‘L’incredibile avventura di Jovanotti’, l’utopia di Lorenzo | Rolling Stone Italia
Accettare il caos

‘L’incredibile avventura di Jovanotti’, l’utopia di Lorenzo

Nel docufilm apre il suo diario intimo, tra ricordi familiari, paure, musica e la riabilitazione dopo l'incidente. E ci insegna che, se abbiamo una remota chance di immortalità, non può che passare dall'ottimismo

‘L’incredibile avventura di Jovanotti’, l’utopia di Lorenzo

Jovanotti

Foto: press

Esce dal palco barcollando e fradicio di sudore: lo spogliano, gli infilano un accappatoio e lo accompagnano dentro un van. Si stropiccia gli occhi e comincia un viaggio che sembra una visione onirica, invece è la sua vita. Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, il docufilm di Dario Zonta e Carlo Zoratti, al cinema dal 26 novembre al 2 dicembre, è il diario intimo che Lorenzo Cherubini ha deciso di aprire al pubblico.

Riparte dal Jova Summer Party, che abbiamo raccontato qui. Prima del concerto pianifica ingressi e scaletta, poi si ritira in una tenda a meditare, a torso nudo e gambe incrociate. La figlia Teresa lo trucca, la moglie Francesca si assicura che non sforzi la voce. Lo sguardo è severo e il corpo contratto. Poi c’è l’urlo del pubblico, parte la musica, Il sole sorge di sera, e come un balsamo «tutto si muove» in armonia.

Nei momenti di riflessione canticchia Bob Marley e riavvolge il nastro. Il sottoscala dove a 14 anni scopre come si fa la radio: «Fu un’epifania». Da quel momento è un fiume in piena: Deejay Television grazie a Claudio Cecchetto, l’hip hop sdoganato in Italia, le ospitate Tv da Raffaella Carrà, Maurizio Costanzo e Mike Bongiorno, ma anche la “profezia” azzeccata da Vasco Rossi, il feeling con Luciano Pavarotti e l’attivismo al fianco di Bono. «Non avendo nessun riferimento non imitavo nessuno», ricorda. Oggi c’è Rick Rubin, barba bianca da santone, che steso su un divano gli smonta e rimonta le canzoni: «A volte mi terrorizza». Nel mettersi in discussione, però, trova nuova linfa.

Jovanotti e Rick Rubin. Foto: Mindbox Studio, Nicolò Mareschi

Il viaggio più intenso del film, però, è quello privato. Il padre severo ma con un lato guascone nascosto, la madre che rinuncia alla laurea e la sua «missione» diventa renderla allegra, la zia con una disabilità che gli insegna ad «accettare il caos», il fratello che scompare in un incidente aereo dopo aver coronato il sogno di lavorare come pilota. Il tutto inframezzato dalla caduta in bicicletta nella Repubblica Dominicana, con i video girati col cellulare dall’asfalto alla sedia a rotelle, dagli esercizi dolorosi alla gamba che non si piega, fino all’operazione per installargli un femore di titanio vissuta tra «paura e curiosità». Un anno e quindici giorni dopo, nonostante tutto, tornerà in sella.

«Nella musica realizzo l’utopia», dice. Perché «quando finisce la musica ti scontri con la realtà, che non è mai così bella». Infatti continua a cercarla, nonostante il corpo sembri impedirglielo. Per questo a 60 anni, compiuti lo scorso 27 settembre, conserva caparbiamente l’ingenuità del bambino che tracciava itinerari impossibili sulle cartine geografiche e si divertiva a percorrerli con la fantasia. Cita Borges: «È vero che tutti muoiono, ma forse noi no». Ha ragione. Se abbiamo una remota chance di immortalità, non può che passare attraverso l’ottimismo.

LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti | Trailer Ufficiale