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‘Leaving Neverland’, le conseguenze sull’eredità di Michael Jackson

La carriera postuma del re del pop sta subendo pesanti ripercussioni in seguito al documentario. Ma è possibile che la figura di Jackson sia troppo iconica per risentirne davvero sul lungo termine

Foto: Dan Reed/HBO

Il documentario in due parti realizzato da HBO e in onda il 19 e 20 marzo su Canale Nove, Leaving Neverland, ha tutte le carte in regola per diventare una bomba tanto quanto il #MeToo: in più di quattro ore, Wade Robson e James Safechuck, al tempo due bambini che volevano sfondare nel mondo dello spettacolo, descrivono, in termini spesso atroci, il modo in cui Michael Jackson li avrebbe circuiti e abusato sessualmente di loro mentre erano piccoli. Le critiche sono state tutte positive, la stampa ne ha parlato in abbondanza, c’è stata la collaborazione di Oprah che ha co-firmato il documentario, intervistando Safechuck e Robson, e la famiglia di Jackson ha ingaggiato una controffensiva a tutto campo, negando le accuse, mettendo in dubbio la credibilità dei due e sostenendo che il film “viola tutte le norme e l’etica del documentario e del giornalismo. È una vergogna”.

Ma quasi due settimane dopo la prima visione TV di Leaving Neverland, la carriera postuma di Michael Jackson sta subendo serie ripercussioni. Leaving Neverland è arrivato sulla scia di Surviving R. Kelly, i documentari di Lifetime che raccontano nel dettaglio anni di denunce contro R. Kelly e che, alla fine, hanno portato a una nuova lista di accuse penali e alla scissione del contratto del cantante con la RCA. Ovviamente Jackson, essendo morto nel 2009, non può affrontare nuove accuse (è stato assolto nel 2005), ma il suo patrimonio rimane un business enorme da gestire.

L’anno scorso Sony Entertainment ha speso 250 milioni di dollari per garantirsi i diritti di distribuzione della musica di Jackson per altri sette anni. L’etichetta non ha rilasciato dichiarazioni da quando Leaving Neverland è stato presentato in anteprima. Per quanto riguarda i diritti di immagine e del merchandising, Jamie Salter, fondatore e CEO di ABG, che gestisce le licenze non musicali per Jackson e altre celebrità, ha dichiarato a Rolling Stone alcuni giorni prima della première tv di non aver ricevuto nessuna chiamata da società preoccupate per la cosa.

Sulle accuse di Robson e Safechuck nel film, Salter ha commentato: “Nel settore dello spettacolo, ci sono notizie vere e notizie false. E non sai mai qual è la verità … È una vecchia storia. Ogni notizia è una buona notizia. Davvero, non ho ricevuto una sola chiamata, non un singolo messaggio. Forse accadrà dopo la messa in onda. Tutti dicono che questi ragazzi hanno cambiato le loro versioni 17 volte. È difficile capire che cosa è vero e cosa non lo è”. (Salter non ha risposto alle richieste di follow-up di Rolling Stone da quando è stato trasmesso il documentario).

L’ex avvocato di Jackson, Mark Geragos, che lo ha rappresentato durante il processo del 2005 per molestie sui minori, ha detto la sua sulla credibilità del film. C’è una clip in cui il legale parla a una conferenza stampa del 2003, dopo l’arresto di Jackson, e mostra Geragos mentre suggerisce che gli accusatori di Jackson stiano solo “cercando soldi”. Su Twitter però Geragos ha detto che la conferenza stampa del video riguarda una causa di Jackson contro una compagnia di jet privati che è stata giudicata colpevole di aver filmato segretamente lui e Jackson durante un volo per Santa Barbara, dove la pop star si stava consegnando alla polizia.

I numeri di radio e streaming potrebbero essere un elemento chiave per il patrimonio di Jackson e la redditività della sua famiglia. Nei giorni successivi alla première di Leaving Neverland, i passaggi di Jackson sulle radio americane sono scesi da circa 2000 a 1500 al giorno, mentre diverse stazioni in Nuova Zelanda e Canada hanno annunciato che avrebbero smesso di proporre le sue canzoni. Ma su servizi di streaming come Spotify e Apple Music, la musica di Jackson ha registrato 16,497,000 stream nella settimana successiva alla messa in onda del documentario – mantenendo la media di riproduzioni settimanali. Inoltre i suoi brani sono ancora presenti su diverse importanti playlist di Spotify, tra cui “All Out 80s”, che vanta quasi 5 milioni di follower (la playlist specifica dell’artista, “This Is Michael Jackson”, ha più di 1 milione di follower).

Tra i luoghi che hanno rimosso la presenza di Jackson dalle proprie collezioni c’è il Children’s Museum di Indianapolis, che ha eliminato un paio di guanti iconici del musicista, oltre a un Fedora e un poster autografato. “Quando si viene a conoscenza di nuove storie o si guarda qualcosa di storico in un modo diverso, a volte riconsideriamo se sia appropriato continuare a mostrare quei pezzi”, ha detto il direttore delle collezioni del museo, Chris Carron.

Dave McMenamin, il corrispondente sui Los Angeles Lakers della ESPN, ha notato che allo Staples Center la squadra ha sostituito Beat It con Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e Johnny B. Goode di Chuck Berry come colonna sonora per l’ Air Band Cam (un momento speciale all’interno delle partite, dove si inquadra il pubblico che deve fingere di suonare, ndt).

Molte celebrità – tra cui Ellen DeGeneres, Molly Ringwald e l’attivista del #MeToo Rose McGowan – hanno espresso il loro sostegno a Robson e Safechuck, così come Sia e Amanda Palmer, anche se nessuna delle due ha citato Jackson per nome, ma entrambe hanno condiviso messaggi di supporto alle presunte vittime. Dall’altro lato T.I., Juice WRLD, Jason DeRulo e India.Arie hanno rilasciato dichiarazioni sui social media, o sulla stampa, che sembravano difendere Jackson.

“Non limitarti ad ascoltare una campana e aspettarti la verità”, ha scritto T.I. su Instagram. “Oh è vero … I morti non possono parlare. Allora qual è il punto? Distruggere un altro leggendario artista di colore?!?!”.

Secondo quanto riferito, Drake ha tolto dalla scaletta la sua collaborazione postuma con MJ, Do Not Matter to Me, quando ha ripreso il tour Scorpion in Europa a marzo, ma non ha ancora rilasciato una dichiarazione per spiegare la decisione. (Nessun commento dal rappresentante di Drake).

Due tra le più importanti prese di posizione pubbliche provengono da personaggi non appartenenti al mondo musicale. Giovedì scorso Louis Vuitton ha annunciato che non ha più in programma di produrre capi della sfilata autunno 2019 del designer Virgil Abloh ispirata a Jackson. Il gigante della moda ha affermato che non sapeva del film e delle accuse quando la collezione ha debuttato a gennaio, prima della première del Sundance del doc. In un’intervista recente, Abloh ha parlato di Jackson come di un’ispirazione, e quando gli è stato chiesto se avesse sentito parlare di Leaving Neverland, ha risposto che voleva concentrarsi sul “Michael che è universalmente accettato, sul lato buono, quello umanitario”.

Dopo la decisione di Louis Vuitton, Abloh ha commentato: “Sono consapevole che, alla luce di questo documentario, lo show ha causato delle reazioni molto emotive. Condanno severamente qualsiasi forma di abuso sui minori, violenza o violazione dei diritti umani”.

Dopo aver visto Leaving Neverland, i produttori dei Simpson hanno deciso di ritirare l’episodio di Jackson del 1991, “Stark Raving Dad”. In un’intervista al Daily Beast, l’ex showrunner Al Jean ha suggerito che Jackson abbia usato la sua apparizione nello show per scopi negativi: “Guardate quell’episodio, sembra che sia stato usato da Michael Jackson per qualcosa di diverso da quello che volevamo”, ha detto Jean. “Per lui non era solo una commedia, ha usato la cosa come strumento… Penso che fosse parte del suo sistema per sfruttare ragazzini”.

Le legioni di fan ancora devoti a Jackson hanno sempre continuato a difenderlo. Hanno invaso le menzioni su Twitter dei detrattori e persino finanziato una serie di annunci che proclamavano l’innocenza di Jackson, apparsi brevemente sugli autobus nel Regno Unito.

Ma anche la parte opposta è cresciuta. Il team di Care2, un social network che collega attivisti in tutto il mondo, ha lanciato una petizione che ha invitato il Mandalay Bay Hotel and Casino di Las Vegas a rimuovere la sua statua di Michael Jackson e a cancellare lo show a tema del Cirque du Soleil, Michael Jackson One. La petizione ha raggiunto oltre 12.000 firme, ma dalla prima di Leaving Neverland lo spettacolo ha continuato ad andare in scena due volte al giorno, senza interruzioni. Sebbene il Cirque du Soleil abbia rifiutato la richiesta di Rolling Stone di commentare le vendite dei biglietti, un’occhiata al sito web rivela che i prossimi spettacoli sono quasi tutti sold out.

Il fatto che lo spettacolo del Cirque du Soleil – con una scaletta per famiglie incentrata sui più grandi successi di Jackson – sia ancora in produzione, potrebbe essere un segnale positivo per il musical jukebox di Jackson, Don’t Stop ’Til You Get Enough. A febbraio gli eredi di Jackson hanno annullato una prova generale a Chicago, imputando la cancellazione a un conflitto di programmazione causato dallo sciopero degli attori. La famiglia e il partner produttivo, Columbia Live Stage, hanno dichiarato che ora intendono portare lo spettacolo direttamente a Broadway nell’estate 2020.

È possibile che la figura di Jackson sia troppo iconica per risentire davvero di quello che sta succedendo: i suoi fedelissimi fan possono formare un contingente abbastanza largo e forte da tenere a galla la sua eredità, o almeno ci possono provare per il tempo necessario a lasciar diminuire lo shock di Leaving Neverland.

Salter non sembrava troppo preoccupato per l’impatto a lungo termine del documentario. “Nel peggiore dei casi, il licenziatario mi chiamerebbe per annullare”, ha dichiarato. “E a quel punto andremmo dai concorrenti più vicini per fare un accordo con loro”.

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