Imparare a distrarsi con Thundercat | Rolling Stone Italia
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Imparare a distrarsi con Thundercat

Il musicista ha prodotto ‘Distracted’ con l’ambizione di trovare la vitalità nel caos, usando la distrazione come mezzo per uscire dal sovraccarico e dal controllo della tecnologia. Dentro ci sono Mac Miller, Lil Yachty, Willow

Imparare a distrarsi con Thundercat

Thundercat

Foto: press/Good Ones PR

A sei anni da It Is What It Is, il nuovo album di Thundercat non prova a mettere ordine nel rumore, ma a capire come abitarlo. Uscito ieri, Distracted tiene insieme ironia, collaborazioni importanti e un fondo emotivo mai ostentato. Anticipato dal singolo I Did This To Myself con Lil Yachty, il disco si muove in equilibrio tra la frenesia di Drunk e la malinconia più composta di It Is What It Is. Dentro ci sono un Mac Miller postumo, Greg Kurstin e una rete di ospiti che allarga il raggio del progetto senza spostarne il centro.

Raggiungiamo Thundercat per parlare di tutto questo mentre il disco ha già cominciato a prendere forma anche dal vivo, dopo il passaggio all’Alcatraz di Milano e in vista del ritorno in Italia, ad agosto, per il Locus Festival in Puglia. Distracted, intanto, mette già in chiaro il punto: la distrazione non è solo un difetto del presente, può essere anche un modo per attraversarlo senza farsene travolgere.

A proposito dello spirito del disco Stephen Bruner, questo il vero nome del musicista, spiega che «scegliere la felicità può sembrare uno slogan, ma è anche la verità. Spesso è un promemoria per me, soprattutto adesso». Più che uno slogan, qualcosa da tenersi addosso nei momenti più difficili: «Ci sono momenti che da fuori sembrano semplici da elaborare, ma in realtà non lo sono per niente. Ho dovuto imparare a essere gentile con me stesso, a capire che fa parte del processo e ad avere fiducia nel tempo che serve».

È qui che il disco trova il suo centro. Distracted non prova a correggere la confusione, ma a usarla. In un presente in cui tutto viene misurato in attenzione, velocità, reazione, l’artista prova a spostare il discorso: la distrazione non è solo perdita di fuoco, può essere anche un altro modo di arrivarci: «A volte devi essere distratto per riuscire a concentrarti. È un equilibrio, come molte cose nella vita. La distrazione di ognuno è diversa, ma a volte proprio quella ti aiuta a vedere meglio». Nel suo caso non suona come una frase da evidenziare in grassetto per far contento il social media manager, ma come una linea di condotta.

Thundercat - 'I Did This To Myself (feat. Lil Yachty)' (Official Audio)

Il racconto che accompagna l’uscita del disco ruota attorno al modo in cui il presente ha ristretto, più che allargato, l’immaginazione del futuro. Tra riferimenti a Star Trek e sogni infantili di fantascienza, nei brani c’è un contrasto tra il futuro che ci era stato promesso e quello che ci siamo ritrovati. Più controllati dall’ego e dalla tecnologia.

E poi c’è She Knows Too Much, il brano con Mac Miller. La sua presenza non viene trattata come reliquia o semplice commemorazione: nella canzone Mac c’è davvero, non in maniera simbolica. Per Bruner pubblicarla adesso è stata soprattutto una questione di sensibilità. «Sembrava il momento giusto. La sua famiglia era d’accordo e anche chi gli stava intorno sentiva che era la decisione giusta. I fan conoscevano la canzone da anni, ma non sapevano bene cosa fosse, da dove arrivasse, che vita avrebbe avuto». A un certo punto, aggiunge, «ha semplicemente avuto senso farla respirare qui». Anche il lavoro finale sul brano è stato gestito con misura: «Non c’era bisogno di fare troppo, la canzone era già quasi finita». Un dettaglio che dice molto anche del resto di Distracted: un disco che funziona quando capisce cosa lasciare intatto.

Kurstin è uno dei nomi chiave del progetto. «Avere Greg come executive producer è stato fondamentale. Ha creato uno spazio in cui mi sentivo abbastanza a mio agio da condividere emozioni ed esperienze personali». Attorno a lui si muove una squadra ampia, da Flying Lotus a Kenny Beats fino ai Lemon Twigs, mentre tra gli ospiti compaiono Tame Impala, Lil Yachty, A$AP Rocky, Channel Tres e Willow.

Thundercat - 'She Knows Too Much (feat. Mac Miller)' (Official Video)

La cosa interessante è che queste collaborazioni non servono a trasformare Distracted in una sfilata di featuring. Funzionano perché entrano nel disco senza spezzarne il tono. Tame Impala aggiunge una vena più sospesa e melodica in No More Lies, Lil Yachty spinge I Did This To Myself verso un’irrequietezza più istintiva, A$AP Rocky porta massa e presenza in Funny Friends, Channel Tres lavora sul groove di This Thing We Call Love, Willow si muove invece su un piano più leggero e fluttuante in ThunderWave. Non sono incursioni decorative, ma variazioni coerenti di un linguaggio che resta sempre riconoscibile.

Anche perché Thundercat non sembra minimamente interessato a costruire le collaborazioni come eventi. Quando gli chiedo cosa cerca negli altri artisti prima di coinvolgerli, risponde che «lavoro con persone di cui sono sinceramente fan. Mi piace quello che fanno. Se sono fan del tuo lavoro, tutto diventa più divertente ed è spesso da lì che parte la collaborazione». Niente teoria, nessuna mitologia. Solo gusto, affinità, piacere reale di lavorare insieme.

Nell’album riaffiora poi un’altra matrice decisiva: il punk. Non come genere, ma come attitudine. Quando gli chiedo cosa gli abbia lasciato, Thundercat risponde così: «Fare quello in cui credo e non scusarmi per questo. Mike mi ha insegnato cosa significasse per lui il punk, e io mi porto dietro quei principi nella performance, nell’attitudine, nel modo in cui sto sul palco». Più che una citazione estetica, è una linea di comportamento.

Ed è probabilmente per questo che qui i brani evitano la narrazione, ormai inflazionata, del necessario percorso di guarigione da qualcosa. Bruner non sembra interessato a raccontarsi in quei termini: parla piuttosto di adattamento, esposizione, conseguenze emotive. «La musica è molto terapeutica. Per me la terapia arriva dal fatto di poter essere aperto e onesto su come mi sento. A volte mi sento più a mio agio a descrivere come sto nella musica che altrove. Non so perché funzioni così, ma è così».

Alla fine Distracted funziona proprio per questo: non prova a chiudere il discorso, lo lascia aperto. Non offre una morale forte, non organizza il caos in una tesi pulita, non finge una chiarezza che evidentemente non gli appartiene. Fa una cosa più credibile: registra il rumore, ci si muove dentro, prova a capire cosa resta in piedi. Quando pensa al futuro, Bruner evita qualunque definizione troppo netta: «Mi entusiasma il non sapere. Mi piace il viaggio, l’avventura del non sapere. Quando sai già tutto, in un certo senso rovini la magia». E poco dopo la riassume ancora meglio: «Sono molto eccitato da quello che verrà dopo. Non so cosa sia, ma va bene così».