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In ‘Giovanna Hardcore’ M¥SS KETA diventa la Pulzella di Porta Venezia

Lo «spettacolo di donna» ha pubblicato un nuovo singolo. È «un rave nascosto in una prateria desolata», un omaggio alla scena hardcore. Bello ritrovarla, qualche mese dopo Sanremo, più cool e meno LOL

Foto: Dario Pigato

Se dovessi immaginare un luogo M¥SS KETA, penserei a una pista di autoscontri queer notturna. Un luogo affollato da tamarri con il cappellino alla Massimo Pericolo, da drag queen e king di drama, dalla scena ballroom della House of Keta e, naturalmente e soprattutto, dalle ragazze di Porta Venezia. Immagino ormoni e droghe sintetiche illuminati a colpi di neon, AutoTune e auto tuning, rasature, tacchi alti e felpe Lonsdale ripescate dall’armadio. Una cassa dritta e basso in levare, canti cantilene e sferzate di Roland JP8000. BPM forsennati da farti sciogliere i muscoli e le ossa. Tantissimo amore. Gli anni ’90 spogliati dall’iper-machismo e dal testosterone, contagiati e immersi nella queerness del 2020. Sarebbero le giostre dei miei sogni; Gigi D’Agostino e M¥SS KETA.

M¥SS KETA stessa racconta questo luogo come «una passeggiata solitaria a cavallo del mio fedele Soleador, il mio hard-cuore che inizia a battere come una cassa dritta, un rave nascosto in una prateria desolata», e non c’è descrizione migliore per Giovanna Hardcore, il nuovo singolo della nostra M¥SS, un omaggio alla scena e alla musica hardcore.

Negli ultimi anni, in Europa, l’hardcore è tornata con prepotenza ad occupare uno spazio di rilievo nel panorama della musica da ballo grazie ad una rivalutazione intellettuale, sociale e culturale della storia del genere. Si possono sfogliare le line-up dei festival d’elettronica (in quei tempi lontani in cui si poteva ancora aggregarsi per ballare), nonché considerare il successo di progetti di settore come Gabber Eleganza, per comprendere quanto il fenomeno sia, in questo periodo storico, estremamente fertile e interessante. Da sempre attenti a questi movimenti culturali, Keta e Motel Forlanini (collettivo creativo che circonda la nostra) hanno intercettato questa wave hardcore, trovandoci una casa ideale per edificare il proprio suono e riportare il progetto nel brodo primordiale della cultura bianca da dancefloor: cassa dritta e pedalare.

Giovanna Hardcore, come da estetica KETA, gioca con i cliché del genere, sia a livello di vocabolario che di produzione, con un altro ottimo lavoro di Riva, fedele producer della M¥SS. Avevamo lasciato KETA sul palco dell’Ariston con Elettra Lamborghini; ritrovarla a casa, nell’oscurità libera del club e del rave, è però un sospiro di sollievo. Se operazioni come Sanremo, o il featuring con Il Pagante, rischiano di spostare eccessivamente l’asticella del progetto da un’intelligente ironia al puro LOL, allargando l’audience, ma sfocando il core di Keta, dichiarazioni estreme come Giovanna Hardcore sono vincenti perché strafottenti e cool, anche se si fiondano come dardi nei territori più attaccabili dal pubblico generalista appena conquistato con quelle stesse operazioni. Un corto circuito psichedelico, ma se alla nostra Pulzella di Porta Venezia piace giocare col fuoco e coi roghi, che ci possiamo fare? A lei è tutto consentito.

Il gigantesco peccato che ruota attorno a Giovanna Hardcore è che, in quest’estate assurda, non potremmo ballarlo come matti nei luoghi più disparati e disperati. Un peccato soprattutto perché nel periodo estivo in cui le radio sembrano soffermarsi solamente su un unico ritmo che gli artisti italiani hanno derubato dalle culture africane e centro-sud americane, Giovanna Hardcore poteva essere una bella sferzata in faccia di violenza sonora. Lo sarà comunque, altrove, nei nostri ascolti e nelle nostre feste illegali perché, comunque vada, rimane impossibile estromettere il concetto di festa dal corpo degli esseri umani. E M¥SS KETA è questo: festa, casino, delirio. In pratica, gli anni ’90, oggi.

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