L’11 settembre 2027 Elisa festeggerà i trent’anni di carriera a Campovolo e sarà la prima donna a esibirsi lì. L’abbiamo incontrata alla RCF Arena di Reggio Emilia, dove ci ha spiegato che non vuole trasformare la ricorrenza solo in un maxi concerto celebrativo, che si intiolerà Soundtrack ’97-’27, ma in una giornata immersiva dalle 9 del mattino fino a notte fonda, tra musica, danza, yoga, cinema, sostenibilità, dibattiti e attività diffuse in tutta l’area. La mappa che abbiamo sbirciato durante l’incontro racconta bene l’idea: aree dedicate a food & beverage, sport e wellness, campeggio, listening experience, karaoke, tattoo, kids, cinema, market, fan club, spazi sociali, oltre a mostre, merchandising ed expo discografica. Una sorta di Gardaland costruita attorno all’universo di Elisa.
«L’idea nasce dal voler fare qualcosa di unico, una festa che è sia anniversario che una scusa per stare insieme in un posto speciale», racconta. «Negli ultimi anni tanti fanno gli stadi, più di un tempo. Per differenziarci e perché un anniversario così capita una volta nella vita, volevamo fare qualcosa di unico e irripetibile». Per lei Campovolo è anche un ritorno personale: «Ero qui nel 2005 perché Luciano Pavarotti mi aveva invitata alla sua festa. Fu un battesimo di fuoco: non avevo mai suonato davanti a così tanta gente. Campovolo per me vuol dire enorme energia e amore condiviso per la musica».

Elisa a Campovolo. Foto: Elena Di Vincenzo
Accanto a lei Ferdinando Salzano di Friends & Partners: «Questo posto ha elementi fondanti sull’ecosostenibilità che Elisa mi ha trasferito in questi anni. Sarà una grande festa immersiva: dall’infanzia agli incontri, dai dibattiti al divertimento, fino alla parte culinaria». Sul piano logistico e ambientale annuncia anche «treni speciali, pullman da tutta Italia, un’area dedicata alle biciclette e un family pack con prezzi agevolati per i più piccoli». Al suo fianco il manager Max Brigante, che invece sottolinea soprattutto il lavoro fatto sulle emissioni: «Elisa ci ha fatto migliorare molto sulla sostenibilità. Per ridurre le emissioni useremo HVO, un combustibile sostenibile che riduce fino al 70% le emissioni. Costa di più, ma vogliamo portare avanti questo percorso».
L’ambiente, infatti, resta uno dei temi centrali del progetto. Elisa ne parla come di una battaglia lenta e complicata: «È un lavoro difficile, dove bisogna perseverare. Per cambiare i fornitori e modificare certe cose che non hanno niente a che vedere con l’arte ci vuole tempo. A San Siro ci abbiamo messo sei mesi. È vero che così si guadagna meno, ma se lo facessimo tutti anche il prezzo di questi carburanti diminuirebbe».
Poi il discorso si sposta rapidamente sui social, sugli algoritmi e sul modo in cui stanno modificando il pensiero collettivo. Ed è lì che l’incontro prende una piega molto più politica e filosofica. «C’è una trasformazione sociale molto profonda. Siamo schiacciati dal logorio di questo tempo che sfugge. Ed è scientificamente provato che social e algoritmi alterano il pensiero cognitivo, il modo in cui pensiamo. Molto più di quello che crediamo». E cita David Bowie: «Una volta gli hanno chiesto cosa pensasse di Internet e lui ha risposto: “State scherzando? È il diavolo. Sono gli alieni”. Aveva intuito che dietro c’era un mondo enorme. Oggi vediamo anche gli aspetti pericolosi, perché ti tolgono possibilità». Prende poi spunto da Stefano Mancuso, il neurobiologo vegetale: «La struttura mentale delle piante è completamente diversa da quella animale. È meno violenta, più evoluta, più capillare. L’intelligenza artificiale prende molto più spunto dagli animali». E ancora: «È evidente che, finché esiste il sistema attuale con governi e poteri forti nel mezzo, siamo finiti tutti nelle botte di dopamina dei social. Vedo i danni che fanno. Anche su di me».

Elisa a Campovolo. Foto: Elena Di Vincenzo
Ancora le tornano in mente le polemiche degli ultimi mesi sulla Global Sumud Flotilla e alle accuse ricevute online dopo essersi esposta pubblicamente. Elisa la definisce «la mia prima gloriosissima shitstorm». Ma il punto per lei è un altro: «Quando aleggia nell’aria il pensiero di non poter esprimere pacificamente come la pensiamo, io lo trovo pericoloso». Racconta allora della sua storia familiare: «Mio nonno è stato partigiano deportato per un anno e mezzo a 21 anni. L’insegnamento è forte e chiaro: ricordarsi di chi ha combattuto per farci avere quello che abbiamo oggi». E parla di sua figlia: «Ho una figlia di 16 anni che è andata a manifestare e a dei ragazzini hanno rotto le costole. Se capita a lei con chi me prendo? Forse abbiamo sbagliato qualcosa. Erano ragazzini. Tante volte chi compie atti violenti o vandalici sono gruppetti isolati, mai la massa. Quando ci sono violenze sui minori c’è qualcosa da correggere. Da musicista ho risposto così: con la musica».
A un certo punto arriva inevitabilmente anche una domanda su Francesco De Gregori, che pochi giorni fa ha detto di non capire gli artisti che fanno proclami politici dal palco. Elisa prende le distanze con grande rispetto: «Credo sia una visione personale. Proprio la sua generazione è stata fondamentale per rivoluzionare con movimenti come il Sessantotto, Woodstock, la Beat Generation. Per me De Gregori è un filosofo, ma non sono d’accordo. Dobbiamo tenere aperta la speranza». Secondo Elisa il rischio non è esporsi, ma trasformarsi in tuttologi: «Quello sì che non va bene. Però quando nascono più voci da settori diversi, aiutano a portare certe cose in superficie. È importante che ognuno non si occupi solo della propria cosa. Siamo responsabili. Poi se uno usa il microfono per dire cavolate, quello è un problema».
Ma Campovolo diventerà anche il luogo dove Elisa racconterà il suo nuovo percorso artistico: «Sto lavorando al nuovo album. Non vedo l’ora che esca, ci lavoro da tanto tempo e porta messaggi in cui credo molto. In questo luogo avverrà il racconto definitivo di questo percorso fino a oggi». Che comprenderà anche la danza, parte integrante del disco: «Sto realizzando dei desideri. Ho sempre ballato per me stessa, ma ho cinquant’anni e non voglio più nascondermi». Svela alcune reference: Kate Bush e Pina Bausch. E anche i sentimenti che lo hanno animato: «Parlerà di dolore, ricostruzione e rinascita».














