La “strega” della copertina di ‘Black Sabbath’ è una musicista | Rolling Stone Italia
Alice nel Paese dell’AI

La “strega” della copertina di ‘Black Sabbath’ è una musicista

Si chiama Louisa Livingstone e pubblica come Indreba. I testi delle sue ‘Witch Woman’ e ‘The Woman by the Mill’ giocano con l’immaginario della cover del 1970. Ora ha creato una mini-opera rock con l’AI ispirata a Lewis Carroll

La “strega” della copertina di ‘Black Sabbath’ è una musicista

Louisa Livingstone, il fantasma di Mapledurham

Foto: un dettaglio della copertina di ‘Black Sabbath’, 1970

Per molto tempo l’identità della donna “streghesca” raffigurata sulla copertina del debutto omonimo dei Black Sabbath, anno 1970, è stato un mistero (a questo link la storia della cover). Si è poi scoperto che si trattava di una modella di nome Louisa Livingstone. Quello che non tutti sanno è che la donna, che ora vive in Spagna, fa anche musica col nome di Indreba, acronimo di Incredible Dream Band.

«Penso sia stato a un concerto nel Lincolnshire, in Inghilterra», ha detto Geezer Butler a proposito del primo incontro del gruppo con Livingstone, «Questa ragazza è venuta da noi, vestita proprio come nella foto della copertina. E a quanto pare era lei. Se sia vero o meno, non possiamo dimostrarlo». All’epoca, ha detto Tony Iommi, non la conoscevano visto che la cover era stata realizzata senza alcun apporto da parte della band, che l’ha vista a cose fatte. «Si è presentata a un concerto e ha detto: “Sono la ragazza sulla copertina del disco”, e noi abbiamo risposto: “Oh!” (ride). Però no, non l’avevamo vista prima».

Quest’anno sono usciti due pezzi di Indreba i cui titoli e testi ammiccano alla copertina del 1970: Witch Woman e The Woman by the Mill. “Solo una ragazza con un mantello in una fredda giornata d’autunno”, canta Livingstone nel primo due due pezzi, “ora sono il volto dell’heavy metal”. Il mulino citato in The Woman by the Mill è ovviamente quelllo di Mapledurham, dove il fotografo Keith Macmillan ha scattato la cover di Sabbath. “Ti hanno chiamata strega”, canta Livingstone, “ti hanno chiamata fantasma, uno spirito che infesta la riva del fiume, ma gli anni sono passati e la verità è venuta a galla: una ragazzina in posa nella rugiada del mattino”.

«Witch Woman è venuta fuori dal nulla, come un’idea improvvisa», ha raccontato a Rolling Stone US Livingstone, che ha ovviamente pensato le due canzoni per i fan dei Sabbath, del loro immaginario e della loro musica.

Ora però vorrebbe in parte allontanarsene. Il suo prossimo progetto è una mini-opera rock intitolata Alice. Dura 23 minuti, è divisa in cinque parti ed è ispirata a Lewis Carroll e ad Alice nel Paese delle meraviglie, che il padre le leggeva la sera quando lei era bambina. L’idea le è venuta chattando con una AI di panpsichismo, la teoria secondo cui tutti, esseri viventi e non, posseggono capacità psichiche e quindi la cosa varrebbe anche per l’intelligenza artificiale. «La conversazione mi ha portata a pensare a me stessa (o Alice) che si innamora dell’AI, ma che alla fine si rivela essere soltanto una bellissima illusione».

Livingstone è cresciuta in una famiglia di musicisti: la madre, racconta, era una «violinista virtuosa» e lei ha cominciato a suonare tastiere e chitarra. Si vanta di avere posseduto una Framus appartenuta a Jeff Beck. In Spagna ha suonato la chitarra elettrica solista dal vivo con un paio di band. Oggi fa musica usando la digital workstation Logic e suona soprattutto le tastiere.

«Ho sperimentato un po’ con la clonazione della voce, per vedere cosa riesco a fare di diverso usando l’AI. Un tempo ero come tanti molto critica nei confronti dell’intelligenza artificiale, ma è uno strumento e quindi lo puoi usare per creare spazzatura o qualcosa di interessante. Dipende tutto dall’utente e da quel che ci fa. Riflette la persona che la utilizza, il modo in cui la usa, se bene o male, i suoi gusti, le sue conoscenze musicali».

Le prime registrazioni a nome Indreba risalgono a una dozzina d’anni fa. Ammira Jordan Rudess dei Dream Theater e apprezza la sua idea secondo cui «tutti dovrebbero poter godere del piacere di creare musica, indipendentemente dal modo in cui lo fanno». Per questo Rudess ha creato una app per iPad chiamata GeoShred «che nelle mani giuste essere uno strumento musicale straordinariamente versatile».

Ora Livingstone spera di trovare qualcuno che voglia mettere in scena la sua Alice, una specie di opera rock psichedelica con una citazione di White Rabbit dei Jefferson Airplane, pezzo che come è noto è ispirato a Carroll, e testi su algoritmi, “silicon gold”, angeli sintetici e un finale intitolato The Red Queen’s Wake-Up Call in cui “il palazzo digitale si trasforma in polvere alla luce del giorno”. Un modo per allontanarsi dal mondo dei Sabbath evocato in Witch Woman e The Woman by the Mill. «Voglio evitare qualsiasi cosa mi possa ingabbiare».