eco e del reel to reel trasforma lo strumento in un’arma polifonica in diretta, quasi fosse un sequencer, sviluppando la cosa tanto in senso ritmico quanto in senso armonico tramite le varie sovrapposizioni “a pad”. Un suono che ha influenzato molti, dai Roxy Music ai Pink Floyd (si pensi ai giochi di delay di Gilmour nel periodo The Wall) nonché tutto il giro guitar loop degli anni 2000.

Nello stesso periodo una cassetta di M.A.L. (che vedrà la luce nel 2018 tramite la Sub Rosa), progetto del chitarrista belga Daniel Malempré, finisce nelle mani dell’etichetta di Göttsching. Incredibilmente, il musicista non viene contattato, ma ad uscire sarà invece, dopo poco, Inventions che a tutti gli effetti somiglia all’opera di Malempré anche nell’assetto tecnico. Fortunatamente non è un plagio secco, Göttsching perfeziona tutta una serie di aspetti in maniera certosina, ma Malempré, disgustato dalla cosa, smetterà per anni di suonare la chitarra.

I fan del chitarrista tedesco tendono alla mitizzazione assoluta, come se egli fosse arrivato dal nulla a certe conclusioni. La realtà è che Göttsching era un chitarrista con solide fondamenta classiche: le sue innovazioni partono più che altro dal tentativo di erodere o ampliare il già esistente, procedendo per esperimenti e innesti fino a trovare una forma tanto perfetta da risultare unica e riconoscibile come trademark anche se magari non lo è (Robert Fripp o Brian May hanno fatto gli stessi esperimenti con delay e nastro applicati alla chitarra molto prima di lui).

Alla sua morte la maggior parte del pubblico lo ha ricordato per l’album fondamentale E2-E4, registrato nel 1981 ma uscito nel 1984, un’improvvisazione al sequencer su una progressione di soli due accordi che è diventata un esempio di proto house music dopo il campionamento dei Sueño Latino nel 1989 e stracitato nelle opere ambient techno di gente come Orb o Carl Craig. L’innovazione reale del disco parte nella sua seconda metà ed è chiaramente ispirata alla scena latin club che all’epoca muoveva i primi passi. L’intuizione geniale di Göttsching è mescolarla al minimalismo ipnotico di Steve Reich così come a certe cose stile Anthony Phillips dell’album 1984 o dei Tangerine Dream. L’impronta, con le dovute differenze strumentali, è quella ereditata dal già citato Join Inn, che non a caso ha una scacchiera in copertina. La mossa d’apertura del gioco degli scacchi citata nel titolo di E2-E4 è probabilmente un manifesto di intenzioni: liberarsi del passato sfruttandolo fino in fondo. Il progetto di Göttsching che più spinge verso questo obiettivo è Ashra.

Incredibilmente snobbato dai più, rappresenta invece la filosofia degli Ash Ra Tempel proiettata nel futuro: poca elettricità ma elettronica a pacchi, la chitarra solo a ricamarne le suggestioni e anch’essa synth, ritmiche che si spingono verso la techno, ma soprattutto previsione dell’ambient/IDM che verrà. L’album d’esordio del 1976, New Age of Earth, è un presagio già dal titolo, un capolavoro, un manifesto new age quando questa ancora non è stata decifrata: Blackouts è una visione di hypnagogic ante litteram, ma è soprattutto Correlations (del 1979, dalla ambigua copertina alienico/erotica) a mettere in circolazione il kraut nella pista da ballo grazie alla batteria di Harald Grosskopf (ex Wallenstein), anticipando il French touch e la space disco alla Daft Punk. Esperimento che prosegue con lo spruzzo wave dell’album Belle Alliance e che ha forse il suo picco di weirdness in Tropical Heat, che è a tutti gli effetti un gioiello proto vaporwave, uscito nel 1991 ma registrato tra l’85 e l’86. Non è certo un caso che lo zoccolo duro degli estimatori di Göttsching quasi non dia una lira a questi lavori: non hanno nulla a che fare con certe pappe rassicuranti e preconfezionate, posizionandosi in cerca di un altrove.

Del bellissimo Concert for Murnau del 2005 non si parla mai, ma è la chiusura di un cerchio, il ritorno alla musica classica, un dialogo tra orchestra ed elettronica e una risposta matura agli Ash Ra Tempel “cinematici” della colonna sonora di Le Berceau de Cristal, anno 1975. Göttsching da lassù se la ride: geniale artigiano della musica, manipolatore di particelle sonore, assemblatore di mondi distanti tra loro e perché no, anche plagiarista impunito – perché un vero maestro dà anche il cattivo esempio – sapeva che tutto è relativo quanto attraente.

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