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‘Ma il cielo è sempre più blu’ è la canzone perfetta contro la paura

Il pezzo di Rino Gaetano è diventato la colonna sonora non originale della nostra quarantena perché nessuno l’hai mai capito fino in fondo e perciò tutti ci si ritrovano

In tre giorni l’abbiamo cantata dai balconi più volte di quante l’abbiamo mai fischiettata al piano terra. Sparata più volte nelle storie di Instagram di quante l’abbiamo sentita in tv. L’abbiamo scelta come colonna sonora non originale della nostra quarantena, affiancandola a foto di davanzali, più volte di cieli. Perché sì, Ma il cielo è sempre più blu ha il titolo che si presta più di tutti. E sì, ha quei due accordi facili facili che si interrompono solo per lasciare spazio al Sol che fa esplodere il ritornello. Ma più di tutto forse perché quella canzone lì non l’ha mai capita nessuno e ci si sono ritrovati tutti. 

Nella sola versione da 4 minuti e mezzo ha 80 “chi”, e ognuno è una persona, un comportamento o un vizio. “Chi suda il salario”, ma pure “Chi ama l’amore e i sogni di gloria”, “Chi perde la calma” e “Chi ha preso un diretto”, “Chi vuole l’aumento” e chi “beve un bicchiere”, “solo ogni tanto o tutte le sere“. Ognuno si cerchi e si canti lì dentro. Tanto, alla fine, per tutti “il cielo è sempre più blu”. 

Rino Gaetano, uno che traeva ispirazione per le canzoni mentre guardava il paesaggio alla guida della sua macchina, la compose velocemente con la chitarra, poi andò da Arturo Stalteri, allora tastierista del gruppo progressive Pierrot Lunaire: “Mi disse: ‘Vorrei un giro di accordi come intro che caratterizzasse il pezzo’. Io istintivamente ho fatto quel giro armonico con quel ritmo, ma era solo un’ipotesi. Pensavo di farne altri su cui poi lavorare. E invece lui mi fermò e mi disse: ‘Questo è perfetto. Questo farà il pezzo’. E aveva ragione lui”. Il brano, che nella versione originale era di 8 minuti, venne tagliato in due parti e inserito in un disco 45 giri con la parte 1 sul lato A (quella che sappiamo tutti) e la parte 2 sul lato B. Centomila copie vendute.

Difficile sapere cosa diavolo significhi. Divertente provarci. Imprescindibile non riuscirci. Forse il senso è che per tutti, ricchi e poveri, stronzi e vili, altruisti e narcisi, il cielo è sempre uguale? Senza distinzioni di merito, eredità o fortuna; come la pioggia, come il tempo, come la morte, come un virus? E che comunque quel cielo è sempre più blu, e che quasi quasi ti viene voglia di andare al balcone e guardarlo, cantando con quella disperazione rauca che alla fine sì, è proprio blu e almeno una cosa e certa e ci basta? 

Imprescindibile non riuscirci, come detto. Cosa cavolo significasse quella canzone, Rino Gaetano se l’è sentito chiedere da tutti. La risposta, sempre la stessa: “Prendete le mie solo come canzoni d’amore. Io sono uno che sta nel bar e sente le voci, non faccio commenti politici”. Figurarsi quanto l’avrebbe infastidito vedersi suonato a congressi di sinistra, raduni di destra e manifestazioni di studenti.

Epperò, all’intellettuale Enzo Siciliano che lo incalzava sul significato politico delle sue canzoni, una volta disse: “Io mi rivolgo a un pubblico che in quel momento sta cercando di sentirsi una mia canzone in discoteca, al jukebox o in casa sua. Perché affliggerli pure i problemi? La gente ha bisogno di uscire fuori e urlare insieme”. Ecco, in casa nostra, ad ascoltare una canzone che non ci affligga. E magari uscire e urlare insieme. Forse non se la sarebbe presa.

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