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Kaze, senza etichette

La giovane artista non si pone limite tra musica (ha dato poco pubblicato il suo primo album ‘Post buio’), cinema (‘Anni da cane’) e serie tv (‘Call My Agent - Italia’): «Non ho mai creduto nelle definizioni»

Foto: Alek Pierre

Sarà la nostalgia che prova per il Burundi dove ha vissuto fino a 11 anni. Saranno i riverberi della musica di Enzo Avitabile che sentiva dalle cassette che il padre metteva in auto. O sarà che una delle prime canzoni cantate a memoria è Una rotonda sul mare di Fred Bongusto. Fatto sta che Kaze esprime un melting pot finalmente pacificato in cui «è normale non avere un posto che sia la casa di tutta una vita». La cantante e attrice, che interpreta Sofia in Call My Agent – Italia, ha tradotto la sua storia nel disco Post buio dove c’è traccia delle sue origini, dei viaggi, dell’impatto con nuove culture, dei rapporti umani. Ha iniziato con la serie di Sky (e non solo), ma è arrivata «a quello che più amo in assoluto», la musica.

Il melting pop senza contrasti, si diceva, è testimoniato dal racconto che fa del suo arrivo in Italia. «Il mio primo giorno di scuola è stato abbastanza strano perché mi sono ritrovata in una classe dove i bambini erano tutti italiani. Invece nella mia classe in Burundi c’ero io per metà italiana e metà burundese, c’era una bambina mezza tedesca, una mezza indiana e un altro mezzo americano e mezzo ruandese. Quindi per me era proprio normale avere a che fare con contesti culturali diversi tra di loro, anche in famiglia».

Foto press

Prima della musica, si è fatta conoscere come attrice per Amazon Original e Sky, come modella sfilando sul red carpet di Venezia 80 e come spokesperson all’ultimo Eurovision Song Contest. Non vuole essere etichettata. «Mi piace trovare nuove strade. Avendo viaggiato molto, non ho mai creduto nelle definizioni. Siamo talmente vasti che possiamo fare duecento cose insieme».

Si è fatta notare prima di fronte alla macchina da presa nel film Anni da cane di Fabio Mollo e poi, nel 2022, nel cast di Call My Agent – Italia nel ruolo della receptionist Sofia De Rosa. «Ho la sindrome dell’impostore: appena dico che sono diventata qualcosa, mi sembra di non meritarlo. Anche perché ci sono così tanti artisti che hanno fatto cose più grandi di quelle che ho fatto io, che non mi sento mai all’altezza».

Laureata in Infermieristica, durante la pandemia ha lavorato in prima linea tra pronto soccorso e reparti ospedalieri. Facendo quel mestiere è venuta in contatto anche con certi eccessi che descrive nel dettaglio in pezzi come MDMA, tra sensazioni (spiacevoli) di hangover e amori tossici. «Ho sempre studiato gli effetti degli stupefacenti sul corpo, più che provarli direttamente. Non mi hanno mai affascinata. Mi interessa il meccanismo di consolazione che nascondono. Ho visto amici che si sfasciavano, ma ho imparato a non giudicare. Capivo che quei momenti di abbandono erano dovuti a qualcos’altro, a una sofferenza molto più grande».

Lo scorso anno l’abbiamo selezionata per il nostro Classe 2023 e ascoltando l’album si capisce che per la 27enne nata a Nairobi, Kenya da madre burundese e padre napoletano i confini non esistono neanche fra gli stili: il suo è un mix di cantautorato hip hop con venature indie, electropop e soul, come in Caramelle, dedicata alla sorella. Paola Gioia Kaze Formisano, questo il suo nome per intero, condivide un percorso con altri artisti che sembrano aver intercettato un cambiamento in corso con sonorità ibride e sfuggenti. Le influenze si intrecciano e confondono senza che ci sia bisogno di rifugiarsi in un solo genere. Artisti che, con naturalezza, mettono in musica la propria vita sotto forma di esperienza nella quale il pubblico può rispecchiarsi.

Post buio, «che non è luce, è la fase dopo un momento difficile, le prime ore del giorno quando il sole non è ancora sorto e il cielo si schiarisce», è il disco di un’artista convinta che dopo ogni discesa c’è sempre una risalita.

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