Julee Cruise, l’‘angelo bianco’ che ha dato voce alle visioni di David Lynch | Rolling Stone Italia
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Julee Cruise, l’‘angelo bianco’ che ha dato voce alle visioni di David Lynch

Addio alla cantante scoperta da Angelo Badalamenti e ‘usata’ dal grande regista per creare il mondo sonoro di opere come ‘Velluto blu’ e ‘Twin Peaks’. Che senza di lei non sarebbero state la stessa cosa

Julee Cruise

Foto: Michel Linssen/Redferns via Getty Images

Quando si analizza la composizione sonora della filmografia di David Lynch è fondamentale considerare che la musica non rappresenta unicamente un semplice accompagnamento o un contorno all’immagine, ma si pianta in profondità della narrazione costruendo e rivelando personaggi, guidandoci fino al subconscio della sua visione cinematografica.

Oltre ad Angelo Badalamenti, che ha dettato ogni singolo elemento sonoro della sua esaltazione visiva, estetica e sensoriale, Julee Cruise ha rappresentato senza dubbio la voce guida, l’anima per ogni singolo spettatore nell’intravedere attraverso il sipario la realtà onirica rispetto a quella oggettiva diventando l’angelo bianco, così definita dallo stesso Lynch, che l’ha resa per sempre sinonimo di enigmatico ed etereo. La sua voce fluttuante, che scivola così delicatamente da sembrare uno squarcio che si insinua attraverso una finestra incrinata, la legherà per sempre al mondo cinematografico e narrativo lynchiano.

Scoperta da Badalamenti attraverso il teatro musicale di Off Broadway, che agli inizi degli anni ’80 rappresentò un vero spartiacque per l’ideazione di nuove forme recitative tanto da influenzare successivamente la nascita del teatro sperimentale, Julee Cruise iniziò la propria collaborazione con David Lynch per la realizzazione di Blue Velvet. Dopo le difficoltà riscontrate durante la realizzazione di Dune anche da un punto di vista sonoro (furono reclutati i Toto per una scelta puramente commerciale), Lynch aveva bisogno di un compositore che potesse trasporre musicalmente la versione dei This Mortal Coil di Song to the Siren, scritta da Tim Buckley, da far interpretare a Isabella Rossellini, co-protagonista in Blue Velvet nel ruolo di Dorothy Vallens, cantante del night Slow Club.

La stesa Cruise ricordava che inizialmente il compositore l’aveva reclutata unicamente per testare la voce di Isabella Rossellini, ma alla fine, estasiati dalla sua interpretazione teatrale di quella che sarà Mysteries of Love, lui e il regista decisero di usare la sua la voce, dando inizio alla loro fusione artistica e creando un nuovo personaggio per Cruise: «Una sintesi della sua misticità teatrale e del fascino di Lynch per l’inconscio americano», come ricorda Badalamenti. «In studio, David diceva sempre: “Canta come un angelo, come un angelo”. È stato difficile per me, ma è stato un ottimo modo di lavorare. Sentivamo di poter fare qualsiasi cosa».

Dopo il grandissimo successo di Mysteries of Love, nel 1989 Badalamenti e Lynch riunirono una band, di cui facevano parte anche il batterista jazz Grady Tate e l’innovativo chitarrista Vinnie Bell, per iniziare a lavorare su tre progetti simbioticamente collegati tra loro: Twin Peaks; l’album di Cruise Floating Into the Night, prodotto e scritto da Lynch e Badalamenti; e il musical Industrial Symphony No. 1, che vide la stessa Cruise recitare al fianco di Nicolas Cage e Laura Dern.

Come riportato da Dorian Lynskey sul Guardian, durante questo periodo Lynch era ossessionato da un ricordo onirico degli anni ’50 in cui la sana innocenza viene mangiata dal perturbante e dall’assolutamente orribile. Badalamenti lo tradusse in una musica che univa tranquillità e minaccia. Cruise divenne l’enigmatica guida fantasma, pervadendo i testi di Lynch con un desiderio insondabile.

Floating Into the Night rappresentò la prima fonte d’ispirazione per Badalamenti quando si accinse per la prima volta a ricreare musicalmente le ambientazioni di Twin Peaks, tanto che Falling divenne il tema centrale su cui basare l’inizio della narrazione. L’interpretazione di Falling da parte di Julee Cruise all’interno della Roadhouse dava vita all’’intero stato d’animo della serie.

«La sigla di Twin Peaks gioca con il proprio ruolo. Abilmente esita tra onirismo lynchiano e un desueto modello da soap, mentre la camera indugia su dettagli minimi della città del grande Nord americano, persa e ovattata dentro le grandi foreste. Questa sequenza interminabile annuncia il cast, ma al tempo stesso lo nasconde, giocando con la pazienza degli spettatori».

Julee Cruise è stata parte integrante dell’esperienza di Twin Peaks, dalla sua musica è venuto fuori così tanto che ha dato vita all’atmosfera, al luogo e alla sensazione dello spettacolo. Come analizzato da Daniela Cardini e Gianni Sibilla nel loro saggio La canzone nelle serie tv, l’interpretazione di Cruise riscrive completamente il modello della theme song diventando più evocativa che didascalica. La musica non è più una sola soglia d’ingresso al mondo della serie, ma diventa parte integrante della narrazione.

La sua abilità artistica l’ha resa un vero e proprio personaggio di culto, che ci ha attratti con la sua voce ingannevolmente incontaminata e innocente. Con la sua scomparsa si chiude il sipario rosso che congiungeva il mondo terreno a quello lynchiano, ma la sua voce continuerà a riecheggiare attraverso: “Moving near the edge at night / Dust is dancing in the space / A dog and bird are far away / The sun comes up and down each day/ Light and shadow change the walls / Halley’s comet’s come and gone / The things I touch are made of stone / Falling through this night alone / Love don’t go away / Come back this way / Come back and stay / Forever and ever”.