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E se il futuro della musica somigliasse a ‘Heart on My Sleeve’ di AI Drake feat AI The Weeknd?

Si parla tanto di questa canzone che non è un duetto fra le due superstar e nemmeno un pezzo creato autonomamente dall’intelligenza artificiale. È l’anteprima di un futuro tutto da inventare. Intanto la Universal si attrezza e chiede alle piattaforme di ostacolare la creazione di canzoni con l’AI

Foto: Ian West/PA Images via Getty Images

Che cosa accadrà quando l’intelligenza artificiale sarà in grado di ricreare autonomamente hit nello stile dei grandi artisti? L’AI è già in grado di fornire strumenti per simulare lo stile altrui, ad esempio la voce, sollevando interrogativi sulla tutela del diritto d’autore e dei proprietari delle registrazioni sulle quali l’intelligenza artificiale si è addestrata.

Se ne è avuto un assaggio in questi giorni con Heart on My Sleeve, un pezzo che gira molto su TikTok e Instagram. Lo si trova a volte attributo a AI Drake feat AI The Weeknd, ovvero le versioni dell’intelligenza artificiale dei due cantanti pop canadesi più famosi al mondo.

La canzone è presente anche su Spotify, dove chiaramente non compaiono i nomi di Drake e The Weeknd e dove è attribuita nei crediti (esecuzione, scrittura e produzione) a un artista creato ad hoc chiamato Ghostwriter. Sui social sta però girando annunciata come «la canzone creata dall’intelligenza artificiale imitando Drake e The Weeknd». Eccola:

I due minuti e mezzo di Heart on My Sleeve non sono stati creati interamente da un’intelligenza artificiale. Ghostwriter ha probabilmente cantato il pezzo, usando poi l’intelligenza artificiale per generare i timbri delle voci di Drake e The Weeknd. Non è chiaro di chi sarebbe la produzione. Sarebbe coinvolta una startup chiamata Laylo (come ha fatto notare Mitchell Cohen di AppSumo).

@ghostwriter977 hi im ghostwriter. #drake #aivoice #theweeknd #ai #aidrake #theweekndai ♬ Heart on My Sleeve by Ghostwriter out everywhere. – ghostwriter

Heart on My Sleeve potrebbe essere un escamotage per pubblicizzare i servizi di Laylo, come qualcuno suggerisce. E non è certo il primo pezzo in cui l’intelligenza artificiale è usata per ricreare voci di cantanti e personaggi noti. Quando però l’effetto non è parodistico e il risultato musicale è coerente se non apprezzabile operazioni come questa smettono di essere semplici curiosità e suscitano qualche domanda: se non sono plagi (e di regola non lo sono), che cosa sono? E poi, che cosa accadrà quando gireranno (e macineranno stream) versioni fake delle grandi pop star? Per imitare lo stile altrui l’AI deve essere addestrata sul repertorio esistente di quell’artista: chi sarà il proprietario di quelle canzoni, chi le produce o anche gli artisti su cui l’IA si è addestrata? Come si muoveranno le case discografiche e chi tutela il diritto d’autore? L’industria ne soffrirà come ai tempi di Napster, come addirittura suggerisce qualcuno?

Sono domande a cui ha dato una prima risposta una delle grandi major. Come riporta il Financial Times, Universal Music Group ha chiesto nei giorni scorsi ai principali servizi di streaming come Spotify e Apple Music di impedire alle aziende di intelligenza artificiale di prendere dalle piattaforme contenuti che vengono usati per creare canzoni con l’AI nello stile di artisti celebri. Universal non vuole solo evitare che le creazioni dell’AI finiscano sui servizi di streaming, vuole avere voce in capitolo nel processo di addestramento che fa uso di musica di sua proprietà.

«Abbiamo il dovere morale e commerciale nei confronti dei nostri artisti di impedire l’uso non autorizzato della loro musica e far sì che le piattaforme non inglobino contenuti che violano i diritti degli artisti e di altri creatori», sostiene un rappresentante di UMG. «Ci aspettiamo che i nostri partner delle piattaforme decidano di impedire che i loro servizi vengano usati in modi che finiscono per danneggiare gli artisti».

Un altro esempio fra i tanti: un paio di mesi fa David Guetta aveva incluso in un suo pezzo inedito proposto dal vivo la voce di Eminem, o meglio di Emin-AI-em come l’ha chiamato lui, ovvero la versione AI del rapper di 8 Mile. In quel caso si trattava di «una cosa fatta per scherzo», come ha detto Guetta, «ma era talmente buona da non crederci».

Più la tecnologia progredirà e più l’effetto smilazione sarà «da non crederci». Per cercare di arginare un fenomeno non ancora perfettamente normato, l’anno scorso è stata lanciata da un cinquantina di organizzazioni tra cui la Federazione Industria Musicale Italiana la Human Artistry CampAIgn delineando alcuni principi fondamentali affinché l’AI sia applicata a sostegno della creatività e del talento umano.

«L’utilizzo di opere protette da copyright richiede l’autorizzazione del proprietario dei diritti», si legge nell’appello. «L’intelligenza artificiale deve essere soggetta a licenze di libero mercato per l’utilizzo di opere nello sviluppo e nella formazione dei modelli di intelligenza artificiale. I creatori e i titolari dei diritti devono mantenere il controllo esclusivo sulla determinazione della modalità di utilizzo del loro contenuto. Gli sviluppatori di intelligenza artificiale devono garantire che qualsiasi contenuto utilizzato a scopo di formazione sia approvato e concesso in licenza dal titolare dei diritti, inclusi i contenuti utilizzati in precedenza da eventuali IA pre-addestrate. Inoltre, le voci e le sembianze di artisti e atleti devono essere utilizzate solo con il loro consenso e con un equo compenso di mercato per usi specifici».

Aggiornamento 18/4:Heart on My Sleeve è stata rimossa dai servizi di streaming.

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