L’ingresso di Joy Division e New Order nella Rock Hall è una buona notizia | Rolling Stone Italia
Classe 2026

L’ingresso di Joy Division e New Order nella Rock Hall è una buona notizia

E non solo per le due band e i loro fan. La Rock and Roll Hall of Fame si sta aprendo agli anni ’80? C’è speranza anche per i ’90? L’opinione di un giornalista votante che ha aspettato questo momento per anni

L’ingresso di Joy Division e New Order nella Rock Hall è una buona notizia

Bernard Sumner (sinistra) e Ian Curtis con i Joy Division dal vivo

Foto: Rob Verhorst/Redferns/Getty Images

“Up, down, turn around, please don’t let me hit the ground”. È tempo di celebration per i fan dei Joy Division e dei New Order. Le due band entreranno finalmente nella Rock and Roll Hall of Fame dopo decenni in cui è stato loro sbattuta la porta in faccia. Anche prese singolarmente, le due formazioni sono più che qualificate per la Rock Hall. Parliamo di due dei gruppi più innovativi e influenti dell’ultimo mezzo secolo. Erano stati abbinati in un’unica candidatura nel 2025 e sono stati respinti anche se si trattava di un anno coi nomi particolarmente deboli. Sembrava non avessero speranza.

È una vittoria anche per la Hall, che ha bisogno dei Joy Division e dei New Order molto più di quanto loro abbiano bisogno della Hall. Per anni la loro esclusione è stata scandalosa. Il loro ingresso è un segnale incoraggiante: forse gli addetti ai lavori che votano sono pronti a lasciarsi alle spalle l’ostilità inveterata verso il rock anni ’80 e ’90. Sarebbe anche un momento felice se solo l’aggettivo felice non sembrasse sacrilego accostato alla band che ci ha dato Disorder, Isolation, Wilderness e Love Will Tear Us Apart.

Emersi dalla scena post punk anni ’70 con i sublimi Unknown Pleasures e Closer, oltre a singoli come Transmission e Atmosphere, i Joy Division sono durati pochi anni, ma hanno definito un nuovo stile che rifletteva la desolazione urbana di Manchester. Dopo la morte tragica di Ian Curtis nel maggio 1980, alla vigilia del primo tour negli Stati Uniti, gli altri tre hanno continuato a suonare, semplicemente perché non avevano idea di cos’altro fare, riorganizzandosi come New Order e rifiutandosi di rifare i pezzi dei Joy Division. Nessuno voleva cantare, ha cominciato a farlo il chitarrista Bernard Sumner. «Non riuscivo a cantare e suonare la chitarra allo stesso tempo», ha scritto nel memoir Chapter and Verse. «In realtà non riuscivo proprio a cantare» (non sta facendo il modesto). Ai sintetizzatori hanno reclutato Gillian Gilbert, la fidanzata del batterista, e hanno iniziato a sperimentare con i suoni elettronici che avevano ascoltato nei peggiori club di New York. La svolta è arrivata nel 1982 con Temptation, nove minuti di adrenalina disco post-punk che evocavano sia cupezza gotica che estasi da dancefloor. E proprio lì, sulla pista da ballo, i New Orden sono esplosi grazie a classici da club come Blue Monday, Confusion, Bizarre Love Triangle e True Faith, oltre ad album classici come Brotherhood (che compirà 40 anni in autunno). La storia della musica pop è in qualche modo riassunta dall’evoluzione di questa band: timidi ragazzi che fissano il pavimento che diventano fanatici festaioli.

Si sa che poi i New Order si sono divisi in due fazioni fatta da nemici mortali. Sumner, Gilbert e il batterista Stephen Morris hanno continuato, mentre il bassista Peter Hook se n’è andato per formare i Light e suonare esattamente lo stesso repertorio. Barney e Hooky hanno entrambi scritto ottime autobiografie che raccontano quanto si disprezzano, accumulando rancori uno sull’altro come pile di amplificatori. Immaginare questi due sullo stesso palco? Rispetto a loro, i Gallagher sono dei teneroni.

Joy Division - Transmission [OFFICIAL MUSIC VIDEO]

L’influenza delle due band è profonda e duratura. Olivia Rodrigo ne ha parlato con entusiasmo nel podcast Music Makes Us con Kathleen Hanna. Alla domanda su cosa stava ascoltando, ha risposto che «mi sto addentrando più a fondo nella discografia dei Cure, così come in alcuni dei loro contemporanei come New Order e Joy Division». Non sorprende che il suo prossimo album abbia un titolo degno di Ian Curtis, You Seem Pretty Sad for a Girl In Love. Potrebbe essere una frase uscita da She’s Lost Control.

Pensando agli anni ’80, potremmo metterla giù così: i New Order sono la prima band presente nella colonna sonora di Pretty in Pink a entrare nella Rock Hall. È un cambiamento generazionale che non può che significare buone cose per Psychedelic Furs, Echo and the Bunnymen, INXS (candidati quest’anno, sarà per la prossima volta) e Orchestral Manoeuvres in the Dark, tutti gruppi che ho votato.

I re della death disco di Manchester entrano nella classe stellare della Hall of Fame di quest’anno che comprende Wu-Tang Clan, Luther Vandross (entrambi candidati per la prima volta, incredibile ma vero), Oasis, Sade, Iron Maiden, Phil Collins e Billy Idol. Tutti quelli per cui ho votato sono entrati, è la prima volta che succede. Ci sono anche le Early Influences (Celia Cruz, Fela Kuti, Queen Latifah, MC Lyte e Gram Parsons) e i riconoscimenti per la Musical Excellence ai produttori Jimmy Miller (che ha realizzato i dischi migliori degli Stones), Arif Mardin (lo merita anche solo per Cupid & Psyche ’85 degli Scritti Politti) e Rick Rubin (ovviamente), e alla cantautrice soul di Philadelphia Linda Creed (che ci ha dato You Make Me Feel Brand New, caso chiuso). Anche Ed Sullivan entra nella Rock Hall, il che è geniale pensando che mostrava Elvis solo dalla vita in su: essere ricordato come amico del rock’n’roll, e lo è stato suo malgrado, sarebbe un incubo per Mr. Sullivan se fosse ancora vivo.

Sembra un momento chiave per la Rock Hall. Ci sono motivi di speranza dopo il fiasco dell’anno scorso quando la lista dei candidati era piena di nomi di serie B degli anni ’60 e ’70 (e niente Monkees, bisogna rimediare). Non c’era molto che i votanti potessero fare con un elenco così povero. Quest’anno iniziamo a sperare anche se sappiamo che la Hall, come l’amore, will tear us apart again.

Va tenuta in mente una cosa: lo scopo principale della Rock and Roll Hall of Fame è farci discutere. È progettata per questo, far incazzare le persone è una caratteristica, non un difetto. Ha iniziato a farlo nel 1986, quando c’erano già centinaia di artisti meritevoli e ha scelto di accoglierne pochi ogni anno. È destinata a far nascere discussioni e lo sarà sempre: è il suo scopo. Per i fan, amare la musica popolare significa anche discuterne ed è per questo che tanti adulti altrimenti equilibrati amano così tanto andare fuori di testa per le scelte della Rock Hall.

Per anni la Hall ha avuto una specie di fobia per la musica post-1980, a meno che non avesse avuto un successo clamoroso. I gruppi rock di quell’epoca erano tenuti fuori dalla porta, in particolare quelli new wave inglesi. I Cure sono entrati nella Hall solo nel 2019, seguiti da Depeche Mode e Duran Duran. Ma la resistenza agli ’80 e ai ’90 non è finita. Un caso emblematico sono i B-52s, che non sono mai stati candidati, nemmeno una volta. Scusate se lo chiedo, ma in quale Private Idaho i B-52s non sono un fenomeno pop amato universalmente? Hanno avuto una carriera lunga, sono stati innovativi, i loro pezzi riescono a far ballare dopo quasi 50 anni: è un buco gigantesco nel tetto arrugginito della Hall. Lo stesso vale per i Pixies, una delle band più influenti di sempre dell’underground americano che ha ispirato i Nirvana e tutto ciò che è venuto dopo. Mai candidati. E i Replacements? Gli Hüsker Dü? I Sonic Youth? Mai candidati. Gli Smiths? Candidati una volta e poi ignorati (che a dire il vero è esattamente quel che vogliamo noi strani fan degli Smiths).

New Order - Temptation (Official Music Video) [HD Upgrade]

Le rock band rock non sono mai state altrettanti popolari e capaci di avere un impatto culturale e commerciale come negli anni ’90, eppure è il decennio che la Hall ha ignorato di più. Gli Smashing Pumpkins, ovvero la più grande band rock dell’epoca? Mai nemmeno candidati. Alanis Morissette, Fiona Apple, le Hole, i Cranberries, i No Doubt, tutti enormemente famosi, tutti dotati dei requisiti da anni, nessuno candidato. E non sto parlando dei miei pallini indie (avete idea di quanto sia doloroso, per un fan ossessivo dei Pavement, trovarmi a difendere gli Smashing Pumpkins? Se pensate che sia facile, vi sbagliate di grosso).

L’anno scorso i Phish sono risultati primi nel voto dei fan, l’hanno proprio stravinto. Tutti puntavano su di loro e invece quest’anno sono stati misteriosamente esclusi. Nei candidati di quest’anno la Hall ha buttato dentro un assortimento casuale di figure pop degli anni 2000. No, non può continuare a saltare a piè pari la Generazione X. Il rifiuto della Hall di fare i conti con gli anni ’90 è una ormai certezza, è come la “raaaaain in your wedding day”. Ecco perché la lista di quest’anno può rappresentare una svolta storica. Invece dei soliti scarti degli anni ’60/’70 c’è una generazione di leggende post-1980. Era ora.

I Joy Division e i New Order non sono che la punta dell’iceberg. Ci sono i Wu-Tang Clan – voterei per ciascun membro singolarmente – e Luther Vandross che è entrato al primo colpo, un gigante della musica americana, una leggenda tale che Cher gli ha dato per sbaglio un Grammy quest’anno. E poi gli Iron Maiden, finalmente riusciti a far passare Eddie oltre il blocco anti-metal della Hall, e gli Oasis, finalmente dentro sulla base delle loro adorabili personalità. Ho votato per Sade così tante volte che è bello vederla finalmente farcela, e c’è anche Billy Idol, eterno favorito dello sleaze. In quanto a Phil Collins, lo merita anche solo per l’assolo perfetto di batteria in In the Air Tonight che tutti sanno cantare. A dire il vero, sono ancora più fan dell’assolo di otto colpi di Against All Odds, ma perché sottilizzare?

Non ci sono dubbi: la classe 2026 potrebbe indicare una nuova promettente direzione alla Rock and Roll Hall of Fame. Dopo anni in cui sono stati l’omissione più controversa, simbolo di un’intera epoca esclusa, è una buona notizia che gli amatissimi, miserabilissimi Joy Division e New Order entrano finalmente a far parte della Hall. Ora possiamo cominciare ad accapigliarci su Scritti Politti, Haysi Fantayzee e Kajagoogoo. Non fatevi illusioni: continueremo a discutere della Hall of Fame. È il motivo per cui ne abbiamo bisogno.

Da Rolling Stone US.