La ricerca matta e disperatissima del capolavoro perduto dei Guns N’ Roses | Rolling Stone Italia
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La ricerca matta e disperatissima del capolavoro perduto dei Guns N’ Roses

In un mondo in cui tutto è accessibile, i fan più accaniti desiderano l'impossibile. Un amante dei Guns compra per 15 mila dollari una chiavetta contenente 124 pezzi tratti dalle session di ‘Chinese Democracy’. Questo Santo Graal rock finisce online e la sua vita diventa un incubo

Illustrazione di Michelle Thompson

Rick Dunsford è sul sedile del passeggero di un pick-up Ford F-350 bianco fermo nel parcheggio d’un Panera Bread, appena fuori dalla I-96 a Stafford, Virginia. È il tardo pomeriggio di un venerdì di luglio del 2019 e, a seconda delle versioni, ha con sé 12 mila o 15 mila dollari in contanti. Ha guidato tutta la notte per arrivare lì, facendo tappa a Charlotte, North Carolina, per caricare una conoscente, Madeline Rose; a casa della sorella in Virginia per ritirare parte del denaro; e in un paio d’altre località con sedi della Wells-Fargo dove ha messo assieme il resto della somma.

Madeline è sul sedile posteriore del pick-up. Al posto di guida c’è Robert Bird e ha con sé ciò che i due desiderano. Prima di consegnare la roba, gliela fa assaggiare. Infila un CD-R nello stereo e dalle casse parte una linea di synth, poi un riff di chitarra, la batteria e infine l’inconfondibile canto di Axl Rose.

Il pezzo s’intitola Atlas Shrugged ed è un inedito inciso durante le infinite e caotiche session dell’album dei Guns N’ Roses del 2008 Chinese Democracy. Non è mai stato eseguito dal vivo e non è nemmeno finito nei bootleg che circolano tra i fan. Per anni nei forum, su Discord e nei podcast, Atlas Shrugged è stata una leggenda, un fantasma, un mito. Per alcuni era un capolavoro perduto, altri dubitavano persino che esistesse. Ora Dunford sta per entrare in possesso non solo di Atlas Shrugged, ma anche di una chiavetta in cui sono salvati 19 CD di inediti dei Guns N’ Roses.

Riesce a trattenere a stento le lacrime mentre, a bordo del pick-up, ascolta i pezzi. «Quant’ero felice», ricorda ora. «Mai nulla s’avvicinerà a quel che ho provato. Avevo cercato quella roba per vent’anni, passando un tempo infinito sui forum, ci avevo lavorato su e finalmente l’avevo trovata, cazzo».

La gioia è svanita quasi subito. Nel giro d’un mese quei 124 pezzi sono comparsi online. Dunsford è stato incolpato del leak dal management e dai legali dei Guns, gli è stato detto che sarebbe stato denunciato e bandito da ogni futuro concerto del gruppo. È stato costretto a dichiarare fallimento e, dice, è stato cacciato con la forza da un locale dalla security della band. È anche diventato oggetto di disprezzo e minacce violente da parte di altri fan del gruppo.

Per uno come lui, non poteva andare peggio. Cresciuto da emarginato nel Mississippi, da ragazzo Dunsford era stato bersaglio di prese in giro, bullismo e a volte di veri e propri atti violenti solo perché aveva i capelli lunghi e amava l’hard rock. È stato salvato dai Guns N’ Roses di cui è diventato un fan disperatamente devoto. Ha persino chiamato suo figlio Axl. «M’incazzo per come sono andate le cose, perché io so, nel profondo del mio cuore, di non avere diffuso quella musica. Sono un capro espiatorio».

La storia di come quei 19 CD-R sono finiti su Internet è lunga e complessa, con un cast di personaggi interessanti quanto quelli ingaggiati da Axl Rose per incidere i pezzi. Fra le persone coinvolte c’è Madeline Rose, una figura controversa tra i fan dei Guns N’ Roses che in diverse occasioni ha detto, mentendo, di lavorare per il management della band col compito di rimuovere dalla rete i contenuti dei fan. C’è Jared St. Laurent, alias Mister Saint Laurent o semplicemente MSL, ex wrestler professionista il cui bisnonno è stato primo ministro del Canada. C’è Tom Zutaut, leggendario A&R che ha messo sotto contratto per primo sia i Guns che i Mötley Crüe (in The Dirt il suo ruolo è interpretato da Pete Davidson) e che ora vende automobili in Georgia. C’è poi una sfilza di superfan disposti a ricorrere a bugie, tradimenti e truffe per mettere le mani sulle incisioni escluse da un album che è peraltro considerato uno dei flop più clamorosi nella storia del rock.

È anche una parabola su come il fandom è cambiato nell’era digitale. L’accesso a milioni e milioni di canzoni, garantito a chiunque abbia la curiosità di ascoltarle (tramite servizi in abbonamento, YouTube, SoundCloud e altro), ha fatto aumentare ancora di più il valore delle rarità e delle cose impossibili da avere. Le community di fan sono divenute bolle chiuse, esposte a dinamiche di radicalizzazione, dov’è facole perdere il senso dell realtà.

Come ha detto Dunsford, «quando racconto questa storia, la gente mi guarda e dice: mica penserai che ti creda?».

Backstage, 1986: da sinistra, Slash, Duff McKagan, Teresa Ensenat (Geffen Records), Tom Zutaut, Axl Rose (seduto), Steven Adler, Izzy Stradlin. Foto: Marc S. Canter/Michael Ochs Archives/Getty Images

Incontro Dunsford a febbraio, fuori da casa sua a Blue Mountain, una minuscola cittadina nel bel mezzo di un’ampia distesa di terreni agricoli nel Mississippi settentrionale. È smilzo, ha una barba rossiccia, modi affabili ed entusiasti. Indossa una t-shirt bianca di Tommy Stinson (il bassista dei Guns N’ Roses del periodo di Chinese), jeans scuri e cappellino di lana nero. Tira su la manica sinistra per mostrarmi il suo «braccio dei Guns N’ Roses». Mi fa vedere un tatuaggio che parte dalla spalla per poi scendere: un drago con una scritta in caratteri cinesi e il logo della band.

«Me lo sono fatto il giorno in cui è uscito Chinese Democracy. Poi mi sono fatto scrivere il testo di Better qui», dice, indicandomi una frase sul bicipite che recita: “La melodia dentro di me è ancora in cerca della soluzione”. Ruota il braccio. «Qui c’è la firma di Axl. Slash me lo ha firmato nel 2016 e poi l’ha fatto anche Duff».

Dunsford ha 36 anni, è sposato e lavora nella grande distribuzione. Come tanti, si è appassionato ai Guns perché la loro musica sembrava catalizzare emozioni scure e terribili in un potente urlo di ribellione. «Ascolti Appetite ed è come se ti arrivasse un pugno in faccia. Ha qualcosa di speciale questa band. Ti ci immedesimi».

Col passare degli anni, la passione di Dunsford per la musica è cresciuta, così come i problemi che essa gli causava: «Ho subito abusi e atti di bullismo. M’hanno aggredito in uno spogliatoio e mi hanno fatto perforato un timpano solo perché avevo i capelli lunghi e mi piaceva quel tipo di musica. Sono stato costretto a mollare la scuola per via della violenza». È comunque riuscito a diplomarsi.

Sentendosi un emarginato, a fine anni ’90 s’è rifugiato nel mondo dei forum online dedicati ai Guns N’ Roses, dove ha conosciuto persone con le sue stesse passioni, e non importava che la band fosse sostanzialmente ferma. Fra il 1995 e l’inizio del 2001 i Guns non hanno fatto neanche un concerto e hanno pubblicato una sola canzone. In quel periodo Axl Rose stava lontano dagli occhi del pubblico, come Howard Hughes nel suo ultimo periodo. Questa scarsità di materiale è un elemento fondante della community dei fan. Lì chiunque abbia accesso a nuova musica o informazioni (o si pensi che lo abbia) acquista prestigio. La musica inedita è il bene più prezioso in circolazione.

Rick Dunsford a Tupelo, maggio 2022. Foto: Andrea Morales per Rolling Stone US

I fan dei Guns che riescono a scovare inediti o parti di essi appartengono a due categorie principali: gli accumulatori e i leaker. Gli accumulatori tengono per sé tutto ciò che trovano o, al massimo, lo condividono con una manciata di amici fidatissimi. I leaker lo distribuiscono agli altri fan. All’interno della community, gli accumulatori sono al contempo venerati e disprezzati. Sono visti come elitisti antidemocratici, ma sono anche insider che possiedono qualcosa che tutti vorrebbero avere. Può capitare che un accumulatore venda o scambi materiale inedito (c’è chi fa parecchi soldi in questo modo), ma conosce bene il principio della scarsità: se facesse circolare liberamente tutta la musica di cui è in possesso, non solo correrebbe rischi a livello legale, ma ne farebbe crollare il valore, oltre a danneggiare il proprio status.

In alcune cerchie, ricorrere alla menzogna, al doppio gioco e ad altri sotterfugi per ottenere musica dagli accumulatori riluttanti è un’attività accettata. MSL, l’ex wrestler professionista, nel 2007 ha fatto un colpaccio: ha offerto migliaia di dollari a chiunque gli inviasse brani inediti di Chinese Democracy e ha abbindolato un fan, convincendolo a spedirgli quattro canzoni inedite che ha subito condiviso online. «Non c’è stato scambio di denaro», mi ha detto. «È stato un raggiro e ho avuto fortuna». Da allora si sono ripetuti molti casi simili e slealtà e cattiveria si sono diffuse nella community. «Queste persone fanno paura», dice Chris Kooluris che nei forum è noto come Kaneda. «Ho ricevuto minacce fisiche. Mi hanno detto che sarebbero venuti a New York per pestarmi. È un ambiente tossico».

Kooluris fa il PR ed è la persona che ha lavorato al concorso della Dr. Pepper legato all’uscita di Chinese Democracy. Pensa che la band abbia caratteristiche che attirano gli squilibrati e chi ha dei problemi. «Prendi i testi di Appetite. Axl ne esce come un tizio solitario, misogino e aggressivo, però è sincero. Attrae chi vive fuori dal mainstream. È musica che va a scavare nella tua rabbia più recondita, nelle tue insicurezze profonde».

Quando Chinese Democracy è stato pubblicato ufficialmente, la maggior parte delle canzoni erano già finite online, a volte in modo rocambolesco (come quando il catcher dei New York Mets, Mike Piazza, ha portato un CD-R di inediti allo show radiofonico di Eddie Trunk). La pubblicazione ha comunque soddisfatto le sete dei fan che desideravano nuova musica. Gli accenni di Rose e altri al fatto che l’album fosse stato concepito come parte di una trilogia ed esistesse musica sufficiente per riempire diversi altri LP hanno convinto alcuni fan che ci potesse essere un grande classico perduto lasciato a impolverarsi nell’archivio dei Guns.

Molti hanno cominciato a provare risentimento per la segretezza e la taccagneria della band quando si trattava di diffondere nuova musica. «Il gruppo avrebbe dovuto trovare una maniera per gestire la propria community online in modo più positivo, invece di lasciare tutti a brancolare nel buio per anni», dice Kooluris. «Facendolo, hanno creato mostri che vogliono arraffare qualunque cosa trovino, perché pensano di non essere apprezzati dalla band… È qualcosa di simile alla sindrome di Stoccolma. Sono incatenati in cantina, non escono da anni e agiscono in modi per niente sani».

«È una questione che trascende la musica. Queste persone cercano il possesso, ma ci investono talmente tanto da dimenticare che lo scopo è cercare di essere felici. E non sarai mai felice se ti concentri solo ed esclusivamente sui Guns N’ Roses».

All’inizio di marzo del 2019 è stato messo all’asta il contenuto di due depositi presso il CubeSmart di Culpepper, Virginia. Erano entrambi di Tom Zutaut, l’ex A&R che ha messo sotto contratto i Guns N’ Roses. Nel 2001, mentre lavoravano a Chinese Democracy, Zutaut si era occupato nuovamente di loro all’incirca per nove mesi, uno dei tanti che aveva provato a portare a conclusione il progetto, senza riuscirci. Nel 2016 s’è trasferito in Virginia e aveva dichiarato bancarotta. Nel 2019, poco prima di spostarsi a Chattanooga, Tennessee, ha smesso di pagare l’affitto dei due spazi (Zutaut ha declinato la richiesta d’intervista per questo articolo).

Uno dei due è stato acquistato per 750 dollari da Sheri Gaines, un’infermiera della Virginia che per arrotondare compra e vende il contenuto dei depositi messi all’asta. Dentro ha trovato principalmente registrazioni e memorabilia dell’era di Use Your Illusion, ma anche oggetti legati ad altre band con cui Zutaut ha lavorato. Ha venduto le cose di maggior valore su eBay «per pagare la retta semestrale del college di uno dei miei due figli. Per quanto mi riguarda, avevo trovato il Santo Graal dei box».

Il contenuto dell’altro box è stato comprato da Robert Bird, un ingegnere che si dedica allo stesso hobby di Gaines, a volte traendone profitto. Non ha voluto parlare di questa storia direttamente, ma in un podcast che ha messo online (e poi cancellato) ha raccontato di avere trovato circa 40 dischi d’oro oltre a CD, nastri, foto e memorabilia. Non ha notato subito notato i CD-R con il materiale inedito dei Guns. «Ho capito che erano dischi masterizzati alcuni giorni dopo, quando ho iniziato a catalogare gli oggetti», ha spiegato nel podcast. «Alcuni avevano un’etichetta che diceva che venivano da uno studio di Hollywood».

Lo studio in questione è il Village Recorder, il luogo leggendario dove sono nati Aja degli Steely Dan, Tusk dei Fleetwood Mac e The Chronic di Dr. Dre. I Guns avevano trasferito lì le proprie attività nel 2000. Dei CD-R che Bird ha trovato nel box, 19 erano rough mix delle session del 2000-2001 al Village. Includevano brani completi, basi strumentali, prove e versioni alternative di canzoni pubblicate. Si tratta di session leggendarie per i fan delle quali non era mai uscito nulla. Lì, o almeno così credevano gli amanti del gruppo, avrebbero trovato il loro grande album perduto.

Due CD delle session al Village Recorder. Foto per concessione di Rick Dunsford

Bird ha messo alcuni oggetti all’asta su eBay. Stando al suo podcast, è stato contattato da un avvocato del New Jersey grande collezionista dei Guns. L’avvocato, poi identificato come Levi Lipton, è una presenza occasionale nei forum dedicati ai Guns con il nickname di Levisnuts. Non ha risposto alle nostre e-mail, telefonate e messaggi per parlare di questa storia. Bird, nel suo podcast, ha ricordato che Lipton è andato in auto in Virginia per comprare da lui i 19 CD-R, vari DVD e nastri live di performance dei Guns, oltre ad altri oggetti per una somma che molti nella community dei fan pensano ammonti a qualche decina di migliaia di dollari. «Ha detto che avrebbe tenuto tutto per sé», dice Bird nel podcast. «Non avrebbe mai diffuso il materiale… avrebbe messo tutto in una cassaforte e se lo sarebbe goduto da solo per il resto della vita».

Un superfan ventisettenne di nome Mario, che ci ha chiesto di non rivelare il cognome, dice che Lipton gli ha comunicato la notizia del ritrovamento. Mario a sua volta ha rivelato la cosa a Dunsford. L’anno prima, Dunsford aveva acquisito un certo prestigio nella community dei fan avendo messo le mani su un oggetto a lungo bramato: la registrazione video professionale del primo show dei Guns N’ Roses post Slash, con la nuova formazione, alla House of Blues di Las Vegas nel 2001. Come abbia avuto il video è una storia complicatissima in cui c’entrano Madeline, MSL, 2000 dollari e l’ombra di un’indagine dell’FBI per crimini informatici. Pare che a un certo punto Dunsford abbia smesso di rispondere alle telefonate di MSL per poi ricevere un messaggio da Madeline che recitava: «MSL dice che se ci tieni ai tuoi figli è meglio se rispondi al telefono immediatamente».

Dunsford ha interpretato tutto ciò come una minaccia, per MSL si tratta d’un fraintendimento. Credeva che Dunsford volesse diffondere il video e voleva sconsigliargli di farlo. «Quello che intendevo era: ho già passato qualcosa di simile e non voglio che questo tizio finisca in galera», dice MSL. Non era la prima volta che qualcuno nel mondo dei fan dei Guns si sentiva minacciato da MSL, che ora è COO della federazione Major League Wrestling e presentava gli eventi live trasmessi in tv. «Per un sacco di tempo nel mondo del wrestling sono stato il cattivo e questo a volte influenza il modo in cui le persone mi percepiscono».

Quando Mario ha detto a Dunsford delle session al Village Recorder, Dunsford ha rintracciato Bird e gli ha offerto 20 mila dollari per le canzoni. Bird non era interessato. Dunsford, frustrato, ha scritto a Fernando Lebeis, manager dei Guns N’ Roses, informandolo che quel materiale era finito all’asta coi box di Zutaut e che Lipton l’aveva comprato. «Occorre che lo sappiano tutte le persone interessate», ha scritto Dunsford. «Non vorrei che il materiale circolasse finché la band non è pronta a farcelo ascoltare». In precedenza Lebeis aveva instaurato un rapporto cordiale con Dunsford. In quell’occasione non gli ha risposto immediatamente (né ha voluto farsi intervistare per questo articolo).

Dunsford poi ha postato informazioni su questi pezzi e su chi ne era in possesso nel forum MyGNR.com usando il suo username axlrosefan4life. La community s’è animata rapidamente al pensiero di poter ascoltare le session del Village. Dunsford dice di non essersi accordarato né con Bird, né con Lipton. Gli è poi venuta un’idea: ha scritto a Bird che Lipton aveva venduto quella musica ad almeno un paio di altre persone.

«Che cazzo, mi ha mentito», è stata la risposta di Bird, che ha creduto a Dunsford. «Ho rifiutato 30 mila dollari da uno di Dallas perché Levi mi aveva fatto una gran pantomima dicendo di essere un collezionista». Lo stratagemma ha funzionato. «Levi non voleva fare accordi», dice Dunsford, «così ho manipolato un po’ i fatti… ma era l’unico modo per avere quella roba da Bird. Non è stato corretto da parte mia».

Dunsford aveva iniziato a raccogliere denaro da fan interessati nell’investimento, promettendo che avrebbe condiviso con loro la musica, ma aveva racimolato solo 12 mila dollari. Bird, in principio, aveva accettato la proposta di 15 mila, ma Dunsford gliene ha poi offerti 10.500 tenendo conto del biglietto aereo last minute che avrebbe dovuto comprare. Bird ha declinato, spiegando in un messaggio che, ora che la notizia stava circolando, «la gente mi sta offrendo somme insensate». Dunsford ha risposto che avrebbe raccolto più denaro. «Grazie, ma direi che la cosa si chiude qui», ha replicato Bird. E Dunsford: «Aspetta, mio fratello si è appena unito a me. Ho i 15 mila» (non era vero). «Se domani sarai qui, scrivimi o chiamami, ma a questo punto è tutto ciò che posso fare», ha risposto Bird.

A Dunsford non serviva altro. La moglie, che aveva partorito il loro figlio Axl tre settimane prima, gli ha preparato un pasto da portare via ed è partito col loro minivan Dodge. Aveva un giorno di tempo per arrivare in Virginia e raccogliere il denaro che gli mancava. È per questo che si è fermato a Charlotte per caricare Madeline che, stando a Dunsford, aveva promesso di aggiungere 2000 dollari, ma alla fine ne ha portati solo 500 circa.

Dunsford sostiene di avere comunque racimolato la somma mancante e di essere arrivato al Panera con 15 mila dollari. Nel suo podcast, Bird dice che ne aveva con sé solo 12 mila, ma la transazione è avvenuta lo stesso. Dunsford poi si è recato a casa della sorella per passare la notte ripartendo la mattina dopo. Ha subito inviato agli altri finanziatori due tracce, Hard Skool e Atlas Shrugged, promettendo di mandare il resto al suo ritorno a Blue Mountain. Stando a Dunsford, quella notte avrebbe sorpreso Madeline davanti a un computer con la chiavetta: si è preoccupato, temendo che lei volesse inviare i pezzi a MSL, che non aveva versato alcuna somma. Dunsford ha preso la chiavetta e l’ha messa sotto al cuscino su cui ha dormito (intervistata, Madeline ha detto di non avere «avuto alcun ruolo in questa faccenda», per poi chiudere la chiamata).

Axl Rose nel 2002. Foto: Gie Knaeps/Getty Images

Tornando in Mississippi, Dunsford ha registrato col cellulare un video di 77 secondi della sua autoradio che riproduceva Atlas Shrugged e l’ha condiviso con un altro fan; questi, a sua volta, ne ha rippato l’audio, che è subito finito online. Più o meno in quelle ore è arrivato online anche un clip audio di 22 secondi di Hard Skool. Dunsford non era ancora arrivato a casa che già aveva ricevuto una e-mail dal manager dei Guns: «Continuo a sentire il tuo nome legato a questa faccenda dei leak. Spero non sia vero, perché sono sempre stato gentile con te e gli altri».

Dunsford gli ha spiegato la situazione e ha accettato di dare una mano per evitare altri leak. In un accordo privato sottoscritto da Dunsford coi Guns N’ Roses a inizio agosto, ha acconsentito a consegnare tutte le copie del materiale inedito in suo possesso, a non diffonderlo e a fornire nomi, contatti e informazioni riguardanti le persone a cui aveva inviato delle canzoni. In cambio, i Guns avrebbero rimborsato a Dunsford i 15 mila dollari che diceva di avere speso per la chiavetta, in modo da restituire i soldi agli altri investitori. Gli hanno anche promesso un biglietto vip per gli show dei Guns di novembre a Las Vegas.

L’intera community dei fan ha seguito con attenzione e per giorni interi la ricerca di Dunsford attraverso le varie message board. Su pressione di Lebeis, però, a un certo punto Dunsford ha smesso di postare. «Me ne sono stato fermo e i fan si sono infuriati perché pensavano che li avessi fregati», dice oggi. «Hanno iniziato a postare cose su mia madre e i miei figli, foto della mia famiglia, hanno mandato messaggi a mia moglie, parlavano di venire a casa mia».

Il 24 agosto, poco dopo che Dunsford aveva ricevuto i 15 mila dollari dai Guns e aveva così rimborsato i suoi finanziatori, Hard Skool è finita per intero online. Nei giorni seguenti c’è stato uno stillicidio costante di altri leak, principalmente versioni differenti di pezzi inclusi in Chinese Democracy. Il materiale ha preso il nome di Numbers Leak giacché era stato postato in un forum da un utente il cui indirizzo e-mail era costituito da una serie di numeri.

A inizio settembre, Dunsford ha ricevuto una lettera da Doug Mark, un legale che rappresentava i Guns N’ Roses. Lo accusava di avere violato l’accordo sottoscritto. Dunsford aveva informato Lebeis di avere inviato Hard Skool e Atlas Shrugged ad alcune persone, prima della firma dell’accordo, ma nel documento non se ne faceva menzione. Quindi la lettera chiedeva la restituzione dei 15 mila dollari e informava Dunsford che avrebbe potuto essere citato per danni.

A metà settembre, il contenuto di tutti i CD-R un tempo appartenuti a Zutaut ha iniziato a comparire online. Ogni leak era accompagnato da una poesia attribuita a un tale Chairman. I piccoli poemi citavano alcuni fan dei Guns noti nell’ambiente, contenevano battute che solo i membri della community potevano capire e prendeva in giro gli accumulatori.

Il cosiddetto Chairman Leak piano piano ha portato in superficie quasi tutto il materiale del box di Zutaut. Il 7 ottobre Dunsford ha preso un volo per Wichita, Kansas, per assistere a un concerto dei Guns. Mentre era in fila per entrare nello stadio, ha ricevuto una e-mail da Doug Mark che lo informava che non avrebbe avuto «il permesso di entrare in alcun luogo dove i miei clienti si esibiscono». È stato prelevato dalla fila e gli è stato proibito l’ingresso. Mentre il concerto aveva luogo e lui era fuori dallo stadio, il diciannovesimo e ultimo CD-R è finito online.

A distanza di quattro giorni, Dunsford ha ricevuto una lettera da Donald Zakarin, avvocato che rappresentava Universal Music Group, l’azienda madre dell’etichetta Interscope. Lo si accusava di avere postato le registrazioni e di averle vendute. Veniva inoltre ritenuto responsabile di avere violato l’accordo sottoscritto con la band e lo si informava del fatto che, in caso di procedimento legale, UMG avrebbe richiesto 150 mila dollari per ogni brano diffuso illegittimamente, per una somma totale che arrivava a 18 milioni di dollari. Temendo una causa costosissima, Dunsford ha presentato istanza di fallimento. A oggi non è stata intrapresa alcuna azione legale contro di lui dai Guns N’ Roses o da UMG, ma è ancora bandito dai concerti del gruppo.

A settembre del 2021, Dunsford si è recato a Chicago per vedere i Guns al Wrigley Field. Aveva cappello, occhiali da sole e mascherina (come molti altri presenti, per via del Covid). Appena prima dell’inizio dello show, Dunsford ha notato Lebeis sul palco che scrutava il pubblico. Un istante dopo, il capo della security Gio Gasparetti lo ha raggiunto fendendo la folla. Dunsford ha subito estratto il suo telefono e ha iniziato a mandare un video su Facebook Live.

«È arrivato, mi ha spinto, mi ha colpito e mi ha piegato un braccio», dice Dunsford. «Poi ha preso a strattonarmi per togliermi di mano il telefono. Facendolo mi ha colpito e mi ha fatto un occhio nero. Non mi ha chiesto di andarmene nemmeno una volta».

In una e-mail Gasparetti dice che «nulla di tutto ciò è accaduto, Dunsford sta cercando solo di attirare l’attenzione». Il video non è di grande aiuto e mostra solo Dunsford che viene scortato fuori dallo stadio. Lui ha condiviso delle foto del suo occhio nero e il referto di un pronto soccorso nel Mississippi, dove è stato trattato per una contusione e dolori alla schiena che attribuiva allo scontro fisico. Ha anche sporto denuncia per aggressione alla polizia di Chicago. Non è stato fatto nessun arresto, ma l’accaduto ha scosso molto Dunsford. «Chicago mi ha fatto capire una cosa: quella gente vuole il sangue, per davvero».

I fan attendono il nuovo album dei Guns, il primo dopo Chinese Democracy, da tanti anni quanti ne hanno aspettati per avere Chinese Democracy. Ci sono voci incontrollate su un arrivo imminente di un nuovo disco incentrato sul materiale di questo leak. Ma è roba buona?

Nell’ambito della community dei fan dei Guns ci sono opinioni contrastanti. Secondo Dunsford, «c’è molto materiale che potrebbe dare vita a un album leggendario». Kooluris è meno entusiasta: «Questi fan credono che Axl abbia in archivio un’altra Paradise City o una November Rain, ma no, cazzo, non le ha». La cruda e chitarristica Hard Skool ha suscitato un certo entusiasmo generalizzato: è stata pubblicata come singolo nel 2021 e richiama i Guns pre Chinese Democracy. Un particolare curioso è che molti fan pensano che il testo (“Hai dovuto fare il figo, fare a modo tuo / Hai voluto fare lo stupido, gettare via tutto”) sia una frecciatina a Slash, che è rientrato nella band con Duff nel 2016 e ha aggiunto alcune parti di chitarra.

Non è difficile trovare online parecchi pezzi del leak. Ascoltandoli ci si convince che, con un po’ di smalto, Atlas Shrugged, la tesissima Perhaps e State of Grace (un mid-tempo da brividi dal sapore industrial) avrebbero potuto costituire i pilastri di un altro album classico dei Guns N’ Roses. Altre canzoni sembrano acerbe, ma giudicarle sulla base di rough mix non è giusto. In fondo il processo creativo funziona così: si provano soluzioni che magari non vengono sviluppate fino in fondo e si sperimenta con cose che non funzionano. Ed è questo il fondamento dell’argomentazione morale contro la diffusione di musica che non è stata pubblicata. «Alla fine la verità è una sola», dice Kooluris. «Si tratta di musica rubata. Quei tizi cercano di razionalizzare, ma non è roba loro».

Dunsford con vario materiale sui Guns. Foto: Andrea Morales per Rolling Stone US

Nel corso di mesi di conversazioni ed e-mail, Dunsford ha sempre sostenuto di non avere diffuso quella musica. Quando i leak sono iniziati, altre persone avevano avuto accesso al materiale, inclusi Lipton, Bird, MSL e, probabilmente, Madeline. Nel suo podcast, Bird ha anche ammesso di avere venduto il materiale. Qualcuno, nella community dei fan dei GN’R, ipotizza addirittura che Zutaut possa avere avuto un tornaconto nella storia. Ma l’unico che pare avere subito delle ripercussioni tangibili è Dunsford.

Secondo due esperti di copyright con cui ho parlato, la situazione a livello legale non è semplicissima. Comprando il box, Bird è diventato padrone del contenuto fisico (i CD-R, i nastri e altro), ma non ha certamente acquisito la proprietà intellettuale di ciò che i supporti contenevano. Per cui, anche se l’acquisto all’asta è stato perfettamente legale, appena Bird ha iniziato a fare copie di quella musica e a venderle ha violato il Copyright Act statunitense. E lo stesso fa chi crea altre copie di quei supporti e/o le distribuisce.

Anche ammettendo che Zutaut possa avere solamente trascurato il pagamento dell’affitto dei box, Dina LaPolt, un’avvocata che si occupa di spettacolo e copyright, pensa che, per estensione, Interscope potrebbe avere qualche responsabilità. «Se lui è un ex dipendente di quella casa discografica, direi che questa è stata gravemente negligente nel non sincerarsi che l’ex A&R fosse in possesso di materiale inedito. Se fossi un legale dei Guns N’ Roses, penserei: se vogliamo mettere le mani dove ci sono i soldi, dobbiamo fare causa all’azienda dove lavorava quel tizio».

Kooluris mi ha detto che MSL ha tentato di vendergli la musica presa dal box per 10 mila dollari. Quando ne ho chiesto conto a MSL, lui ha insistito nel dire che stava solo cercando di depistare Kooluris, perché Dunsford non voleva che si sapesse che aveva dato gratis quei pezzi a MSL. «L’ho depistato», dice MSL.

Nel corso delle ricerche per questo articolo, ho ricevuto di continuo messaggi da membri della community dei Guns. Alcuni desideravano raccontarmi il loro ruolo nella storia, altri volevano parlarmi di vicende simili, altri ancora mi hanno dato quelle che sembravano false informazioni. Spesso gli indirizzi e-mail o gli account social non riflettevano il nome dichiarato dalla persona che mi contattava. Alla fine ho cestinato la maggior parte dei messaggi.

Uno però m’ha colpito. Era di un tizio chiamato Kyle B che posta nei forum dei Guns con il nick Dadud e mi ha chiesto di non svelare il suo cognome. Nella sua e-mail mi ha confessato subito il ruolo avuto nel leak più importante, il Chairman Leak. Mi ha detto di avere aperto un server su Discord che ha fatto da hub per il leak e di avere ricevuto i link agli mp3 da Dunsford e un altro superfan dei Guns, Darknemus.

Quando finalmente ho potuto parlare con Kyle B via Zoom, gli ho domandato perché mi stava dicendo quelle cose. Il suo problema sembra essere che Dunsford non gli ha dato alcun credito nell’operazione. «Invece è una cosa di cui sono piuttosto orgoglioso», dice Kyle.

Ero diffidente, mi sentivo come un detective che ha passato mesi a indagare su un caso per poi vedere un tizio qualunque entrare nella stazione di polizia e confessare tutto. Così ho contattato Darknemus, che aveva aiutato a diffondere alcuni dei primissimi leak da Chinese Democracy fra il 2003 e il 2007. Ha acconsentito a parlarmi, a condizione che lo identificassi solo col nome Craig. Ha tenuto a sottolineare che tutti i leak in cui è stato coinvolto riguardavano tracce che «erano già in giro, solo non erano note a un ampio gruppo di persone. Non è che le ho rubate in uno studio».

Mi ha confermato di avere avuto un ruolo nel Chairman Leak. «Rick mi ha contattato dicendomi: “Ho tutta ‘sta roba, che faccio?”». Craig ha dato una mano a trovare un metodo per diffondere la musica in modo difficile da tracciare. Ha anche scritto le poesie. «Sì, erano mie quelle poesie atroci», ha confessato ridendo. «Mi sono detto: se devi farlo, almeno divertiti».

Una delle motivazioni più forti che lo spingono a far circolare musica inedita coi leak è dar fastidio ai «cialtroni accumulatori», anche se ammette che il più grande accumulatore di tutti è Axl Rose. «A volte accenna a cose che sta per fare, però poi non succede nulla e per la gente è frustrante», dice Craig. «È come essere un tossicodipendente: sei disperatamente in cerca di una dose e faresti anche cose illegali per procurartela. Tutti questi ragazzi si comportano come se fossero agenti segreti… non succede la stessa cosa coi Metallica o i Faith No More».

Quando, alla fine, ho chiesto a Dunsford il suo ruolo nel Chairman Leak, ha tergiversato un po’ prima di rispondere. Continua a sostenere di non essere responsabile dei primissimi leak e del Numbers Leak. In quel momento, dice, stava cercando di aiutare Lebeis e i Guns a fermare eventuali leak. «Pensavo di avere fatto tutto il possibile per aiutarli e poi Fernando mi ha pugnalato alla schiena. È stato dopo quei fatti, quando mi hanno tolto i biglietti vip e hanno deciso di chiedermi dei soldi, che ho contattato Craig».

Dunsford si è sentito pressato su più fronti. «Da una parte i Guns mi attaccavano, dall’altra i fan erano incazzatissimi con me perché volevano la musica». Quei leak avrebbero almeno aiutato ad alleviare la pressione. Mi ha detto che subito non ha voluto parlarne perché non voleva coinvolgere Craig, ma chiaramente stava cercando di pararsi il culo.

Anche se ha mentito, non riesco a disprezzare Dunsford. È un tizio che in pratica è stato menato fin da quando era bambino per via della sua incapacità di contenere l’entusiasmo. Di tutte le motivazioni che Dunsford mi ha dato per i leak, quella per cui si è più infiammato è la perdita dei biglietti vip per vedere i Guns N’ Roses. Me ne ha parlato in tre occasioni.

È possibile che menta sulla cifra pagata a Bird per la chiavetta e che quindi i Guns gli abbiano rimborsato 3000 dollari in più. Ma guardiamo il quadro generale: i Guns N’ Roses hanno guadagnato più di 584 milioni di dollari col tour della reunion con Slash e Duff che si è chiuso nello stesso anno in cui hanno staccato l’assegno da 15 mila dollari per Dunsford. Insomma, lui non si stava certo arricchendo alle spalle dei Guns. Non è un criminale, è un fan che vuole disperatamente ascoltare nuova musica di una band che spesso pare desiderare tantissimo non pubblicarne. Qualcosa doveva accadere.

Anche MSL, con cui Dunsford ha litigato spesso, non riesce a odiarlo. «Penso, in fondo, che sia una brava persona, solo si agita troppo», ha detto.

Il modo in cui si è fan della musica è mutato moltissimo negli ultimi vent’anni. Una volta il vero fan si riconosceva perché collezionava tutte le uscite di un artista. Ora abbiamo tutta quella roba a portata di mano, virtualmente per ogni artista al mondo, al prezzo di un abbonamento mensile.

Per cui, in quest’epoca di accesso istantaneo e sovrabbondanza, cosa definisce un vero fan? Come dimostri di esserlo? Be’, se sei Rick Dunsford fai tutto il possibile per mettere le mani su musica che nessun altro possiede. Quando essere un fan è facile, fai ciò che è difficile. E questi fan dei Guns N’ Roses (non solo Dunsford, ma anche tutti gli altri matti) lo sanno bene.

Verso la fine della giornata che ho passato con Dunsford a Blue Mountain gli ho chiesto se avesse qualche rimpianto riguardo l’accaduto. Mi ha detto di essere tranquillo. «Volevo solo ascoltare quella musica», dice. Si ferma un istante e scuote il capo. «Non cambierei nulla di questa storia».

Tradotto da Rolling Stone US.