“L’altare ti aspetta, le scale dorate, le mani donate alla nostra ricerca di un dio indifferente, coperto di occhi, brilla stanotte e stanotte ritorni”, recita il coro di voci che sale lentamente, inesorabile. Poi suona il gong e un lungo, avvolgente intro di sintetizzatori e contrabbasso ci trasporta dall’altra parte, in quell’universo sonoro che i Neoprimitivi creano con una lunga traccia da 38 minuti, divisa in sei parti. La litania che apre il loro secondo disco Il sangue è pronto è una preghiera, un rito di iniziazione al loro mondo oscuro, sotterraneo, inesauribile.
Il collettivo romano esonda, incorpora stili inaspettati, moltiplica le direzioni musicali. È trascorso meno di un anno dalla pubblicazione del disco d’esordio Orgia mistero e già i riferimenti alla psichedelia e al kraut rock si fanno stretti, compaiono elementi funk, industrial, noise, ambient, jazz. La trasmutazione alchemica è avvenuta, ispirata dalle atmosfere di una pellicola cult del cinema horror erotico degli anni ’70, Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento del regista Renato Polselli.
«Abbiamo scoperto il film durante le registrazioni del primo disco, a Bologna», ricorda Andrea Gonnellini, bassista e cantante, fondatore della band col fratello Flavio che si occupa anche della produzione e con il batterista Giacomo O’Neil. «Mi è sembrato perfetto per noi, oscuro e un po’ psichedelico».
La band, dopo l’uscita di Orgia mistero, è stata invitata in residenza dal locale Trenta Formiche, a Roma. Si sono esibiti una volta al mese in concerti in cui ogni volta il set era differente, con ospiti diversi a condividere con loro il palco. Pensando a una di queste date, è venuta naturale l’idea di eseguire dal vivo la sonorizzazione della pellicola di Polselli. «Abbiamo preso alcune scene e fatto una sorta di montaggio come base per suonarci sopra», spiega Martino Petrella, polistrumentista che insieme a Pietro Rianna e alla cantante Emilia Wesolowska completa l’attuale formazione della band. «Strutturando il concerto, sono uscite delle parti che successivamente abbiamo modificato, e che sono poi diventate i vari movimenti del disco».
«Dal film è nata l’ispirazione principale», continua Andrea Gonnellini, «di quello che però è diventato un disco autonomo a tutti gli effetti, che anche a livello tematico cammina sulle sue gambe. Da lì abbiamo cominciato a comporlo, io ho portato il principio dei pezzi, poi il resto si è montato insieme», suonando moltissimi strumenti, sassofoni, percussioni, organi, vibrafoni, theremin.
La colonna sonora originale del film, composta da Romolo Forlai e Gian Franco Reverberi (riuniti insieme a Massimo Catalano in un ensemble chiamato South African Combo) mette insieme in modo evocativo musica elettronica ed elementi tribali. Non è stata un’ispirazione diretta, anche se nel secondo brano L’estasi del corpo c’è un riferimento esplicito ad alcune scene del film. Gli ascolti della band, tuttavia, tornano spesso a gruppi e album di quel periodo storico, come i Can, o il Miles Davis di Dark Magus, ma anche a band successive più sperimentali, come i Coil e i Throbbing Gristle, alla ricerca di una libertà compositiva totale, difficilmente sintetizzabile in un’etichetta esaustiva.
«C’è voglia, abbiamo molta musica dentro», riflette Andrea Gonnellini. «Tutti facciamo musica da tanto tempo, e abbiamo voglia di scrivere, abbiamo tante cose che vogliamo dire». L’allargamento della formazione a partire dal nucleo iniziale ha giovato, «è stato un processo fortunato e anche molto rapido, proprio perché ogni membro ci ha portato quello che ci serviva, sia a livello di fantasia che di sound. Poi ora è passato del tempo, siamo più band rispetto al primo disco, ci troviamo molto di più».
I testi dal carattere misterico descrivono una società che va incontro a un futuro distopico, senza potersi fermare. Qui, il silenzio e il freddo avvolgono tutto, e noi “siamo resti di carne in un mondo d’argento, oranti muti di un vangelo senza perdono. L’oracolo sa tutto, ma non dà risposta. Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo padrone?”. È la metafora di un’oppressione che tutti subiamo, il pervasivo sistema tecnologico da cui pare impossibile uscire, e verso cui il disco ci conduce, come se ci stessimo lanciando da un dirupo.
«Questo futuro è ciò che vogliamo evitare a tutti i costi», spiega Andrea Gonnellini, «cercando di risvegliare più persone possibili attraverso il rituale. Questa svolta più politica della nostra musica è una conseguenza dei tempi che stiamo vivendo. La scelta del rituale come mezzo espressivo è legato alla volontà di dare a chi assiste la possibilità di una fuga dall’alienazione individuale causata dalla società capitalista, facendo sentire tutti parte di una forza collettiva». L’idea del rituale, spiega, è ispirata all’acid communism, concetto ideato da Mark Fisher in cui la liberazione e la presa di coscienza della società avviene tramite l’accesso a una dimensione controculturale e lisergica, come possibile via d’uscita dalla catastrofe in atto.
Il sangue è pronto, registrato da Giacomo Fiorenza e prodotto da Flavio Gonnellini, è uscito come il precedente per 42 Records. Nell’album ci sono anche un paio di ospiti, come Eugenio Petrarca, in arte Acrartep, presente con il suo Moog nella lunga intro che apre il disco, e la cantautrice sperimentale Gaia Banfi, che ha prestato la sua voce a uno dei brani, e che ha raggiunto la band in studio a Bologna.
Fra poco ripartiranno le residenze al Trenta Formiche e, soprattutto, in primavera prenderà il via il tour italiano di presentazione di Il sangue è pronto. «E poi stiamo scrivendo musica nuova», racconta Andrea Gonnellini. «In parte c’è qualche elemento dell’ultimo disco, l’idea di tenere ampio l’aspetto sonoro. Ci interessa continuare ad approfondire altre cose, nuovi strumenti, generi diversi, per esempio mettendo insieme i Coil con la voce di Umm Kulthum, la grandissima cantante egiziana. Vogliamo continuare a essere liberi di trovare nuove sonorità». L’evoluzione dei Neoprimitivi è solo all’inizio, ancora non può fermarsi.
