Il mondo della musica sperimentale è un universo magnifico. Magari astruso ai più, ma incredibilmente affascinante quando la sua conoscenza rivoluziona il nostro modo di concepire e ascoltare la musica. Per entrarci, però, c’è bisogno di qualcuno che aiuti l’inesperto a orientarsi in questo momento.
Alvin Lucier è stato un Cicerone della musica sperimentale, un Virgilio capace di formare i migliaia di studenti che negli anni hanno riempito le aule del suo corso – Musica 109 – all’Wesleyan University in Connecticut. Compositore, sperimentatore, artista, certo, ma anche e sopratutto divulgatore come ci racconta Musica 109. Lezioni sulla musica sperimentale, la raccolta delle sue lezioni che Shake Edizioni ha portato in Italia nella sua interessante collana, intitolata giustamente Classici della Nuova Musica. Un lavoro che racconta le principali opere della musica sperimentale (nel senso più ampio del termine), da John Cage a Pauline Oliveros, da Steve Reich a Laurie Anderson, spiegando in maniera lucida i segreti dello stile e della tecnica di questi compositori rivoluzionari.
Musica 109 funge così da guida indispensabile per chi vuole affrontare l’incredibile mondo della composizione contemporanea. Lo spiega meglio lo steso Lucier: «La maggior parte del materiale di questo libro è stato preso dalle lezioni che ho tenuto in oltre quarant’anni di insegnamento alla Wesleyan. Non ho tentato di fare un’indagine completa sulla musica sperimentale americana ma, piuttosto, ho voluto includere lavori che ho amato e in cui sono stato personalmente coinvolto, sia come esecutore che come amico del compositore. Non ho ritenuto necessario seguire l’opera di ciascun compositore fino ai giorni nostri. Ho incluso per lo più quei brani così come li ho incontrati per la prima volta, nella convinzione che ognuno rappresenti l’opera del compositore nel suo insieme».
Ve ne condividiamo un estratto titolato Sferics, dal capitolo Registrazioni.

“Sferics” è l’abbreviazione di atmospherics ovvero i disturbi elettromagnetici nella ionosfera. Sono onde radio naturali nello spettro udibile causate da tempeste elettriche nella ionosfera. Non si possono percepire semplicemente ascoltandoli. Non sono onde sonore, sono onde radio. Ma sono a una frequenza così bassa che non c’è bisogno di trasporli verso il basso per farli entrare nell’ambito dell’udito umano.
Gli scienziati chiamano questi fenomeni bonks, tweeks e whistlers. Un whistler è un bonk che è stato preso nelle fasce di flusso magnetico che circondano la terra e che quindi viaggia per migliaia di chilometri, producendo in questo modo un lungo suono discendente simile a un fischio. L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon non si apre forse con una scena che si svolge in una stazione di ascolto di whistlers in Africa?
Avevo fatto un paio di concerti con registrazioni su disco di rumori, fatte dall’astrofisico Millett Morgan a Dartmouth, ma ho pensato che sarebbe stato meraviglioso se le avessi registrati io stesso. Nel 1968 Pauline Oliveros mi aveva invitato alla University of California a San Diego per registrare questi fenomeni. Allora, nessuno sapeva come farlo. Siamo andati tra i canyon con dei ricevitori radio fatti in casa, cercando di evitare il ronzio delle linee elettriche. Ogni volta che ci si trova vicino a luci elettriche o energia elettrica, ritorna un ronzio di 60 cicli che interferisce con una ricezione chiara. Se ci si può allontanare dall’energia elettrica, si riesce a ottenere un segnale più chiaro. Non c’era nessun posto nel Sud della California in cui si poteva andare per stare lontani a sufficienza dall’energia elettrica. Una sera io e Pauline siamo usciti su una rampa di lancio per elicotteri a La Jolla. Tutto quello che siamo riusciti a ottenere sono stati i segnali rumorosi degli aerei militari che decollavano per il Vietnam da una vicina base aerea navale. La performance è stata un disastro.
Anni dopo, Ned Sublette raccomandò Listening to Radio Energy, Light, and Sound, un manuale fai-da-te di Calvin R. Graf. In questo libro, l’autore spiega come realizzare grandi antenne ad anello incrociando un paio di assicelle di legno con delle tacche intagliate e avvolgendo 25 metri di cavo di calibro 18 intorno ad esse per formare antenne semplici ma efficaci. Sono abbastanza potenti da ricevere gli sferics. Ho semplicemente collegato le antenne a un registratore a cassette con alimentazione a pile. Tutto quello che dovevo fare era far corrispondere l’impedenza delle antenne con quella degli ingressi microfonici del registratore. Una notte di fine agosto del 1980, ho guidato fino alla cima di una montagna in Colorado per allontanarmi dalle linee elettriche. Qualche settimana prima avevo chiamato l’Atmospheric Lab di Boulder e avevo chiesto se usando due antenne invece di una sola avrei potuto ottenere un effetto stereo. Non ne erano sicuri, ma mi hanno detto che avrei dovuto posizionarli a mille miglia di distanza. Ho iniziato a pensare a come sincronizzare i segnali su una distanza così lunga. Avevo un amico in Australia. Forse potevamo trovare il modo per farlo.
Ho sistemato le mie antenne, appoggiandole a un paio di cespugli, ho acceso il mio registratore e, guarda un po’, ho sentito attraverso un paio di cuffie degli sferics chiari come il giorno (era notte, in realtà). Avevo scoperto che semplicemente distanziando le due antenne di 5 o 10 metri e puntandole in direzioni diverse potevo ottenere un bellissimo campo sonoro stereofonico. Ogni volta che cambiavo il nastro, riorientavo le antenne a caso, spostandole appena dalle loro posizioni e di conseguenza spostando la qualità spaziale del campo stereo. Intorno alle 23:30 ho sentito un debole whistler, poi una serie poco prima dell’alba.
Qualche anno dopo, ho fatto ancora una volta una installazione di Sferics a El Morro, nel New Mexico, nell’ambito di un progetto di Earth Watch. Abbiamo posato una piccola matrice di antenne sulla parte superiore di una mesa. I visitatori potevano venire e mettersi su sedie da campeggio per ascoltare gli sferics in tempo reale. Una notte ci fu una tempesta di fulmini in lontananza. Si potevano vedere i fulmini e allo stesso tempo sentire forti bonk. Erano manifestazioni dello stesso evento. I disturbi ionosferici si verificano in continuazione. La ionosfera si trova tra i 120 e i 450 km dal suolo. Si fonde con la magnetosfera della fascia di Van Allen. Diventa attiva di notte. All’alba si calma. È bellissimo stare su in montagna e guardare l’alba che sorge mentre i disturbi elettromagnetici si diradano. È anche ironico che si debba andare in mezzo alla natura per poter fare una registrazione. Verso la fine c’è un bel suono scoppiettante. Non ho idea di cosa l’abbia causato. È molto più interessante ascoltare i whistlers in tempo reale che ascoltarli su nastro.
Da Musica 109. Lezioni sulla musica sperimentale di Alvin Lucier, edito Shake Edizioni.










