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In Spagna c’è un problema di libertà d’espressione

Il rapper Valtonyc è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per un verso di una sua canzone, ma anche su twitter la situazione è preoccupante

“La libertà di manifestazione del pensiero o libertà di coscienza è un diritto riconosciuto negli ordinamenti democratici”: ecco cosa si legge alla voce “libertà d’espressione” su Wikipedia.

In Spagna, negli ultimi mesi, il tema è tra i più caldi: solo nel 2017 ci sono state più di 20.000 persone tra indagati e accusati, chi per un tweet, chi per un articolo, chi per aver partecipato a una manifestazione e chi, per molto meno o per una canzone (o più). È questo il caso di Valtonyc, giovane rapper di Mallorca, che si è visto arrivare una condanna a tre anni e mezzo di prigione per via di un verso di una sua canzone che recita “i Borboni sono dei ladri”.

La scena musicale catalana si è mobilitata per manifestare il proprio appoggio al giovane artista, che adesso si trova in Belgio, dove è scappato per evitare di dover andare in prigione.

Gli avvocati del cantante hanno provato a ottenere la sospensione della pena al Tribunale Costituzionale, senza successo; in attesa della risposta del tribunale europeo dei diritti umani al quale hanno presentato la stessa richiesta, il giovane maiorchino rischia di dover comunque passare del tempo in cella.
L’accusa arriva per aver offeso la famiglia Reale e per incitare al terrorismo nelle sue canzoni: in risposta alla Corte Suprema si sono pronunciati, con un atto meramente simbolico, ma comunque importante, 30 festival e 70 sale da concerti, inserendo il nome del rapper nei propri programmi.

Tra i vari festival è apparso anche il Primavera Sound, dove si è parlato di Valtonyc e di libertà d’espressione durante panel e conferenze stampa: C Tangana, Yung Beef e Bad Gyal si sono apertamente schierati contro la Monarchia e in ovvia opposizione all’attuale situazione spagnola a proposito della libertà d’espressione. Ma gli artisti che hanno dimostrato il proprio sostegno al rapper sono stati anche molti, molti altri: sui social i post di vicinanza e di denuncia dell’assurda situazione si sono susseguiti velocissimi e molti di loro hanno realizzato una canzone (con relativo video) che porta come titolo proprio uno dei versi per cui Valtonyc è stato incriminato, proprio quel “Los Borbones son unos Ladrones”.

In occasione della presenza del Re Felipe a Barcellona per il World Mobile Congress, qualche mese fa, le canzoni di Valtonyc sono state suonate a volume altissimo in giro per la città: oltre al sostegno nella lotta per la libertà d’espressione, in quelle manifestazioni si è sicuramente fusa la rivendicazione dell’indipendenza per la Catalunya.

Nella Regione catalana le rivendicazioni di libertà e indipendenza vanno a braccetto con le manifestazioni e le campagne di sensibilizzazione che, da mesi, si succedono sia online sia per le strade. Iniziative come “Ni un pas enrere” (“Neanche un passo indietro”) e “Demà pots ser tu” (“Domani potresti essere tu”) sono solo due delle maggiori realtà nate in difesa della libertà d’espressione. Non conta se il rap non è il genere preferito di tutti i manifestanti e supporter dei vari momenti di rivendicazione e sensibilizzazione sul tema: dietro allo slogan “No Callarem” (“Non resteremo in silenzio”) c’è un mondo formato da persone di estrazione sociale, età, e orientamenti differenti perché l’esigenza di proteggere le proprie libertà è più urgente e pressante di qualsiasi altro senso di appartenenza.

Il silenzio infatti, in casi come questo, in momenti storici come questo, non può essere un’opzione, a maggior ragione quando a essere in pericolo ci sono diritti fondamentali dell’uomo per i quali, già in passato si è sufficientemente combattuto e sofferto.

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