Mike Love è tornato a esibirsi per due volte sul palco coi Beach Boys, ma lo spettacolo è stato tutt’altro che gioioso. Sabato sera la band ha fatto al PNC Pavilion di Cincinnati il primo concerto da luglio, arrivato dopo una serie di cancellazioni per non meglio precisati problemi di salute di Love che, lo ricordiamo, è l’unico membro “storico” rimasto del gruppo. Domenica sera hanno fatto il bis al Ryman Auditorium di Nashville. In entrambi i casi Love non ha partecipato attivamente al concerto pur essendo al centro del palco, seduto, fragile. Non era lì per essere il protagonista, era lì per esserci e basta.
«Mike è qui stasera», ha detto a Cincinnati l’attore John Stamos, che sale saltuariamente sul palco col gruppo. «Ha avuto problemi di salute e ha dovuto cancellare alcuni concerti, ma non avrebbe mai rinunciato a questa serata. Gli abbiamo detto, più o meno, di restare a casa, lui ha risposto: “No, vado a Cincinnati”. È quello che ama più di ogni altra cosa. Ama il pubblico, ama la musica. Sa quanto sia importante per tutti voi. Siamo qui per sostenerlo e dimostrargli tutto l’affetto possibile. Quindi, signore e signori, diamo il benvenuto ai Beach Boys».
Il ritorno di Love è stato tutt’altro rassicurante e ha reso pubblica tutta la fragilità dell’uomo. È apparso a dir poco debilitato, magro, cagionevole. A cantare sono stati i membri del gruppo, tra cui il figlio Christian Love. Lui è intervenuto a malapena nei cori e ha detto un «grazie per essere venuti».
Ieri sera la band si è esibita a Nashville e l’aria che tirava era ancora più da addio alle scene visto quel che Stamos ha scritto su Facebook e Instagram prima del concerto: «Mi sto imbarcando su un aereo diretto a Nashville per suonare con i Beach Boys al Ryman Auditorium e faccio fatica a trovare le parole per esprimere quello che provo. Il mio caro amico, la figura paterna, il mio eroe musicale e mentore Mike Love sta affrontando seri problemi di salute. Speriamo che possa continuare per molti anni a fare ciò che ama, ma non sappiamo cosa ci riserva il futuro. Intanto c’è questa sera. Mike è un combattente. I medici, la famiglia e gli amici lo esortano a pensare alla salute, lui invece insiste per salire sul palco. Dice di aver bisogno della sua band, del pubblico, dei suoi amici e del batterista che gli sta accanto: sono loro a dargli la forza. Il Mike Love che vedremo stasera potrebbe non essere esattamente il Mike che abbiamo sempre conosciuto. Ma è ancora, in tutto e per tutto, il Mike a cui vogliamo bene».
«Anche se ho sempre saputo che sarebbe arrivato prima o poi il giorno in cui le cose sarebbero cambiate, non mi sono mai davvero concesso di immaginare come sarebbe stato», scrive Stamos. «Non sto dicendo che stasera sia la fine. Dio, spero proprio di no. Ma c’è una parte di me che si chiede se questa sia l’ultima volta che mi ritrovo con Mike a suonare quelle canzoni, a guardarlo coinvolgere il pubblico e a sentire la magia indescrivibile che si crea quando quelle armonie riempiono la sala».
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Una volta saliti sul palco, Christian Love ha detto che il padre è «testardo e risoluto e non voleva perdersi il Ryman», che è una delle storiche sale da concerto d’America, il tempio della country music nella capitale mondiale della country music. «Quindi siamo felici. Staremo su. Canteremo tutti assieme. Ma ricordo una cosa che mi disse quando ero bambino, e mi è rimasta impressa. Gli ho chiesto: “Papà, perché fai così tanti concerti?”. Stiamo parlando di un uomo che ha fatto oltre 100 concerti all’anno fino a ben oltre gli 80 anni. Incredibile, vero? Mi ha risposto: “Beh, se non fai tanti concerti, non vedi tante città, e questo significa che meno gente ha la possibilità di ascoltare di persona i fantastici Beach Boys”. Ha sempre avuto a cuore le piccole città, le fiere… Questo è ovviamente un luogo molto più famoso e bellissimo, ma a lui sta a cuore chi ascolta e penso che sia un grande onore fare parte di tutto ciò. E dobbiamo goderci il momento».
Ha parlato anche Stamos: «Tutto ciò che abbiamo è questa serata, in realtà, e penso che sarà molto, molto speciale. Mike ha insistito per essere qui… Ha fatto oltre 7000 concerti dal vivo. E stasera sarà il numero 7422, o almeno credo». In quanto a Love, sempre seduto e non grado di cantare da solista, si è limitato a dire che «ho avuto problemi di salute, ma al Ryman volevo esserci».
Non si conosce l’esatta natura di tali problemi. A giugno aveva scritto che «la morte di mia sorella Maureen, avvenuta nel primo anniversario della scomparsa di mio cugino Brian, insieme alla convalescenza ancora in corso dopo quella che inizialmente era una bronchite, seguita dal Covid, mi ha messo a dura prova sia dal punto emotivo che fisico. Mi sento ogni giorno più forte fisicamente, ma ho il cuore a pezzi. Non possono immaginare di stare in nessun altro posto se non di fronte al nostro pubblico. Il pubblico è la medicina, la musica è la cura. Grazie a tutti per l’affetto, gli auguri e le preghiere di guarigione. Ne sono profondamente onorato e grato».

I Beach Boys nel 1964. Da sinistra, Al Jardine, Mike Love, Dennis Wilson, Brian Wilson, Carl Wilson. Foto: Michael Ochs Archives/Getty Images via Disney+
Love ha continuato a fare concerti, ma ha dovuto poi cedere e la band ha cancellato ogni impegno rimandando il ritorno sul palco a settembre. Anche quei concerti sono stati però cancellati «per ragioni al di fuori del nostro controllo». Prima di Cincinnati e Nashville, i Beach Boys hanno fatto un concerto privato al Waldorf Astoria Monarch Beach Hotel di Dana Point, in California. Era il 3 ottobre. Anche in quel caso le foto mostrano Mike Love seduto su una sedia. La band ha poi cancellato altri concerti fino a quelli di Cincinnati e Nashville. Il 13 novembre sono attesi a Orlando, Florida, e due giorni dopo all’Hard Rock Hotel & Casino di Bristol, Virginia, sempre che gli show vengano confermati.
Se il concerto di Cincinnati ha provocato reazioni amare se non acide, portando molti a chiedersi se non fosse il caso per Love di ritirarsi, le frasi di Stamos hanno messo il ritorno sul palco del musicista sotto tutt’altra luce: non il tentativo patetico di un uomo di 85 anni di non mollare, ma una specie di addio alle scene. Alla fine del concerto a Nashville, gli altoparlanti hanno trasmesso We Are the Champions dei Queen. Stamos e Christian Love hanno aiutato Mike Love ad alzarsi in piedi e gli hanno sollevato le braccia in segno di trionfo. Per l’ultima volta?














