«Vengo da un niente che penso possa essere d’ispirazione per tutti». Così esordisce Marracash nel docufilm King Marracash, ora disponibile in streaming in esclusiva su Disney+, ma da quel niente non è uscito da solo. Infatti, quando Fabio Rizzo si racconta lo fa anche attraverso le persone che, in 47 anni d’età, hanno costruito insieme a lui l’artista diventato abbastanza grande da riempire San Siro.
Prima di tutti ci sono Salvatore e Filippa. Il padre siciliano «tutto d’un pezzo» che puliva con l’acido muriatico le facciate dei palazzi, prima della crisi dell’edilizia, del camion comprato e rubato e la disoccupazione. E la madre che faceva le pulizie, persino nelle case dei compagni di scuola di Fabio, e che oggi gli ricorda che è sempre stato ansioso, proprio come lei. Oppure Mirko, il fratello che Marra definisce «l’opposto di me», cioè uno che «non capisci mai cosa sta provando». Tutti sono compresi nella famiglia allargata che nel docufilm ritrova in Sicilia, a Nicosia, tra zii, cugini e nipoti che lo aspettano come un supereroe, lo celebrano con pranzi interminabili e cibo in abbondanza, con i ricordi che affiorano dalle vecchie fotografie conservate negli album come reliquie. E Marra quel rapporto lo definisce «un amore carnale».
Poi c’è la seconda famiglia a Milano. Gli amici della Barona che tornano ciclicamente nella sua discografia, Guè, conosciuto al Muretto, che diventerà un secondo fratello («averti conosciuto mi ha cambiato la vita», gli ha detto durante il live del ritorno di Santeria), Deleterio, che dai giri in motorino lo affianca negli esordi Marracash e Fin qui tutto bene, il cui testimone sonoro ora è passato in mano ai due nuovi fidi produttori Marz e Zef. E non poteva mancare Paola Zukar, la manager alla quale è bastata una stretta di mano come contratto, che è ovunque: prima del palco è l’ultima persona a cui dà il cinque, dopo è la prima che abbraccia. Si sono conosciuti, ricorda, in una «trattoria miserabile» dove Zukar capì che bisognava portare Marracash dove il rap non era mai andato, da MTV alla tv generalista, insomma dove l’hip hop italiano non era il benvenuto: «Ovunque andava lasciava un segno». Ma lo ha accompagnato anche dalla psichiatra e, in certe notti di insonnia, ancora oggi non va dormire prima di lui per non lasciarlo solo con le paranoie. Non a caso per Marra è ben più di una manager, «è un’alleata, una salvezza, un punto di riferimento con cui spero di lavorare fino alla fine dei miei giorni».
Non mancano gli amori. Quello tossico finito dentro Crudelia e quello con Elodie, cominciato e finito sotto i riflettori di due videoclip e che ora, con quell’abbraccio al Marra Block Party, si è trasformato in un’amicizia. Intorno, lo staff che controlla ogni dettaglio, ascolta le sue indicazione, gli fa ripassare la scaletta (che lui non sempre ha studiato). E infine c’è il bipolarismo di cui parla nelle canzoni, ma nel film diventa quasi plastico. Fabio è quello a cui manca non essere visto, poter sparire e tornare «il bambino stralunato di una volta». Marracash è quello che alla Barona, al Block Party, viene accolto dalla gente come un idolo. Due facce della stessa Persona: una cerca costantemente un posto dove nascondersi, l’altra è diventata un simbolo di riscatto sociale per milioni di persone.














