Giorgio Canali, il santo bestemmiatore | Rolling Stone Italia
Chitarre e sigarette

Giorgio Canali, il santo bestemmiatore

Abbiamo visto in anteprima il docufilm che racconta la vita del rocker, fra traslochi, concerti in piccoli club, pacchi di sigarette, litigate, CCCP, CSI, Rossofuoco e l’inquietudine di un artista ‘Con la pioggia dentro’

Giorgio Canali Foto Con la pioggia dentro

Giorgio Canali

Foto: docufilm ‘Con la pioggia dentro’

All’inizio di Con la pioggia dentro di Matteo Berruto compare una scritta che è uno statement lungo una vita: “Settembre 1984, incontro anarchico internazionale organizzato dal Centro Studi Libertari – Archivio Giuseppe Pinelli tra Venezia, Ginevra e Montreal. Tra quattromila persone c’è anche un ragazzo di Predappio: Giorgio Canali”. Il docufilm dedicato al «miglior rocker italiano» (copyright Giovanni Lindo Ferretti), che dura un’ora e 25 minuti e verrà presentato il 10 maggio al Bellaria Film Festival, si apre infatti con un’altra assemblea, nel 2024, dove si parla ancora di scontri con le forze dell’ordine, tolleranza e musica. È cambiato il contesto, ma non è cambiato lui.

Canali ha 67 anni, 68 il prossimo luglio, e sul palco continua a dare testate al microfono e a portarsi dietro sempre la stessa cosa: «Quello che mi è rimasto dentro è questa incazzatura perenne che ho nei confronti di tutto. Una mattina mi sveglio in un sacco a pelo sopra una panchina», ricorda a proposito del 1984, «c’è un soggetto che sta portando in visita una scolaresca al meeting anarchico ed è lì che dice noi anarchici qua, noi anarchici là. Mi alzo e gli dico: che cazzo stai dicendo, parla per te, io sono io, tu sei tu, noi secondo me non esiste. Me ne sono andato dal meeting e ho portato via gli strumenti. Questa voglia di confederare le cose non esisterà mai. Gli spiriti liberi devono essere indipendenti».

Le camere lo seguono negli ultimi tre anni dentro e fuori dalla scena. Come durante un trasloco, l’ennesimo, che non sopporta ma che continua a fare perché «mi cacciano». Scorrono Predappio, Correggio, Forlì, la Francia, Ferrara, ora Perugia («come Ferrara, ma molto più figa»). Negli scatoloni impacchetta pedali, delay, amplificatori a valvole, anche rotti, che non butterà mai, e i vinili dei suoi dischi («Tabula rasa elettrificata è il disco più bello che abbiamo mai fatto»). C’è anche il ricordo delle vertigini, che da piccolo non aveva quando stava a cavalcioni sul davanzale del terzo piano, e ha scoperto tornando in quella casa vent’anni dopo (l’ispirazione di Precipito?). E poi la famiglia, concetto che non gli interessa, con un’eccezione: la sorella Monica. Il resto l’ha scelto: Noir Désir, CCCP, CSI fino ai Rossofuoco e all’attuale compagna. «La famiglia non te la scegli, e quando te la scegli non è quella d’origine».

Nel film torna anche Villa Pirondini, la cascina dove i CCCP – Fedeli alla linea registrarono Epica Etica Etnica Pathos, oggi diroccata. Canali ricorda Ringo De Palma, la sua uscita dai Litfiba, l’occasione che gli hanno dato di ripartire e la morte prematura, i cappelletti con la panna mangiati ogni giorno, Annarella e Fatur che «rompevano sempre le palle». Ogni tentazione celebrativa è spenta sul nascere: «È nostalgia pura, mi è sempre stata sui coglioni. Voi che venite in pellegrinaggio in ’sto posto di merda, a cosa serve? Com’eravamo belli però ritratti lungo quella parete nell’album, io con il pigiama e la chitarra in mano». E ancora: «I CCCP portavano un po’ sfiga, ma non a me». Ma una crepa in quella scorza dura gli si apre: «Mentre stavamo mixando Depressione caspica, Gianni (Maroccolo, ndr) è tornato da Firenze dopo aver votato, e ci ha detto che Ringo era morto. Gli ultimi momenti musicali di Ringo sono stati qua dentro, mi fa un po’ male, per questo cerco di metterci una croce su Villa Pirondini e tutto il resto».

Con la pioggia dentro I Trailer Ufficiale HD

Il presente, per lui, è l’unica cosa che conta davvero. Stacco: Perugia, 2023. Registra la voce in casa urlando davanti a un microfono, poi via in tour, da solo o con i Rossofuoco, preferendo i locali piccoli, 200 o 500 persone, senza fermarsi mai. Dorme poco, viaggia più di quanto riposa, e ogni volta riparte da zero, come in un’eterna gavetta, tra divani, furgoni e strumenti da scaricare e caricare. Nel documentario spunta anche Vasco Brondi, che prima della musica lavorava in un bar frequentato da Canali, e racconta di quando gli diede un demo che lui non ascoltò perché «se fa così male i cocktail non sa fare neanche le canzoni», salvo poi ricredersi a un suo live: «È il più bel concerto visto negli ultimi dieci anni». Brondi sottolinea il suo modo di registrare fuori dagli studi che ha anticipato i tempi, oltre a un’incazzatura costante: «Questa merda piace soltanto a me». E uno dei modi per sfogarla, come guidare ad alta velocità incurante dei suoi timori: «Eccolo il poeta maledetto che ha paura di morire».

Sigaretta sempre accesa, tosse catarrosa, litigi per strada, discussioni in sala prove, bestemmie che riecheggiano ad ogni taglio di scena, il suono da sistemare fino allo sfinimento. I suoi musicisti lo raccontano: «Lui il mostro dentro ce l’ha sempre (come canta in Mostri sotto il letto, ndr), ma è cambiato tanto con l’arrivo di Luana», la compagna. Il tempo che passa gli presenta il conto nei segnali del corpo, anche se non sembra ascoltarli poi tanto: «Il bilancio non c’è stato», si sente in un’intervista telefonica ripresa dalla telecamera di Berruto, «perché volevo festeggiare, strafarmi con i miei amici e invece non stavo bene fisicamente, perché si vede che è scaduta la garanzia proprio ieri».

In questa presa (quasi) diretta della sua quotidianità, Giorgio Canali dimostra davvero di vivere alla giornata, di vagabondare per il mondo in cerca di nuovi stimoli e di lanciare degli strali a chiunque gli capita a tiro, come nelle sue canzoni, in grado di smuovere anche il più insensibile: «La verità ce l’abbiamo in tasca tutti, ma mettendoci le mani in tasca preferiamo toccarci i coglioni». Il docufilm si chiude con le immagini di un altro litigio, con gli organizzatori di un concerto, che alle 23:20 gli chiedono di scendere dal palco perché a mezzanotte devono far partire una festa. Finisce in un abbraccio, nell’ennesima sigaretta, con le imprecazioni che non si sentono ma si percepiscono. E lì, in quelle immagini mute ma cariche di irrequietezza, appare la radiografia di un rocker. Quello che è Giorgio Canali, una sorta di santo bestemmiatore che impreca verso il cielo ma solo perché, nonostante tutto, non riesce a smettere di amare la vita.

Le proiezioni di Con la pioggia dentro:

10 maggio 2026 Bellaria (RN), Bellaria Film Festival, Cinema Astra ore 20:30
14 maggio 2026 Bologna, Cinema Galliera, Sala Open ore 21
18 maggio 2026 Firenze, Cinema La Compagnia ore 21
19 maggio 2026 Bologna, Cinema Galliera, Sala Open ore 19
20 maggio 2026 Roma, Cinema Troisi ore 20:30