Mai snobbare le proprie tradizioni, parola dell’“uomo più alto della terra” | Rolling Stone Italia
Un altro folk

Mai snobbare le proprie tradizioni, parola dell’“uomo più alto della terra”

The Tallest Man on Earth sembrava americano, ma era svedese. Cercava ispirazione sugli Appalachi e disegnava la musica di casa sua. Ha cambiato idea. L’album ‘Just Beyond Endless Mountain’ a ottobre, a febbraio live in Italia

Mai snobbare le proprie tradizioni, parola dell’“uomo più alto della terra”

Kristian Matsson, alias The Tallest Man on Earth

Foto: Anton Corbijn

Kristian Matsson alias The Tallest Man on Earth si è alzato alle 5 del mattino per suonare il violino. Si è dato da fare per tutta la mattinata: è andato a funghi, ha sbrigato varie faccende nella sua proprietà, ha controllato l’avanzamento dei lavori nella sala da concerti che sta ristrutturando a una decina di minuti da casa di cui è sua proprietario che addetto alle pulizie. «Praticamente la caricatura di me stesso», dice Matsson collegato su Zoom, mentre dalla finestra alle sue spalle entra la luce.

Ci sono giornate che vanno così. Aggiusta cose, scrive canzoni, gira in quad per la sua proprietà, si occupa dei cavalli. Potrebbe essere sugli Appalachi, dove un tempo andava in cerca di ispirazione per la sua musica, e invece è in Svezia, nella contea di Dalarna o Dalecarlia dov’è nato. Si è fermato qua dopo aver vissuto a Brooklyn e dopo una ventina d’anni (e sette album) passati all’inseguimento dell’America e delle sue tradizioni musicali. Qua il più delle volte è solo un tizio che chino sul suo tosaerba scruta l’orizzonte.

«Più invecchio e più divento cinico, ma cerco ancora di vivere quei momenti in cui resti a bocca aperta di fronte alla bellezza di un albero», dice ridendo, consapevole di come una frase del genere possa far pensare che sia andato a raccogliere non funghetti allucinogeni. «Giuro, non sono fatto. Niente funghetti, erano funghi da mangiare».

Il ritorno di Matsson in Svezia ha un significato in più. Si è sempre tenuto lontano dalle tradizioni folk svedesi che hanno segnato la sua infanzia: i violini, i flauti, i costumi, la polska. «Era roba da turisti che volevano assistere alle feste di mezza estate con delle coroncine cheap di fiori in testa e poi andarsene». Trovava la musica troppo soft, «con gli angoli smussati», come dice lui. «Quando ho iniziato ad ascoltare il punk-rock ho desiderato d’essere Iggy Pop, mica un violinista folk con addosso un costume buffo». Ha poi scoperto Bob Dylan e il blues del Delta e gli sono parsi più eccitanti di quello che sentiva a casa sua.

Il nuovo album di Matsson Just Beyond Endless Mountain, che uscirà il 9 ottobre (The Tallest Man on Earth sarà in concerto il 20 febbraio 2027 ai Magazzini Generali di Milano, ndr), è la storia di un artista che ha deciso di non scappare più da quelle tradizioni, ma anzi le abbraccia in canzoni folk urgenti e dal forte impatto emotivo. Non si tiene più alla larga da flauti o violini. Si è reso conto che in fondo la tradizione del posto in cui è cresciuto non è poi tanto diversa dalle altre. «La tonalità dei pezzi di Skip James è piuttosto simile a quella di alcune registrazioni sul campo fatte qui, il modo in cui si usano le tonalità minori e maggiori, persino i testi somigliano a quelli delle antiche ballate inglesi o della musica per banjo e del blues, solo che sono in svedese».

The Tallest Man On Earth - "Overboda" ft. Sofia HK

È successo per caso o quasi. Durante il Covid, Matsson è tornato nella fattoria che possiede in Dalarna. Non aveva intenzione di stabilirsi lì definitivamente, ma quando le restrizioni sono state revocate ed è tornato a fare concerti, non si è più sentito il richiamo così forte dell’America. È anche finita una relazione importante e al padre è stato diagnosticato l’Alzheimer. Ha sentito il bisogno di ritrovare un legame più stretto con la terra e con la cultura in cui è cresciuto, per non dire delle profonde differenze tra i sistemi sanitari dei due Paesi.

«Sono un bianco di 43 anni e quindi la vita è facile per me, però sapere che esiste una rete di sicurezza aiuta dal punto di vista psicologico», dice a proposito del welfare in Svezia. «Qui non c’è il capitalismo aggressivo che c’è in America, che è una cosa che ti toglie la possibilità di sognare a occhi aperti. Non ce l’ho con l’America, anche qua abbiamo i nostri problemi, siamo tutti responsabili di quel che sta accadendo al pianeta, ma stanno succedendo un sacco di cose e sta mettendo alla prova l’ottimista che c’è in me».

Matsson è cresciuto considerando l’America e la sua musica alla stregua di un Santo Graal: i grandi nomi del folk e del blues come Bob Dylan e Skip James, il punk, la controcultura. Ama ancora tutto questo, ma ha cominciato a provare curiosità su tutto quello che aveva dato per scontato in Svezia. Il punto non era tanto capire come sarebbero state la sua vita e la sua musica una volta tornato a casa, ma porre le basi per un futuro diverso nel quale recuperare aspetti di sé e della sua storia rimasti in secondo piano e integrarli in modo naturale del suo lavoro.

La curiosità è cresciuta ancora dopo la morte del padre nel 2024. Chiunque abbia perso una persona cara a causa dell’Alzheimer o della demenza sa che la perdita comincia ben prima della morte, è un processo lungo, doloroso, estenuante. «Avevo la sensazione di non avergli detto addio, di non avergli fatto tutte le domande». Per trovare le risposte, è tornato alle alle radici sue e del padre, alla musica che esisteva là appena fuori da casa sua e che ne aveva accompagnato l’infanzia. Ha ripreso in mano il violino, uno strumento che «ogni volta che lo prendevo mi mordeva», e si è immerso nelle registrazioni sul campo del folk svedese. Non ci ha trovato solo nostalgia, mci ha trovato anche gioia. «Era la stessa cosa, la stessa curiosità e lo stesso stupore che provavo quando andavo a scavare nella musica degli Appalachi o nel blues del Delta».

Le prime canzoni che ha iniziato a scrivere sul padre erano comprensibilmente tristi, ma non era quel che avrebbe voluto il padre, suo grande fan. «Era felice e socievole, rideva delle sue stesse battute e lo faceva con naturalezza, parlava con tutti. Aveva un grande spirito, non gli sarebbe piaciuto sentirmi piangermi addosso. E allora ho buttato via quei testi, ho riscritto delle cose e alla fine sono venute fuori delle canzoni d’amore».

Just Beyond Endless Mountain è tenero e ha un fascino rustico, con lunghi assoli di violino, un flauto che accompagna i testi e decine di altri strumenti orchestrali suonati per la maggior parte da Matsson. Le canzoni sembrano ora sogni, ora registrazioni sul campo dio un uomo che cerca di trovare un po’ di luce (“anche in questi tempi di merda, ti amo ancora”, canta in Times). Overboda è stata scritta per il matrimonio di un amico. All’inizio l’aveva composta al violino ed è poi passato alla chitarra in modo da poterla suonare piangendo («per fortuna visto che alla certimonia stavo singhiozzando»). Anche se sono nate dal caos e dal dolore, le canzoni trasmettono una serenità tipica di chi ha fatto pace con sé stesso e il proprio passato.

C’è una frontiera culturale che Matsson non ha ancora attraversato: realizzare un album nella sua lingua madre. Ha scritto qualcosa in svedese, ma il risultato è «spaventoso e spoglio». Potrebbe diventare un progetto parallelo visto che comunque ama andare in tour in America. Non smetterà di suonare il violino. Ora apre i suoi concerti suonando una polska tradizionale, anche se non si considera neanche lontanamente un virtuoso dello strumento.

Matsson fa di tutto per resistere alla tentazione di fare doomscrolling quando si annoia ed è arrivato a usare «app che servono a silenziare altre app». La costruzione della sua sala da concerti, dove spera di ospitare spettacoli d’ogni tipo, dalla musica alla danza al teatro, è un suo modo per contrastare un mondo sempre più dominato dall’intelligenza artificiale. Di recente ha guardato un’intervista con un rappresentante di Suno e si è incazzato da morire. «Ha detto una cosa tipo “un tempo i musicisti dovevano lottare per finire le canzoni e ora noi stiamo eliminando questa fatica”. Amico tech, non sai di cosa stai parlando, ti sfugge completamente il senso dell’arte e del processo creativo».

Matsson è pieno di speranza senza essere ingenuo e la cosa si riflette nelle canzono di Just Beyond Endless Mountain. Si guarda in giro e vede che ultimamente stanno spuntando sempre più band formate da ragazzi che suonano chitarre distorte e alzano il volume degli ampli. «Quando vedo un emo mi vengono le lacrime agli occhi. È la natura che sta cercando di guarire sé stessa».

The Tallest Man On Earth - "Deliver Me From Trying"

Da Rolling Stone US.