«Per cosa pregherai nel nuovo anno?». La domanda posta da un certo Jürgen, da Amburgo, ha dato modo a Nick Cave di raccontare nei suoi Red Hand Files il suo rapporto con la preghiera. Che cosa chiede quando prega? Crede che le sue preghiere sortiscano effetto?
«Non sono granché bravo a pregare», scrive il musicista. «Cerco di pregare tutti i giorni, ma quando sono da solo le mie preghiere sono spesso interrotte da pensieri d’ogni sorta, distraenti e irrilevanti. E così di recente ho cercato di strutturare la cosa, seguendo una sorta di preghiera prescritta, una versione della quale viene recitata in ogni chiesa, ogni domenica, in tutto il Paese».
«Comincio con una preghiera ampia e inclusiva per il mondo, chiedo la fine dell’infelicità e della violenza, per poi passare a cose più specifiche e legate all’attualità: prego per esempio per la fine del conflitto in Ucraina, per la pace in Medio Oriente, soprattutto a Gaza, per la fine della crisi in Sudan che sembra non finire mai. Le mie preghiere si fanno ancora più specifiche e diventano più personali. Prego per il Regno Unito, che è il Paese in cui vivo, per il suo benessere e la sua sicurezza, e prego per il Paese in cui sono nato, l’Australia, e in particolare per la sua comunità ebraica in questo momento (dopo la strage di Bondi Beach, ndr). Rivolgo quindi le mie preghiere alle persone che mi sono vicine, a chi fa parte della mia sfera di influenza: gli amici, i vicini di casa, i colleghi, quelli che scrivono ai Red Hand Files. Prego per la mia famiglia, per mia moglie, per i miei figli – quelli che ci sono ancora e quelli che se ne sono andati – e infine per mio nipote».
«È dunque una preghiera ordinaria, ben poco notevole, vasta e in qualche modo incompleta. Una preghiera umana, anche se a volte può sembrare poco più di una lista della spesa divina. Mi chiedo spesso se tutto questo pregare per il mondo faccia qualche differenza. Osservo il pianeta in uno stato di incessante tumulto e vedo poche prove dell’effetto delle preghiere. E a volte questo può essere decisamente scoraggiante. Una cosa diversa sono, tuttavia, le preghiere per le persone su cui posso avere un’influenza diretta».
«Lasciando da parte per un attimo le domande sull’esistenza di un Dio e, nel caso, sulla possibilità che quel Dio ci ascolti, credo sia quantomeno benefico dedicare ogni giorno del tempo al silenzio e alla riflessione sulle persone che mi sono vicine. Questo atto di devozione diventa una forma di culto, stabilisce un legame spirituale implicito che arricchisce le relazioni e conferisce alla preghiera un valore e un’utilità autentici, che vanno oltre la semplice espressione di un desiderio. Vorrei davvero che il mondo fosse un posto migliore. Spero che concentrarsi sul particolare in modo attento, con una cura che è sia personale che relazionale, contribuisca almeno in parte a renderlo tale, nella sua piccolezza e specificità».
«Come vedi, Jürgen, le mie preghiere per il nuovo anno non sono notevoli. E se la mente dovesse vagare e dovessi cominciare a pensare alle mie preoccupazioni, come talvolta accade, e fossi costretto a smettere del tutto di pregare, semplicemente chinerò il capo e chiederò pace sulla Terra e benevolenza per tutti, soprattutto per le persone che mi sono vicine, di cui mi posso prendere cura, di cui sono responsabile».












