Ma quale country, Lana Del Rey si è avventurata nel territorio del classicismo magico | Rolling Stone Italia
Positively Voodoo

Ma quale country, Lana Del Rey si è avventurata nel territorio del classicismo magico

E un po’ anche del jazz, via Ella Fitzgerald, delle colonne sonore Disney, del freak folk. ‘White Feather Hawk Tail Deer Hunter’ non è la canzone che ci aspettavamo, ma whoopsie-daisy yoo-hoo, va benissimo così

Ma quale country, Lana Del Rey si è avventurata nel territorio del classicismo magico

Lana Del Rey

Foto: Universal

Chissà di chi è stata l’idea di campionare quei gruppi di quattro note ascendenti che creano un’atmosfera sinistra e sospesa. Salgono senza fare il mezzo passo finale, restano indietro di un semitono, come se ci fosse un piccolo mistero da svelare. È il suono che apre White Feather Hawk Tail Deer Hunter, la canzone che Lana Del Rey ha pubblicato oggi, ed è campionato dalla versione di Ella Fitzgerald del 1964 di Laura, quella con l’arrangiamento di Nelson Riddle. L’originale era stato scritto nel 1944 da David Raksin per la colonna sonora del noir di Otto Preminger Vertigine. Lì c’era una pubblicitaria bella e affascinante che veniva trovata morta ammazzata (Laura, non a caso come la Palmer di Twin Peaks), qui c’è una popstar tormentata che torna a casa e cucina per il marito il cui amore l’ha rimessa sulla retta via. In entrambi i casi l’atmosfera ha qualcosa di onirico.

Nella testa dei fan, Lana Del Rey ha una collezione di dischi molto vintage e decisamente impeccabile. È probabile che ce l’abbia anche Drew Erickson, che ha scritto gli archi e co-prodotto la canzone con Jack Antonoff dandole un’atmosfera stravagante, orchestrale, un po’ folk noir e un po’ Disney. Fatto sta che dopo l’introduzione, White Feather Hawk Tail Deer Hunter s’avventura nei territori del classicismo magico, per così dire. Ci sono suoni di flauto, violino, violoncello, oboe, clarinetto, tromba, trombone, celesta, arpa. Difficile non pensarla come la versione trasfigurata del rapporto della cantante col marito Jeremy Dufrene, la guida della Louisiana che porta in turisti in giro ad avvistare alligatori e che nel pezzo pare torni a casa da caccia. Dufrene è tra gli autori della canzone con la sorella della cantante Chuck Grant e il cognato Jason Pickens.

Nel pre-ritornello Del Rey prepara la scena: “Tutti sanno che ho avuto qualche problema, ma sono a casa per l’estate”. La scena casalinga cambia nel ritornello, con una musica che assume accenti esotici e la voce che s’assottiglia quasi stesse mimando l’emissione delle cantanti del passato, con in più la leggerezza civettuola di quel “whoopsie-daisy, yoo-hoo” che è quasi da cartoon. White Feather Hawk Tail Deer Hunter non è una canzone pop, ma è interessante proprio perché trasfigura una scena ordinaria e la porta in un mondo di fantasia. L’espressione chiave è “positively voodoo”, l’amore e la pace trovata nel nuovo rapporto e in un ruolo femminile tradizionale come magia positiva.

White Feather Hawk Tail Deer Hunter

E pensare che Lana Del Rey aveva annunciato il prossimo album, più volte rimandato e ora atteso nel giro di tre, quattro mesi, come un lavoro tendente al country. Poi, quando il country è diventato una moda, oltre che un oggetto di discussione culturale con l’uscita di Cowboy Carter di Beyoncé, Del Rey ha cambiato idea e ha annunciato non solo un cambio di titolo (da Lasso a The Right Person Will Stay e ora Stove), ma anche una svolta verso una musica meno country e più vicina all’immaginario Southern gothic. Qualcuno sta già protestando, non è la Lana Del Rey che ci si aspettava, erano meglio gli ultimi singoli Bluebird e Henry, Come On, altri sono convinti che sia l’esatto contrario e non stupisce visto che White Feather Hawk Tail Deer Hunter non è un singolone radiofonico, ma una fantasia pop destinata a dividere. O forse potevano aspettarci qualcosa di simile sapendo della cover di Summertime di Gershwin che Del Rey ha pubblicato nel 2020 per raccogliere fondi per le orchestre filarmoniche di New York e Los Angeles ferme ai tempi del Covid.

“So che è strano vedermi cucinare per mio marito”, canta Lana Del Rey nel pezzo che ha pubblicato dopo avere «finalmente trovato l’accordo magico che mi mancava». È strano anche sentirla alle prese con una canzone che unisce il filone del pop che usa gli strumenti e i colori della musica classica senza naturalmente ambire ad essere tale e del folk gotico, senza mai diventare morbosa. Nel finale tornano le note di Laura, i piani sonori si sovrappongono, pare di sentire un riferimento alla cocaina. Forse l’happy end è rimandato e tocca ascoltare Stove per saperne di più. Lo faremo volentieri.