I Culture Club hanno rifatto ‘Karma Chameleon’ usando l’AI per ricreare la voce giovanile di Boy George | Rolling Stone Italia
George’s Version

I Culture Club hanno rifatto ‘Karma Chameleon’ usando l’AI per ricreare la voce giovanile di Boy George

È un modo per riprendere possesso della canzone, ma è necessario imitare fino a questo punto il passato, cercando di annullare con l’intelligenza artificiale la distinzione tra ciò che è originale e ciò che non lo è? Il confronto

I Culture Club hanno rifatto ‘Karma Chameleon’ usando l’AI per ricreare la voce giovanile di Boy George

Culture Club, circa 1983: Roy Hay, Boy George, Mikey Craig, Jon Moss

Foto: TV Times via Getty Images

Quando Taylor Swift ha deciso di lanciare la campagna di reincisione dei suoi album per sottrarli al controllo dei proprietari dei master originali, le famose Taylor’s Version, ha trasformato una questione contrattuale in un caso sia culturale che produttivo. Ha richiamato l’attenzione su un meccanismo dell’industria discografica di cui molti artisti prima di lei si sono occupati senza ottenere grande successo e allo stesso tempo ha indicato un modo per “riprendersi” le canzoni: non incidendo versioni aggiornate, ma rifacendole in modo quanto più fedele, richiamando se possibile produttori e musicisti dell’epoca. John Fogerty ha intrapreso una battaglia simile per riappropriarsi del repertorio dei Creedence Clearwater Revival e l’anno scorso ha riregistrato le sue hit in un album intitolato Legacy.

Cantanti e gruppi che non hanno il possesso dei master delle loro vecchie creazioni possono, entro certe conduzioni, cercare di ricrearle in modo fedele. Quello che non possono fare è riavere il timbro giovanile delle parti vocali che hanno registrato molti anni prima. Almeno fino a oggi. Boy George e i Culture Club non si sono infatti limitati a reincidere una vecchia canzone: hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per riportare in vita la voce che il cantante aveva nel 1983. Il risultato è la nuova versione di Karma Chameleon uscita ieri che inaugura le attività di Artist Included, società fondata da Paul Kemsley, che è il manager di Boy George, con l’avvocato e produttore Jeremy Rosen. Il cantante dei Culture Club è il direttore creativo.

Al centro dell’operazione c’è la volontà di controllo della propria opera. Molto spesso, o almeno così è stato tradizionalmente, le incisioni originali restano nelle mani delle case discografiche. Gli autori delle canzoni continuano a percepire i compensi editoriali legati alla composizione, ma i ricavi derivanti dallo sfruttamento della registrazione seguono un percorso diverso. Ed è qui che entrano in gioco progetti come questi. Creando una nuova registrazione, l’artista genera un nuovo master e può controllarne licenze e utilizzi commerciali. Nel caso dei Culture Club l’intelligenza artificiale ha aggiunto un elemento ulteriore: la possibilità di recuperare il timbro vocale. È un passo in più: verso la fedeltà all’originale o verso l’annullamento della distinzione tra ciò che è originale e ciò che non lo è? 

La nuova versione intitolata Karma Chameleon (Artist Included) dove c’è uno strano sbalzo sonoro dopo che Boy George canta “I’m a man…” a 0:23 circa e altre piccole difformità rispetto all’originale che suona più naturale in alcuni punti, ad esempio nello special (“Everyday is like survival…”), e in modo lievemente diverso nel suono di batteria:

Culture Club - Karma Chameleon (Artist Included) [Official Lyric Video]

La versione originale tratta da Colour by Numbers del 1983:

Culture Club - Karma Chameleon (Official Music Video)

L’episodio che ha spinto Boy George a rifare Karma Chameleon è stata la richiesta di usare la canzone in una campagna pubblicitaria di Virgin Voyages. Richard Branson, che ha lanciato l’etichetta discografica Virgin per cui incideva la band, avrebbe pagato quattro milioni di dollari per assicurarsela. Metà della somma sarebbe finita ai proprietari del master originale. Boy George, che non possiede quei diritti, ha ricevuto soltanto un compenso per la sua partecipazione. «Quando l’abbiamo scritta», racconta a Rolling Stone US, «non pensavamo certo a quello che sarebbe accaduto dopo 40 anni, non immaginavamo che sarebbe diventata parte della vita di tante persone».

Se non la si ascolta comn attenzione, la “nuova” Karma Chameleon è talmente fedele da sembrare quasi una rimasterizzazione. La base musicale è stata registrata ex novo da Roy Hay, Mikey Craig e altri musicist e quella vocale è stata lavorata addestrando l’AI con i demo che il produttore Steve Levine ha in archivio. Alle session non era presente l’ex batterista del gruppo Jon Moss, che come è noto è stato al centro di una drammatica separazione dai Culture Club. Essendo uno degli autori, Moss riceverà comunque compensi derivanti dai ricavi editoriali.

L’unico elemento assistito dall’intelligenza artificiale è quindi la voce. «Ho riascoltato il modo in cui scandivo le frasi e dove posizionavo la voce, se nel naso, nella gola o nel petto. Quello che fai istintivamente a 22 anni non lo fai più a 40 o a 65. C’era un modo di cantarla secco e incisivo che avevo dimenticato dopo averla fatta dal vivo tante volte», ha detto Boy George a Rolling. «La versione originale è molto europea e molto giovanile. Negli anni l’ho fatta diventare un po’ più blues, allungando le note. È una questione di sfumature. Le canzoni cambiando quando le canti per quarant’anni. È stato interessante tornare alla registrazione originale e recuperare quella sensazione».

Ora Artist Included conta di usare l’intelligenza artificiale messa a punto nell’arco di 18 mesi per reincidere l’intero catalogo dei Culture Club partendo da un’altra hit, Do You Really Want to Hurt Me. Non solo: Artist Included, le cui iniziali sono curiosamente AI, sta discutendo di progetti analoghi con altri artisti anni ’80 e ’90. «L’intelligenza artificiale non sparirà», dice Boy George. «Tanto vale capire come usarla e cercare di arrivarci prima degli altri».