La chitarra di Jerry Garcia da 12 milioni di dollari | Rolling Stone Italia
Costosetta

La chitarra di Jerry Garcia da 12 milioni di dollari

È la seconda più costosa al mondo dopo la Black Strat di Gilmour. Si chiama Tiger ed è stata costruita negli anni ’70. La storia raccontata da Derek Trucks, che l’ha suonata, e da Bobby Tseitlin, che l’ha comprata

La chitarra di Jerry Garcia da 12 milioni di dollari

Jerry Garcia con la Tiger nel 1989

Foto: Tim Mosenfelder/Getty Images

Era il 4 agosto 1979 quando all’Oakland City Auditorium i Grateful Dead hanno suonato per la prima volta in assoluto Althea, futuro classico del gruppo e ultima collaborazione fra Jerry Garcia e l’autore dei testi Robert Hunter. Per l’occasione il musicista ha imbracciato uno strumento nuovo di zecca: una chitarra custom da sei chilogrammi di peso chiamata Tiger.

Garcia aveva detto al liutaio Doug Irwin (Alembic Guitars) di non darsi alcun limite. Il risultato è una solid body decorata, con la tigre da cui prende il nome raffigurata in madreperla sotto al ponticello. Lo strumento è costruita laminando e unendo vari strati di legno cocobolo, acero e padouk. Negli anni ’80 Tiger era la chitarra preferita da Garcia. «So cosa mi piace», ha detto una volta, «non ho mai più sentito la stessa sensazione, né prima né dopo, quando ho preso in mano una chitarra».

Garcia l’ha pagata 5800 dollari. Quarantasei anni e sei mesi dopo, lo scorso 12 marzo, è stata venduta per 11,56 milioni di dollari, circa 10 milioni di euro. È stata acquistata da Christie’s a New York nell’ambito dell’asta dedicata alla collezione di Jim Irsay, il proprietario degli Indianapolis Colts morto a maggio 2025. Nelle due sere seguenti Derek Trucks l’ha suonata a una ventina di isolati di distanza, al Beacon Theatre. È nel mezzo di una residency di dieci concerti con la Tedeschi Trucks Band. «Guardi certi strumenti e pensi: chissà quante cazzo ne avrà viste», racconta Trucks. «Prova solo a immaginare Garcia che la suona in camerino… Gli strumenti hanno un’anima».

Prima di suonarla, Trucks è stato visto all’asta in cui è stata venduta – è del resto alto quasi un metro e 90, e ha una lunga coda di capelli biondi, è difficile non notarlo. Molti Deadhead hanno iniziato a ipotizzare online che l’acquirente fosse lui, soprattutto quando il martelletto ha battuto la fine dell’asta e lui per festeggiare ha stappato una bottiglia di whisky vecchio 20 anni (del suo brand Ass Pocket Whiskey). Tiger però non è stata comprata da Trucks. «L’ha pensato un sacco di gente che mi conosce», spiega ridendo. Gli ha scritto anche David Hidalgo dei Los Lobos chiedendogli quando avrebbe potuto suonarla. La risposta di Trucks: «Adoro che pensate che ho tutti quei soldi».

In questo sabato pomeriggio di marzo nel backstage del Beacon con Trucks c’è anche il vero proprietario di Tiger. Si chiama Bobby Tseitlin, ha 44 anni, è di Chicago ed è il co-fondatore di Family Guitars, azienda che colleziona strumenti storici. Ha anche un’azienda di famiglia che commercia gioielli all’ingrosso, ma negli ultimi vent’anni il progetto che più lo appassiona è la collezione di chitarre. È un musicista mediocre, spiega, ma a collezionare chitarre è bravo tanto quanto Trucks a suonarle. Ha sicuramente ragione visto che possiede tre chitarre di Garcia: la Tiger, la Travis Bean TB500 di fine anni ’70 e la Modulus Blackknife di metà anni ’80.

La sede di Family Guitars è un attico che si affaccia sul Lago Michigan. Non è un museo. Tseitlin e il suo socio non hanno alcun desiderio di trasformare le loro chitarre in safe queens da osservare dietro a un vetro. «Vogliamo che vivano, che respirino. Ecco perché volevamo Tiger. Se fosse finita in altre mani, molto probabilmente sarebbe finita dietro a una teca. Oppure, se l’avesse comprata qualcuno all’estero come succede, non l’avremmo più rivista. E invece questi strumenti meritano di essere usati. La gente vuole sentirli. Sono chitarre che tirano fuori cose speciali dai musicisti».

Anche Irsay la pensava così. Dopo aver comprato la Tiger nel 2002 per 850 mila dollari, l’ha prestata più volte, per esempio a Warren Haynes, che l’ha usata nel tour Jerry Garcia Symphonic Celebration nel 2016. «La musica di Garcia continua a vivere e quindi c’è bisogno di preservare gli strumenti con cui è stato creato quel suono», diceva all’epoca Irsay. «Tiger deve essere disponibile alle generazioni future perché possano vederla e ascoltarla. So che questo strumento, nelle mani giuste, può produrre un suono capace di far ballare, far piangere, e tutto ciò che sta nel mezzo».

Anche al Beacon la chitarra era nelle mani giuste. Trucks che l’ha usata per suonare pezzi come Statesboro Blues dell’Allman Brothers Band e Sugaree di Garcia. «Sali sul palco con quella chitarra e la gente reagisce tipo: “Oh cazzo!”. C’è un’energia newyorkese nei Grateful Dead che è davvero unica». In quanto alla chitarra, «è molto pesante, ma quando la suoni è molto eloquente nel senso che non puoi nasconderti: si sente tutto, ogni nota. In un certo senso è come un pianoforte, dove tutto è pulito ed equilibrato. Non è per i deboli di cuore. Devi sapere cosa stai facendo. Non ho avuto paura di trattarla male, è una bestiona pesante e robusta».

Nipote di Butch Trucks, batterista degli Allman Brothers, Derek è entrato nella band dello zio nel 1999. In quello stesso anno ha ricevuto una telefonata da Phil Lesh per sostituire il chitarrista Steve Kimock nei Phil Lesh and Friends. «A Phil quella volta ho detto: “Vengo, ma voglio essere onesto, non conosco manco un pezzo dei Grateful Dead, me li studierò”. E lui: “Perfetto! È proprio così che ci piace”. Era musica che in qualche modo era sempre stata attorno a me nel mondo degli Allman, ma non la conoscevo davvero».

Tedeschi Trucks Band - Statesboro Blues ( Derek playing Tiger) 3-13-26 Beacon Theater, NYC

Avendo un giorno libero, Trucks ha partecipato all’asta giovedì scorso per dare a Tseitlin, che è anche socio di Ass Pocket Whiskey, «supporto emotivo». «Guardavamo male gli altri offerenti», scherza Trucks. «Tipo: basta fare offerte!».

La Jim Irsay Collection conta più di 400 oggetti, dal primo accappatoio indossato negli incontri da Muhammad Ali quando nel 1965 ancora si chiamava Cassius Clay al manoscritto originale di Jack Kerouac per Sulla strada, acquistato da Zach Bryan per 12,1 milioni di dollari. La maggior parte degli oggetti appartengono però al mondo del rock come l’anello mignolo con zaffiro blu di Ringo Starr (venduto per 120.650 dollari) e il taccuino del 1969 di Jim Morrison (266.700 dollari).

A far battere le cifre più alte sono state le chitarre a partire dalla Black Strat di David Gilmour che è stata venduta per 14,55 milioni di dollari, un record assoluto. Sono stati minuti incredibilmente tesi, con due offerenti testa a testa per la chitarra con cui è stato suonato l’assolo di Comfortably Numb. Era il lotto 24, appena tre oggetti prima di Tiger. «Pensavo: spero che il tizio che non è riuscito ad aggiudicarsela ora non si butti su Tiger», racconta Tseitlin. «È uno schema tipico di chi non ottiene un lotto e si butta su un altro. Ma se anche fossimo arrivati a quella cifra, eravamo pronti a superarla. Tiger è importante, saremmo andati fino in fondo».

Tseitlin non sa dire qual è la cifra che sarebbe stato disposto a sborsare, ma nulla lo avrebbe fermato dal possedere quella che definisce la chitarra più iconica di tutti i tempi (e ora la seconda più costosa). Tseitlin si è anche aggiudicato l’amplificatore McIntosh MC2300 di Garcia del 1973, e per un po’ ha fatto offerte anche per la Gibson SG The Fool di Eric Clapton, poi venduta per tre milioni di dollari. «Il mercato di Clapton è un po’ strano in questo momento, soprattutto per la questione politica, e questo ha influito sull’andamento di The Fool all’asta», spiega Tseitlin.

Per molto tempo si è creduto che Garcia avesse suonato Tiger nel suo ultimo concerto, prima della morte avvenuta nell’agosto 1995. Di recente la cosa è stata smentita senza che questo ne abbia diminuito il valore. «Quando possiedi una cosa del genere per un decennio, il tuo dna resta lì dentro», dice Trucks. «Non ho mai incontrato Jerry, non ho mai avuto modo di stargli vicino. Ma è una presenza enorme nella scena e in ogni locale in cui ho suonato. È lì nell’aria, proprio come Duane Allman. In qualche modo, gli strumenti sono il filo che collega tutto».

Da Rolling Stone US.