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Essere Charli, tormento e XCX-stasi

Tra sogni pop e incubi reali, il mocumentary ‘The Moment’ racconta che cosa succede quando una popstar fa il botto e viene circondata da leccapiedi e squali dell’industria musicale. Anche questa è «the end of an era»

Foto press

«È la fine di un’era», dice Charli XCX alla platea dell’Eccles Theater di Park City, Utah. Della popstar-turned-actor c’erano ben tre film in programma al Sundance e anche il festival celebrava la fine di un’era, essendo quella in corso l’ultima edizione che si terrà a Park City. Il biglietto più ambito era quello per The Moment. È stato descritto come un «mockumentary su un tour», un «film in costume ambientato nel 2024», un mese nella vita di un’icona che conquista il mondo, un film horror. Questo sguardo vertiginoso e dall’interno sullo stardom nel pop è tutte queste cose insieme e il regista Aidan Zamiri l’ha detto nel modo più efficace possibile quando ha descritto The Moment come ciò che sarebbe potuto accadere se Charli avesse fatto «scelte completamente diverse» dopo avere imposto il fenomeno noto come Brat Summer.

Ve la ricordate la Brat Summer, sì? È iniziata con l’uscita nel giugno 2024 di Brat, è finita con l’onnipresenza del colore “verde vomito” della copertina, un tour micidiale, endorsement politici e Charli che si è trasformata in una delle superstar più grandi del pianeta. La parola brat è diventata sinonimo di un certo atteggiamento tipo “fanculo a tutto” e la cantante inglese ne è diventata l’ambasciatrice. Persone, prodotti, persino candidati alla presidenza: brat è diventato sinonimo di coolness. Se dovevi chiedere se eri brat, non eri brat.

Nell’autunno di quell’anno tanti hanno proposto a Charli di girare un film-concerto, in parte per documentare lo show che stava portando in giro per il mondo e in parte per sfruttare il più a lungo possibile la Brat Summer. Lei aveva in testa un’idea diversa. Come ha raccontato Zamiri a Variety, un film-concerto sarebbe stata «la cosa più scontata per capitalizzare il successo, la mossa più audace sarebbe stata invece prendere un formato del genere e sabotarlo».

È quel che fa The Moment. Nata dalla collaborazione tra la pop star, Zamiri (che aveva già girato i video di 360 e Guess) e l’autrice Bertie Brandes, questa versione allucinata di cosa significhi trovarsi nel mezzo di tutto comincia con un montaggio che riporta dritto al cuore della Brat Summer per poi catapultarti a settembre 2024, con Charli che viene informata dal capo della sua etichetta (Rosanna Arquette, strepitosa nel dare vita a uno squalo in forma umana) che hanno per le mani una macchina da soldi. Perché allora limitarsi solo all’estate? Facciamo Brat per sempre. «È un po’ cringe, no?» dice la meta-Charli, subito dopo aver registrato alcuni promo radiofonici a tema Brat. «È tutto cringe», risponde il suo assistente (Isaac Powell) prima di costringerla a fare un’altra take.

Per immortalare la bratitudine i dirigenti vorrebbero chiamare il regista del momento. Si chiama Johannes Godwin, è un enfant terrible del cinema ed è la prova che nessun attore contemporaneo sa interpretare gli stronzi meglio di Alexander Skarsgård. Né Charli né la sua direttrice creativa Celeste (Hailey Benton Gates) vogliono lavorare con quel tizio passivo-aggressivo, ma vengono scavalcate da chi sta ai piani alti. Johannes insiste per assistere alle prove della tappa successiva del tour. Giura che ama quello che stanno facendo. Mentre dirige il film-concerto, Johannes ha un suggerimento su come “migliorare” l’esperienza per i fan. Un suggerimento diventa molti suggerimenti, che diventano una dozzina di cambiamenti che si trasformano rapidamente in una riprogettazione completa di tutto quanto, dagli oggetti di scena – sigarette lunghe trenta metri, la parola “BITC#” illuminata a lettere cubitali – a una nuova tonalità di verde, «meno vomitosa». Ben presto, Charli non è più la protagonista del suo tour e nemmeno della sua vita, ma un’osservatrice esterna.

Durante il Q&A dopo la proiezione, il direttore del festival Eugene Hernandez ha detto che qualcuno ha ribattezzato il film This Is Spinal Brat. L’ombra del mockumentary di Rob Reiner aleggia effettivamente su questo finto documentario che parla del tormento e dell’XCX-stasi di essere Charli. Il regista ha menzionato tra le influenze la commedia britannica ed è per questo che Jamie Demetriou finisce per essere l’MVP che nessuno si aspettava: se vi è capitato di vedere Stath Lets Flats o una delle mille altre cose che ha fatto, potete immaginare Demetriou alle prese col personaggio del tour manager incompetente. Larry David potrebbe essere un punto di riferimento ancora più importante per la demolizione della mitologia pop messa in scena da Zamiri, visto che molte scene sembrano improvvisazioni tra Charli e una serie di lacchè, tirapiedi, dirigenti, creativi, maniaci del controllo e pure celebrità come l’attrice Rachel Sennott e Kylie Jenner. Tutti questi scambi finiscono inevitabilmente in una sorta di stallo cringe-comico. Brat Your Enthusiasm potrebbe essere un titolo alternativo persino migliore di This Is Spinal Brat.

The Moment parte come una satira della vita di una grande popstar, dai fan fuori di testa che chiedono selfie fino ai parassiti scrocconi e ai tipi dell’industria che pensano solo ai soldi. «Ho incontrato versioni diverse di tutti i personaggi di questo film», ha detto Charli durante il Q&A. «Ho incontrato persone che fanno il tifo per te, che ti sostengono anche se sei una stronza. Persone che sono lì solo per stare vicine a un’artista. Persone che dicono: “Ti capiamo perfettamente!” anche se non è così… Ho fatto molta pratica nell’avere a che fare con gente del genere nella vita reale». Viene voglia di un film basato ancora di più sull’assurdità a 360 gradi del mondo che circonda la superstar di 360. È difficile parodiare un fenomeno che è già sopra le righe e qui sembra di grattare appena la superficie del caos incessante di un tour mondiale centrato su un’edonista sensibile circondata da squali e leccapiedi.

Quello di Zamiri e Charli è un film horror su cosa succede quando i tuoi sogni pop – quelli per cui hai lavorato per un decennio – si trasformano in un incubo. Si chiude con quello che non può che essere descritto come un delirante scenario what if che è anche una trollata epica (sapete, no, che potrebbe esserci stato un beef tra Charli e un’altra grandissima popstar? Diciamo solo che qui qualche punzecchiatura c’è). Più d’ogni altra cosa, The Moment è un modo per dire l’ultima parola sul fenomeno Brat o forse piantargli un paletto di legno nel cuore. Charli ha trasformato il termine in un brand. Ora è pronta ad andare avanti.

«Voglio davvero che Brat finisca e mettermelo alle spalle», ha detto durante il Q&A con una risatina nervosa. «Non perché non lo ami. È solo che, in quanto artista, vuoi metterti alla prova, cambiare la zuppa creativa in cui sei immersa, stare per un po’ in un’altra scodella».

Da Rolling Stone US.

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