Olivia Rodrigo ha vissuto la massima fantasia adolescenziale: scrivere una canzone per Robert Smith su quanto sei infelice e venire abbracciata dal cantante dei Cure. I due hanno duettato a sorpresa al Primavera interpretando un pezzo che sarà nel nuovo album di lei e che ha un titolo molto alla Robert Smith, What’s Wrong With Me?. Che bel momento di sintonia gotica intergenerazionale. Il dio della malinconia anni ’80 era orgoglioso e felice mentre cantava accanto a Rodigo questa grande nuova canzone che lui stesso ha contribuito a ispirare. Chi non ha mai sognato di fare un elenco di tutti i propri problemi per poi chiedere a Robert Smith che cosa c’è che non va? E chi non ha mai sognato di sentire Robert cantare le tue parole e rassicurarti che andrà tutto bene? Brava Olivia che ha trasformato questa fantasia in realtà. Per parafrasare il titolo del disco che sta per pubblicare, sembri piuttosto triste per essere una goth tanto innamorata.
Evidentemente Rodrigo non scherzava quando continuava a ripetere che le sue nuove canzoni erano profondamente ispirate dai Cure. Al Primavera ha cantato Drop Dead, con il verso “Tu conosci tutte le parole di Just Like Heaven e io so perché lui le ha scritte”, per poi duettare con l’autore di quelle parole. E sì, ha anche un altro pezzo intitolato The Cure. Che amicizia rock meravigliosa. It’s the grooviest thing, it’s a perfect dream.
Il duetto dei Robertrigo è stato il sequel di quanto accaduto la scorsa estate a Glastonbury. «Probabilmente è il miglior autore di canzoni mai uscito dall’Inghilterra», ha detto Liv mentre Smith saliva a sorpresa sul palco. Dopo aver cantato assieme, lei lo ha definito «l’uomo più cool, più gentile e meraviglioso del mondo». Hanno fatto Just Like Heaven e Friday I’m in Love mentre lei indossava una maglietta con su scritto “Conosci tutte le parole di Just Like Heaven… o no?”. Ci è voluto quasi un anno e la pubblicazione di Drop Dead per capire quella scritta.
Ora, se non conoscete i Cure da tempo è bene che sappiate che Robert Smith non fa quasi mai cose del genere. Né negli anni ’80, né nei ’90, né oggi. Non le fa e basta. È sempre stato generoso e disponibile con gli artisti più giovani, ma tende a evitare pubbliche investiture di questo genere. Vederlo salire sul palco di un festival per cantare la canzone di qualcun altro? Sorprendente. Ma è la misura del rispetto e dell’ammirazione che prova per Rodrigo.
What’s Wrong With Me? è del resto perfetta per le voci malinconiche dei due. “Sono andata dal medico e mi ha detto che stavo bene”, dice il testo. “Ho provato la meditazione con una bottiglia di vino / È come se qualcuno mi avesse messo un peso sul petto / Dovrei parlare con un amico, ma non riesco ad alzarmi dal letto / Mi gira la testa e ho lo stomaco sottosopra”. È chiaro che la ragazza ha ascoltato i Cure. È come se la canzone dicesse: “Conosci tutte le parole di Disintegration, e io so perché lui le ha scritte”. Come sempre Rodrigo coglie alla perfezione i dettagli. Adoro il modo in cui canta di non riuscire a scendere dal letto, che è una cosa molto alla Robert Smith alla luce di versi come “Vorrei essere rimasto a dormire oggi” e “Devo essere rimasto addormentato per giorni”. In effetti i sintomi di lei sono così simili a quelli descritti da lui in Close to Me che il duetto finisce per sembrare una visita specialistica.
Nel corso degli anni, Smith ha collaborato con una ristretta cerchia di suoi “discepoli” come Chvrches, Twilight Sad, Crystal Castles, Gorillaz e Tweaker. Appare in un album solista di Billy Corgan in una bizzarra cover dei Bee Gees. Ha anche fatto una cosa coi Blink-182, prova del suo senso dell’umorismo. E Mick Jagger ha annunciato che Smith è ai cori nel nuovo album dei Rolling Stones Foreign Tongues, probabilmente l’unica cosa che il disco degli Stones avrà in comune con quello di Olivia. Ci sono dei precedenti, ma questi duetti Robertrigo sono uno spettacolo raro. Lei è una fan ossessiva dei Cure fin dall’infanzia: chi può dimenticare il video in cui, in auto, canta a squarciagola Boys Don’t Cry? È una fan adorante che ha sempre considerato Robert Smith un idolo, osservandolo sul palco con meraviglia. A Glastonbury i fan di lunga data dei Cure si sono straniti di quanto lui fosse felice e sorridente, una cosa che non si vede tutti i giorni. Dopo Glastonbury, lei ha pubblicato una loro foto nel backstage… mentre buttavano giù degli shot. L’ultima immagine che chiunque si sarebbe aspettato ed è proprio per questo che era fantastica.
Neanche un anno dopo eccoli di nuovo insieme per cantare una canzone di lei. «È la mia prima collaborazione!», ha detto al pubblico del Primavera sabato sera, lasciando crescere la suspense. «Ne sono orgogliosa, non riesco a credere che questa canzone esista, con la persona con cui esiste». Nessuno sapeva che si trattava di Smith finché non è entrato in scena per cantare la seconda strofa, anche se avremmo dovuto capirlo tutti dal gioco di parole quando lei canta “I’m staring at the ceeei-ling” (la raccolta di successi dei Cure si intitolava Staring at the Sea).
What’s Wrong With Me? è la quarta nuova canzone che ha anticipato dal suo attesissimo album in uscita questa settimana, You Seem Pretty Sad for a Girl So In Love. È la prima collaborazione della sua carriera ed è qualcosa di insolito anche per lui. Smith era già al Primavera visto che i Cure sono stati headliner del festival venerdì e la loro scaletta era piena di rarità come lo splendido singolo del 1996 Mint Car, che non suonavano da un decennio, insieme a classici come Pictures of You, Fascination Street, The Lovecats e, naturalmente, Just Like Heaven.
Uno dei tanti paradossi di Robert Smith è che è sempre stato l’archetipo del depresso, il ragazzino goth britannico malinconico, eppure ha trovato alcune tra le sue seguaci più fedeli nelle ragazze new wave della California meridionale degli anni ’80. Le sue ballate intrise di angoscia e pioggia hanno avuto un enorme successo nella terra del sole e del surf. «Ricordo che durante il tour di Kiss Me eravamo a Los Angeles», ha raccontato Smith a Rolling Stone nel 2004, «e c’erano ragazze che si toglievano i vestiti e si sdraiavano davanti al bus per impedirci di andarcene. Ho pensato che non era quello che immaginavo di fare con la band».
Ma Robert Smith ha sempre avuto il massimo rispetto per quel pubblico, anche quando sarebbe stato molto più alla moda liquidare quelle fan adolescenti con sufficienza. I ragazzi americani hanno scoperto i Cure con il singolo del 1982 Let’s Go to Bed che parla di una coppia che resta sveglia tutta la notte a litigare quando in realtà avrebbe solo bisogno di una tisana e di qualche ora di sonno. «All’improvviso stava avendo successo, soprattutto sulla West Coast e ci siamo ritrovati con un pubblico giovane, prevalentemente femminile e adolescente. Siamo passati da goth intensi, minacciosi e psicotici a persone dai denti perfettamente bianchi. È stata una transizione decisamente strana, ma è stato divertente».
Perciò ha senso vederlo passare il testimone a Olivia, che incarna perfettamente la fangirl new wave della California del Sud. Ha sempre avuto una passione per questa musica, come si sente in brani dal sapore anni ’80 come So American, Deja Vu o Love Is Embarrassing. Oppure Drop Dead, una canzone che starebbe benissimo in Blue Sunshine, il perfetto album goth della band parallela di Smith, i Glove (scommetto che Punish Me With Kisses era nel jukebox del bar citato dalla cantante). Eppure Rodrigo ha oltrepassato il confine tra fan e collaboratrice con What’s Wrong With Me?. È un notevole attestato di stima da parte del poeta dell’angoscia adolescenziale che ci ha regalato Seventeen Seconds e The Head on the Door che evidentemente prende sul serio Rodrigo e la sua musica, proprio come ha sempre preso sul serio il suo pubblico femminile. Sa anche cogliere l’umorismo oltre al dolore dei pezzi tristi. Uno dei miei momenti live preferiti dei Cure risale a un paio d’anni fa al Madison Square Garden, quando hanno fatto Lovesong e tutta la sala ha intonato il ritornello “I will always love youuuu!”. E subito dopo lui ha annunciato: «La prossima si intitola And Nothing Is Forever».
Alcuni di noi speravano che sabato restasse sul palco con Olivia per cantare Happier o Favorite Crime, ma purtroppo non è successo (a proposito, il progetto di cover di Sour è ancora nelle cose oppure no? Era iniziato nel migliore dei modi con David Byrne che interpretava Drivers License e poi… svanito). Più canzoni di Olivia fa, meglio è. Questi due dovrebbero continuare a cantare insieme: immaginate quanto sarebbe fantastico ascoltare un mash-up tra Drop Dead e The Hanging Garden? (“Pressed up in the bathroom line / Cover my face as the animals cryyyy”?). Per chi ama i Cure come me, Robert Smith è uno a cui si rivolge con la disperazione adolescenziale, un confidente e un mentore, e in qualche modo crediamo con tutto il cuore che ci capisca. A lui affidiamo i nostri segreti più tristi. Vederlo fianco a fianco con Olivia Rodrigo mentre canta i suoi segreti davanti al mondo intero? È puro istinto goth. Robertrigo forever.















