È estate e al Warped Tour il pubblico è in delirio. Justin Pierre dirige un coro enorme su uno dei passaggi più memorabili del pezzone dei Motion City Soundtrack Everything Is Alright. C’è terra ovunque, è incrostata sulle Vans dei ragazzi, il cielo è di un grigio spento, le nuvole sono cariche di pioggia, ma non importa. L’unica cosa che interessa al pubblico è ricordare le parole di quella canzone che un tempo ha tanto amato e poi urlarle con la band. È una scena del 2025 e i Motion City sono lontani anni luce dal loro periodo d’oro, eppure suonare quegli accordi dà una sensazione sorprendentemente simile a quella che provavano vent’anni fa. «Vedere così tanta gente che ci guardava, che ci capiva è stato favoloso», racconta Pierre.
Le band che hanno portato il pop-punk e l’emo nel mainstream sono tornate di moda: i My Chemical Romance hanno riempito stadi americani, Hayley Williams dei Paramore ha consolidato la propria indipendenza col terzo disco solista, i Panic! At the Disco hanno fatto da headliner al festival When We Were Young (o meglio, Brendon Urie l’ha fatto.) Nel frattempo, band dell’epoca d’oro della scena come Motion City Soundtrack, Gym Class Heroes e Cartel hanno celebrato i 20 anni di dischi emblematici dell’era d’oro di emo e pop-punk. Persino l’amatissimo Warped Tour è tornato dopo una pausa di sei anni per festeggiare il trentesimo anniversario con tre eventi negli Stati Uniti.
Negli ultimi cinque anni, il pop-punk e l’emo hanno vissuto una vera e propria rinascita che è stata celebrata, criticata e sfruttata fino allo sfinimento. C’è un aspetto di questo revival che emerge con forza: è intrinsecamente radicato nella nostalgia dei millennial per la musica che ha raggiunto l’apice vent’anni fa e l’industria l’ha usata come strategia di marketing. When We Were Young, un festival di chi ricorda con malinconia quell’epoca, è attivo dal 2022 ed eventi come Emo Nite sono sempre più popolari. Il ritorno del Warped Tour è stato incentrato sulla celebrazione di un passato leggendario. Tutti vogliono rievocare il fascino che pop-punk ed emo esercitavano nei primi anni 2000.
Tutto riporta al 2005, l’anno in cui pop-punk ed emo sono esplosi nel mainstream conquistando classifiche ed MTV. È l’anno in cui i Fall Out Boy hanno pubblicato il fondamentale From Under the Cork Tree, alternandosi su TRL con i My Chemical Romance. È l’anno in cui i Paramore hanno debuttato con All We Know Is Falling e Internet ha decretato il successo dell’LP dei Panic! at the Disco A Fever You Can’t Sweat Out. E non ci sarebbe stata l’ascesa di pop-punk ed emo senza band come Motion City Soundtrack, Gym Class Heroes e Cartel che nei primi anni 2000 hanno contribuito a trasformare l’onda in uno tsunami. Ora, a vent’anni di distanza, stanno ripensando a quel periodo e a come mantenerne vivo lo spirito.
«Si capiva benissimo che stava succedendo qualcosa», ricorda Travie McCoy, co-fondatore e cantante dei Gym Class Heroes, che proprio nel 2005 hanno attirato l’attenzione delle etichetta discografiche con il loro mix eclettico di rock, rap e beat hip hop. Nel 2003 sono stati messi sotto contratto dalla Fueled by Ramen, sottoetichetta della Atlantic, e due anni dopo hanno pubblicato The Papercut Chronicles per la Decaydance di Pete Wentz venendo subito associati agli altri nomi del giro pop-punk.
«I Fall Out Boy erano e sono tuttora i nostri fratelli maggiori», dice McCoy. «Andavamo in tour insieme. La gente ci chiamava i ragazzi della Fueled by Ramen». Nel singolo del 2005 dei GCH Cupid’s Chokehold il ritornello è cantato proprio da Patrick Stump dei FOB. Il pezzo ha fatto entrare la band per la prima volta in top 10, la protagonista del videoclip era una giovanissima Katy Perry, che all’epoca frequentava McCoy. L’emo stava sconfinando nel pop.
McCoy non sa dire che cosa li ha resi famosi quell’anno. «Forse era solo rabbia giovanile», dice, prima di scuotere la testa davanti all’aggettivo spesso usato per definire la musica emo. Solo quando ripensa ai piccoli club e alla scrittura delle canzoni riesce a identidicare il motore di quel fenomeno. «Eravamo ragazzi non belli che volevano sentirsi belli. La musica ci faceva sentire tali».
Sentirsi emarginati accomuna testi, musica e atteggiamento di molte band dei primi 2000. I Motion City Soundtrack si percepivano tali anche mentre arrivavano al successo commerciale. Proprio come i GCH, la band di Minneapolis si era formata nel 1997 e aveva costruito un seguito grazie a pezzi punk contaminati dal synth pop. Ma è stato con l’uscita nel 2005 di Commit This to Memory che i Motion City Soundtrack sono saliti di livello.
«Capivi che le cose stavano cambiando perché il pubblico era sempre più numeroso», dice il chitarrista Josh Cain. Quando la band si è esibita al Warped Tour quell’estate, i fan sapevano già a memoria tutte le parole del nuovo album. Come Fall Out Boy e My Chemical Romance, anche i Motion City Soundtrack sono finiti su MTV. Era solo per il segmento dedicato agli artisti emergenti 10 Spot Drop, ma ha rappresentato comunque una svolta. «All’improvviso eravamo arrivati a un livello superiore», ricorda Cain.
Poi è arrivato il Nintendo Fusion Tour del 2005 e i Motion City Soundtrack hanno aperto per Fall Out Boy coi Panic! at the Disco passando per la prima volta da un furgone a un bus e iniziando a usare gli in-ear sul palco. «È stato folle vivere cambiamenti nelle carriere, nelle vite e nei percorsi di tante persone intrecciati in quello strano circo on the road».
Mentre i Motion City Soundtrack saggiavano la popolarità tipica del mainstream, i loro compagni di tour diventavano rockstar da un giorno all’altro. I Panic! at the Disco, la band più giovane del tour, faticavano a capire i motivi del loro stesso successo. Cain e Pierre ricordano distintamente una conversazione con i Panic! dopo l’uscita del loro album. «Avevano stampato 10 mila copie per la prima settimana e l’album era andato subito esaurito», dice Cain. «Era pazzesco e loro si chiedevano: ma sarà una cosa positiva?», ricorda Pierre.
Per Will Pugh, cantante dei Cartel, quegli anni sono stati un vortice che sta ancora cercando di elaborare. «Onestamente non mi rendevo conto di quanti album sono usciti tra il 2005 e il 2006». Tra questi c’era anche Chroma dei Cartel, con i suoi riff pop-rock impeccabili e testi poetici, uno dei dischi simbolo di quell’epoca. Al momento dell’uscita, la band di Atlanta suonava in club di fronte a 100 persone. Solo un anno dopo, Honestly e Say Anything (Else) spopolavano su MySpace fruttando un contratto con una major.
Nel 2007 la band è stata protagonista del reality Band in a Bubble, in cui doveva scrivere il seguito di Chroma di fronte alle camere di MTV, «una cosa mai vista prima nel nostro mondo», dice Pugh. Secondo lui, l’ondata pop-punk ed emo è stata una conseguenza dell’11 settembre. «Il mondo è diventato un posto molto più serio, le emozioni sono diventate più intense, la gente è diventata più consapevole di ciò a cui teneva».
Sono passati vent’anni da quando Gym Class Heroes, Motion City Soundtrack e Cartel hanno pubblicato i dischi che ne avrebbero cambiato le vite, facendoli entrare nel canone del pop-punk e dell’emo. Ognuno ha celebrato la ricorrenza in modo diverso, tutti vogliono far leva sulla nostalgia per assicurarsi un futuro. «Non è affatto la fine, è solo un nuovo inizio», dice Pugh.
In autunno i Cartel sono tornati in tour per l’anniversario di Chroma dopo aver preso spunto da Taylor Swift e aver ri-registrato l’album. L’anno prossimo pubblicheranno il quinto disco in studio che Pugh descrive come «più duro e spigoloso. Voglio che abbia un impatto capace di fare uscire me, ormai 40enne, in giardino a fare spin kick», dice sorridendo. A settembre i Motion City Soundtrack hanno pubblicato The Same Old Wasted Wonderful World, il loro primo album in dieci anni. «Sembrava quasi pericoloso tornare a fare musica», dice Cain. Pierre sentiv «di dover essere all’altezza di qualcosa», vale a dire il passato. Ora i Motion City Soundtrack stanno «accettando di avere questa bellissima storia».
Anche McCoy sente che i Gym Class Heroes sono «cresciuti artisticamente e come uomini». A novembre la band, che ora è formata da McCoy e dal polistrumentista Tyler Pursel, ha suonato The Papercut Chronicles per intero per la prima volta in assoluto. A quei concerti il cantante ha visto facce nuove. Dice che è il momento giusto affinché un pubblico nuovo scopra cosa succedeva vent’anni fa e partecipi al futuro di pop-punk ed emo. «Si ritrovano davanti una versione più matura del gruppo, ma il filo che ci ha sempre uniti è ancora lì». Tra i volti nuovi, McCoy ha notato anche i figli dei vecchi fan che vanno al concerto coi genitori. «È una cosa generazionale».
McCoy conta di pubblicare quest’anno il nuovo album dei Gym Class Heroes, il primo in 14 anni e anche il primo senza il membro fondatore Matt McGinley. Non si tratta di cavalcare l’onda, dice. «Non lo pubblichiamo per approfittare del momento, il disco sarebbe uscito comunque, indipendentemente da tutto».
McCoy si è convinto a tornare dopo essere andanto a sentire i My Chemical Romance negli stadi davanti a fan di lunga data e dopo aver visto le espressioni di gioia dei musicisti sul palco. «Guardi Gerard [Way] e vedi chiaramente il bambino che è in lui», dice McCoy. È ancora in contatto con Mikey Way, bassista dei MCR. Quando si sentono al telefono parlano spesso della rinascita della scena. «Sapevamo entrambi che prima o poi sarebbe successo. Sono felice che sia accaduto ora, che sono ancora vivo».
Sarà pure la nostalgia il motivo che ha spinto queste band a tornare in studio e il motore che alimenta questa ondata di revival, ma a rendere vivo il genere è la fanbase devota che fa il tutto esaurito ai tour celebrativi, che si sgola ai concerti, che continua a sostenere le band. Sono loro a mantenere viva e vegeta la scena. I gruppi sanno che il fenomeno può finire da un momento all’altro, ecco perché Pugh si appella ai fan: «Non lasciate che questa cosa finisca, continuate a esserci, continuate a sostenerci. Succede solo perché ci siete voi».










