L’ex Daft Punk che può diventare un gran compositore per il cinema | Rolling Stone Italia
STANCO DI ESSERE UN ROBOT

L’ex Daft Punk che può diventare un gran compositore per il cinema

Il primo album da non-robot di Thomas Bangalter, 'Mythologies', è una colonna sonora per balletto e mette in mostra una capacità di composizione senza tempo, tra Reznor e Sakamoto. Prendi nota, Aronofsky

L’ex Daft Punk che può diventare un gran compositore per il cinema

Thomas Bangalter

Foto: profilo Instagram @EratoFrance / illustrazione di Stephane Manel

Solitamente quando si discute in merito ai nuovi linguaggi narrativi e sensoriali che potrebbero dare una nuova linfa al cinema contemporaneo si tende erroneamente a tralasciare il lavoro di sperimentazione sonora e musicale che negli anni ha portato sempre più artisti, non appartenenti per formazione al mondo della musica per immagini, a rivoluzionare profondamente la stessa percezione e sensibilità del pubblico rispetto alla composizione di una colonna sonora.

Era solamente il 2019 quando il giornalista Daniel Dylan Wray predisse nel suo articolo per Pitchfork una nuova era per la musica nel cinema, derivata da un sempre più crescente bisogno di sperimentazione e originalità e un conseguente coinvolgimento di nuovi compositori, non solo nel cinema indipendente in cui certi linguaggi già prosperavano. In un’epoca in cui vengono realizzati molti contenuti, come diceva Wray, anche la semplice funzione legata a sonorità più idiosincratiche aiutano i film a distinguersi dalla massa, rendendo il tutto più coinvolgente per lo stesso pubblico. «Tutto ciò che viene prodotto ora viene fatto con il fine di ampliare la nostra specifica esperienza sensoriale. In un’era in cui il volume dei contenuti è così imponente, le partiture diventano sempre più importanti. Tutto vuole essere fruito attraverso una specifica identità sonora che non deve essere come nient’altro».

Oggi stiamo assistendo alla conformazione di colonne sonore originali che presentano un linguaggio musicale cinematografico multimodale. C’è in corso una fusione tra sound design e partiture strumentali che permette di uscire dalla tradizionale cornice compositiva in una nuova dimensione sonora non letterale. Come anticipato fin dagli anni ’80 da Hans Zimmer nel cinema dei grandi colossal, e percorso attualmente dalla scuola scandinava e mitteleuropea, congiungendo nuove tecnologie applicate alla composizione musicale è sempre più comune riscontrare una coabitazione tra classicismo e post modernismo, la cui fusione ne ha conseguentemente scaturito nuove ed esauribili possibilità.

In quest’ottica di profondo cambiamento risulta molto interessante analizzare il nuovo percorso artistico intrapreso da Thomas Bangalter, ex robot dei Daft Punk, che ha rilasciato ad aprile il suo primo lavoro da solista: una sonorizzazione per il balletto dell’Opéra National de Bordeaux diretta dal coreografo Angelin Preljocaj, andata in scena nel luglio del 2022.

Mythologies: XIII. Le Minotaure

Mythologies, da cui prende il nome l’opera ispirata ai racconti mitologici dell’antica Grecia (il Minotauro, le Amazzoni, la Regina Talestride), nasce a metà del 2019, in concomitanza con le prime voci che avrebbero portato alla conseguente fine di uno dei connubi artistici più iconici e proficui di sempre. Come raccontato da Preljocaj al New York Times, «erano passati sei anni dall’uscita di Random Access Memories quando contattai Bangalter. Già in passato avevo utilizzato la musica dei Daft Punk nei miei lavori tanto che all’inizio ero interessato a mescolare musica elettronica e sinfonica, così come avevano precedentemente realizzato per la colonna sonora di Tron: Legacy, ma penso che Thomas volesse vivere un’esperienza completamente nuova. Mi propose di scrivere una partitura completamente orchestrale».

Il tema mitologico del balletto e la sua musica sono nati in un perfetto connubio tra la conformazione fisica dei corpi in movimento e la loro conseguente sonorizzazione in specifiche particelle sonore, quasi a replicare la perfetta armonia che ritroviamo solitamente nella conformazione di una colona sonora nei suoi molteplici aspetti. Bangalter ha scavato nella matrice narrativa di Preljocaj per iniziare a strutturare la sua scrittura, e gli iniziali accenni sonori di Bangalter hanno spinto Preljocaj verso l’idea di esplorare ed estrapolare una serie di aspetti mitologici, piuttosto che concentrarsi su una singola narrazione epica.

La composizione di Bangalter si discosta da quanto potrebbe essere per associazione la matrice romantica legata ai compositori francesi di metà ‘800, ma si conforma di toni esacerbanti, duri, perentori, ricordando nella forma decisamente la scuola russa del XX secolo. Una musica che sembrerebbe sposarmi perfettamente con i drammi di Aronofsky o con la rivisitazione in chiave modernista della tragedia greca perpetrata del regista greco Yorgos Lanthimos.

Esplorare gli effetti emozionali, intellettuali ed ideologici della musica genera conseguentemente degli attriti empatici con le immagini e con la costruzione stessa di una coreografia che portano il compositore francese a ridefinire attraverso determinate ripetizioni di cellule musicali, così come avviene nella stessa musica dance, la funzione del leitmotiv in chiave postmoderna. I ritmi non convenzionali, le configurazioni strumentali insolite, le armonie dissonanti e atonali risuonano perentoriamente con una straordinaria energia.

La disconnessione da tutto ciò che lo aveva precedentemente rappresentato lo ha aiutato a entrare nella mentalità mitologica dell’opera, alla ricerca di un suono che potesse essere sia antico che senza tempo, in qualche modo a prova di futuro, come nella voce di Šostakovič con un suono pungente di xilofono che ritroviamo nella prima composizione che apre Mythologies, o dall’utilizzo dissociativo del tempo musicale caro al regista giapponese Akira Kurosawa.

«La mia infanzia è stata circondata da lezioni di ballo e figure che avevano a che fare con la coreografia e la danza in quanto sia mia madre che mia zia erano ballerine» ricorda Bangalter in un intervento a Classical Connections Radio su Apple Music. «Il balletto evoca in me il mito antico e moderno per esplorare la natura immortale e la persistente attualità del rituale, argomenti profondamente radicati nell’immaginario collettivo. Tornare al passato in questo processo è stato un progetto certamente molto intimo e personale», osserva. «Credo inoltre di aver concepito la partitura e la scrittura per l’orchestra in un modo molto cinematografico, perché amo i film e penso che la mia relazione con la composizione classica abbia una connessione con la maniera in cui questo tipo di musica viene usata sullo schermo».

Bangalter ha iniziato abbozzando 23 movimenti coreografici, individuando un equilibrio tra musica guidata da ritornelli ritmici e pezzi dalla marcata impronta lirica. «Ho sempre amato l’idea del contrasto», riflette, «ed è vero che mi era molto chiara la volontà di racchiudere tanto le forme liriche, quanto quelle più minimaliste e ripetitive. Non li vedo necessariamente come elementi opposti e mi piaceva il concetto di farli coesistere nella struttura del balletto, allo stesso tempo, questo progetto è la mia prima avventura nell’orchestrazione. In passato, ho avuto la possibilità di lavorare con l’orchestra e, per alcune colonne sonore e certi brani dei Daft Punk, ho collaborato con personalità molto talentuose nel campo dell’arrangiamento e dell’orchestrazione. Dopo tutti questi decenni di musica, sono davvero molto grato di avere l’opportunità di reinventare la mia relazione con la scrittura e di riconsiderare il mio rapporto con la tecnologia».

Mythologies: X. L'Accouchement

Il suo processo formativo in connessione con la musica per immagini sembra ripercorrere le gesta di alcuni dei più grandi che hanno calcato la complessità dell’ottava arte. La ricerca di una nuova voce, la possibilità di esplorare la naturalezza e umanità delle cose rispetto ad un approccio meno meccanicizzato, lo mettono sicuramente in similitudine con coloro che hanno riscritto la forma della musica per il cinema contemporaneo come il duo Reznor/Ross o lo stesso Sakamoto, soprattutto nell’ampliare le possibilità compositive in relazione ad una nuova fruizione sensoriale.

Già nei primissimi lavori cinematografici per Gaspar Noè, soprattutto per Enter the Void e Irreversible, ci sono dei passaggi fondamentali che trasudano la forma mentis del Bangalter compositore che si potrebbero associare ad uno dei passaggi fondamentali della formazione musicale morriconiana in cui coabitavano elementi di classicismo e sperimentazione.

Come ricorda Valerio Mattioli nel suo libro Superonda: storia segreta della musica italiana, Ennio Morricone dopo aver fondato lo spartito musicale degli Spaghetti Western, inizia negli anni ‘70 con Dario Argento e la nascita del giallo all’Italiana uno dei periodi musicali più sperimentali della sua carriera. Nonostante fosse stato fin dal principio un grande arrangiatore della melodia, del motivo musicale preponderante rispetto al resto, così come Bangaltier nei Daft Punk, arriva quasi a rinnegare la sua natura componendo dei temi fortemente dissonanti, rumoristici nella forma della music concrete, elementi che secondo quando riportato dall’autore stesso quasi rischiarono di escluderlo dal mondo della musica per il cinema, ma sono elementi che a pensarci oggi sono in perfettamente in comunione con la visione musicale odierna dell’ex Daft Punk che più si sposa con la concezione musicale per la forma audiovisiva contemporanea.

Come ha scritto Jayson Green, Thomas Bangalter voleva prendersi una pausa dal futuro. Esibendosi come robot nei Daft Punk al fianco di Guy-Manuel de Homem-Christo, aveva passato anni a incarnare la promessa di una società in cui uomini e macchine non solo coesistessero, ma si mescolassero gioiosamente. «Adoro l’idea di utilizzare la tecnologia per creare una connessione emotiva», afferma Bangalter «µa vorrei dominare le macchine piuttosto che essere dominato dalle macchine». Mythologies rappresenta, in un certo senso, un altro passo in quella direzione, una nuova via che a nostro parere lo porterà ad essere per formazione ed estro artistico una delle nuove voci principali della composizione per immagini.

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