Joan Baez: «L’azione è l’unico rimedio alla disperazione» | Rolling Stone Italia
Cantare nella tempesta

Joan Baez: «L’azione è l’unico rimedio alla disperazione»

Una leggenda della musica americana scrive per Rolling Stone dell’intreccio fra musica e impegno politico alla vigilia del festival Power to the People curato da Tom Morello, con Bruce Springsteen, Foo Fighters e altri

Joan Baez: «L’azione è l’unico rimedio alla disperazione»

Joan Baez

Foto: Stephen Maturen/Getty Images

Quarant’anni fa ho preso parte al tour A Conspiracy of Hope di Amnesty International, il primo in assoluto a puntare il dito contro le violazioni dei diritti umani in ogni parte del mondo. Ho attraversato gli Stati Uniti con U2, Sting, Peter Gabriel, Neville Brothers e altre icone del rock e l’ho fatto per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere una nuova generazione di ragazzi a impegnarsi, a prendere posizione, a far sentire la loro voce. Dopo quei concerti decine di migliaia di persone si sono iscritte ad Amnesty International.

È quello che ho fatto per una vita. Ero un’adolescente quando mi hanno regalato un ukulele, sono andata a un concerto di Pete Seeger e ho ascoltato Odetta cantare. In quel momento sono stato colpita dal potere trasformativo della musica e ho avuto la fortuna di ricevere in dono una voce in grado di spronare le persone ad agire. Nel caso ci fossero dubbi, continuo a credere fermamente nella possibilità che la resistenza collettiva nonviolenta riesca a produrre un cambiamento.

Sono stata orgogliosamente al fianco di Martin Luther King alla Marcia su Washington per il lavoro e la libertà del 1963; ho preso parte alle proteste studentesche contro la guerra in Vietnam a Berkeley; sono finita in prigione per aver sostenuto i renitenti alla leva. Ho difeso i prigionieri di coscienza in ogni parte del mondo e ho fatto sentire la mia voce insieme a chi lottava per la libertà in America Latina, in Sudafrica e nell’ex Unione Sovietica. Mi sono esibita per Václav Havel durante la Rivoluzione di velluto nell’allora Cecoslovacchia e ho cantato per gli abitanti di una Sarajevo devastata dalla guerra.

Questo weekend mi esibirò al festival Power to the People organizzato dal vecchio amico Tom Morello, con la partecipazione dell’incomparabile Bruce Springsteen, uno che ha mostrato come si tiene testa ai tiranni. Cercheremo di usare il potere della musica e dell’azione collettiva per ispirare il cambiamento di cui c’è un gran bisogno oggi.

Gli Stati Uniti hanno fatta tanta strada sulla via della libertà e della giustizia, ma non abbastanza. Ora più che mai abbiamo bisogno di resistenza e di azione. Possiamo schierarci uniti dalla parte degli immigrati e di chi è preso di mira dall’ICE, a partire dai bambini che sono stati separati dalle famiglie e che, mentre si trovano in custodia, affrontano un futuro incerto senza nessuno che li aiuti o li rappresenti. Possiamo chiedere il ripristino dello stato di diritto e respingere la politicizzazione dei tribunali. E di fronte al potere senza freni e alla corruzione degli oligarchi, possiamo far sentire con forza la nostra voce contro la concentrazione del potere esecutivo (No Kings!) e protestare contro la militarizzazione delle città.

Non ho mai avuto dubbi su una cosa: agire è l’unico rimedio alla disperazione.

Mi dà speranza vedere tanta gente resistere. A fronte di chi vuol ridurre libertà di espressione, di parola e di stampa, in tutto il Paese la persone parlano e cantano per chi non può farlo, anche se significa uscire dalla propria comfort zone o temere di attirare attenzioni sgradite e subire conseguenze.

Negli Stati governati dai repubblicani come in quelli governati dai democratici vedo ogni giorno gruppi di persone con cartelli scritti a mano in cui denunciano la crudeltà, l’ingiustizia e le disuguaglianze che vedono. Mi dà speranza perché mi aiuta a credere nella bontà che c’è in ognuno di noi. Mi dà speranza perché rafforza la determinazione che ho nel continuare a far sentire la mia voce. E mi dà speranza perché mi aiuta a trovare il modo e la grazia per cantare e ballare, anche mentre attorno infuria la tempesta.

Da Rolling Stone US.